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Olbia

Record degli ubriachi al volante

Record degli ubriachi al volante

Carabinieri e Polstrada ritirano in media 4 patenti al giorno. Poche le donne, rari i casi di neopatentati

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OLBIA. C’è chi, una volta fermato, comincia a bere acqua di continuo con la speranza che il livello dell’alcol nel sangue possa scendere, chi si mette a piangere dicendo che è la prima volta che beve, chi prova a sfuggire al controllo lasciando il volante all’amico di turno e mettendosi al posto del passeggero, e chi corre in caserma il giorno dopo per chiedere scusa (ma il danno ormai è stato fatto). E poi ci sono quelli che scantonano (capita spesso) e vengono anche denunciati perché si ribellano ai carabinieri o ai poliziotti. Storie diverse, reazioni diverse, ma tutti ubriachi alla guida.

I numeri. Nei mesi di settembre e ottobre, i carabinieri del nucleo radiomobile del reparto territoriale di Olbia e i poliziotti della Stradale hanno ritirato almeno quattro patenti al giorno. Numeri che si avvicinano molto a quelli dello stesso periodo del 2019 (prima che esplodesse la pandemia) ma che confermano la gravità del fenomeno. A settembre, coloro che si sono messi alla guida dopo avere bevuto decisamente troppo hanno tra i 31 e i 50 anni (secondo i dati forniti dai carabinieri), mentre il mese successivo sono stati in prevalenza giovani sotto i 30 anni. In due mesi, i carabinieri del reparto territoriale hanno punito una novantina di persone che guidavano ubriache, la polizia stradale più di 75: di queste ultime, almeno cinquanta nel terrritorio di Olbia e dintorni e cinque hanno causato incidenti stradali. In tutti i casi, la maggior parte delle persone controllate e trovate ubriache al volante sono state fermate dalle 22 alle 6 del mattino (la fascia notturna costituisce un’aggravante).

Neopatentati e donne. Pochi i neopatentati sorpresi ubriachi alla guida (per loro la tolleranza è zero) e questo è un buon segno: sono diventati più consapevoli, sanno che si rischiano condanne pesanti in caso di omicidio stradale, si organizzano in taxi per andare in discoteca oppure chi guida (a turno) non beve nemmeno un goccio. E le donne? Ne sono state fermate una decina, tra settembre e ottobre, ma in tutti i casi erano letteralmente fradicie. Un caso: una giovane signora, i cui parametri erano addirittura schizzati oltre il 4, ha confuso l’insegna luminosa di una farmacia con un semaforo verde. I carabinieri, contestando la guida in stato di ebbrezza, hanno poi denunciato per altri reati una dozzina di persone.

L’alcoltest. Ma come avvengono i controlli per stabilire se sono stati superati i parametri previsti dalla legge? La prima prova si fa con un precursore, uno strumento che verifica se la persona ha bevuto o meno. Se si accende la lucina rossa, allora si passa all’etilometro dopo aver fatto trascorrere alcuni minuti. Al termine di questa seconda prova, dunque, si stabilisce se chi è stato sottoposto al test è punibile o meno. E a quel punto sono in tanti a fare i dovuti scongiuri sperando (ci sono diverse variabili a seconda del peso, dell’età, dello stato di salute) di non risultare particolarmente “alterato”.

I parametri. Non c’è responsabilità penale per chi si mette al volante e ha un tasso alcolemico compreso tra 0,50 e 0,80 grammi per litro. In questo caso scatta la sanzione amministrativa (543 euro da pagare entro 70 giorni) e la sospensione della patente da tre a sei mesi. Se però si causa un incidente, tutto raddoppia e c’è il fermo dei veicolo per 180 giorni (oltre ai 10 punti decurtati dalla patente). Da 0.81 a 1,5 c’è la responsabilità penale e il ritiro della patente dai 6 ai 12 mesi: ci può essere l’arresto sino ai 6 mesi e il sequestro della macchina ai fini della confisca. Infine, un tasso superiore a 1,5 comporta l’arresto fino a 6 mesi, sanzioni da 1.500 a 6.000 euro, più la sospensione della patente da 1 a 2 anni.(s.p.

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