UNIONE DEI COMUNI
Fabio Albieri sollecita la Regione «Più controlli per la blue tongue»
di Sebastiano Depperu
CALANGIANUS. L'epidemia da lingua blu preoccupa la Sardegna. Il presidente dell'Unione dei Comuni "Alta Gallura", Fabio Albieri, scrive al governatore Christian Solinas lamentando carenza di...
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CALANGIANUS. L'epidemia da lingua blu preoccupa la Sardegna. Il presidente dell'Unione dei Comuni "Alta Gallura", Fabio Albieri, scrive al governatore Christian Solinas lamentando carenza di programmazione in merito e sollecitando provvedimenti che possano dare risposte agli allevatori. Ma non solo. Albieri chiede anche attenzione sul settore dell'allevamento dei bovini esollecita un controllo di tutti i comparti perché l'epidemia da blue tongue ha anche ripercussioni sugli altri tipi di allevamenti.
«Da agosto la Sardegna è ancora una volta interessata dall'epidemia di Bluetongue, con gravi conseguenze e ripercussioni sul comparto ovino e non solo - scrive Albieri nella sua lettera alla Regione -, Infatti, tutti i ruminanti risultano recettivi all'infezione, compresi i bovini, i quali vengono considerati animali epidemiologicamente importanti: una volta infettati, manifestano una viremia di lunga durata, fino a 60 giorni, trasformandosi in potenziali serbatoi dell'infezione, alimentando la sopravvivenza del virus e favorendo quindi la circolazione vettoriale».
Il presidente dell'Unione rileva e sottolinea «che l'assenza di programmazione e applicazione della campagna vaccinale 2020/2021, è da considerarsi una scelta scellerata e ingiustificabile, poiché le aziende si trovano a dover gestire una ulteriore emergenza epidemica che altro non è che la dimostrazione di come l'infezione non sia stata controllata adeguatamente». In applicazione della normativa europea e per arginare il diffondersi dell'infezione, si è provveduto al controllo della movimentazione degli animali vivi, attraverso il controllo dei capi in partenza dalle zone di restrizione verso le zone indenni con diversa epidemiologia solo se vaccinati, o in alternativa, in caso di vaccino non disponibile, sottoponendo gli stessi a test Pcr ( con un costo di 25 euro a capo, a carico delle aziende) con esito positivo da eseguirsi nei sette giorni precedenti la movimentazione. «Poiché i vaccini per i bovini non rientrano nei Lea - aggiunge Fabio Abieri - gli allevatori dovrebbero pagarli di tasca propria. Considerato, inoltre, che i farmaci scarseggiano proprio nella stagione delle vaccinazioni con il conseguente danno economico alle aziende derivante da una sorta di circolo vizioso, così determinato: se i vaccini non si trovano il bestiame non può essere venduto e quindi deve essere commercializzato ad un prezzo di gran lunga inferiore al prezzo reale. Si rileva, inoltre, un evidente trattamento impari tra allevamenti bovini e ovini, poiché per gli ovini il vaccino viene ceduto e somministrato gratuitamente, mentre ciò non avviene per i bovini. La scelta di rendere facoltativa la vaccinazione dei bovini aggrava la situazione ed ostacola il raggiungimento dell'immunità di popolazione, che è lo strumento idoneo a contrastare i danni della malattia, ma soprattutto la sua diffusione».
«Da agosto la Sardegna è ancora una volta interessata dall'epidemia di Bluetongue, con gravi conseguenze e ripercussioni sul comparto ovino e non solo - scrive Albieri nella sua lettera alla Regione -, Infatti, tutti i ruminanti risultano recettivi all'infezione, compresi i bovini, i quali vengono considerati animali epidemiologicamente importanti: una volta infettati, manifestano una viremia di lunga durata, fino a 60 giorni, trasformandosi in potenziali serbatoi dell'infezione, alimentando la sopravvivenza del virus e favorendo quindi la circolazione vettoriale».
Il presidente dell'Unione rileva e sottolinea «che l'assenza di programmazione e applicazione della campagna vaccinale 2020/2021, è da considerarsi una scelta scellerata e ingiustificabile, poiché le aziende si trovano a dover gestire una ulteriore emergenza epidemica che altro non è che la dimostrazione di come l'infezione non sia stata controllata adeguatamente». In applicazione della normativa europea e per arginare il diffondersi dell'infezione, si è provveduto al controllo della movimentazione degli animali vivi, attraverso il controllo dei capi in partenza dalle zone di restrizione verso le zone indenni con diversa epidemiologia solo se vaccinati, o in alternativa, in caso di vaccino non disponibile, sottoponendo gli stessi a test Pcr ( con un costo di 25 euro a capo, a carico delle aziende) con esito positivo da eseguirsi nei sette giorni precedenti la movimentazione. «Poiché i vaccini per i bovini non rientrano nei Lea - aggiunge Fabio Abieri - gli allevatori dovrebbero pagarli di tasca propria. Considerato, inoltre, che i farmaci scarseggiano proprio nella stagione delle vaccinazioni con il conseguente danno economico alle aziende derivante da una sorta di circolo vizioso, così determinato: se i vaccini non si trovano il bestiame non può essere venduto e quindi deve essere commercializzato ad un prezzo di gran lunga inferiore al prezzo reale. Si rileva, inoltre, un evidente trattamento impari tra allevamenti bovini e ovini, poiché per gli ovini il vaccino viene ceduto e somministrato gratuitamente, mentre ciò non avviene per i bovini. La scelta di rendere facoltativa la vaccinazione dei bovini aggrava la situazione ed ostacola il raggiungimento dell'immunità di popolazione, che è lo strumento idoneo a contrastare i danni della malattia, ma soprattutto la sua diffusione».
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