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Olbia

Un laboratorio artigianale di 17 metri

Un laboratorio artigianale di 17 metri

L’archeologa Paola Mancini: «È il primo ritrovamento nel nord della Sardegna»

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OLBIA. La torre centrale è come sempre la più imponente. Ed è quella che si trova esattamente sotto il viadotto della circonvallazione. Attorno, poi, si sviluppano tante altre strutture. In cinque mesi di lavoro al Belveghile, complesso nuragico che ha avuto una vita compresa tra il sedicesimo e il dodicesimo secolo avanti Cristo, più un breve riutilizzo in età romana, gli archeologici hanno trovato un po’ di tutto. In particolare si sono soffermati su una capanna absidata lunga ben 17 metri, divisa in più vani e utilizzata per un lungo periodo, dove venivano svolte attività prevalentemente artigianali. È la prima volta che questa tipologia di capanna viene ritrovata nel nord Sardegna. Ne esistono due simili, più piccole, nella zona di Nuoro. «Era un’area di lavorazione – spiega Paola Mancini, l’archeologa coordinatrice dello scavo che ha eseguito il lavoro in continuità con gli scavi del 1987 realizzati dal collega Antonio Sanciu –. Stiamo parlando di un grande laboratorio dedicato a vari tipi di attività, tra cui la lavorazione di materiali morbidi come le pelli e i tessuti». A rafforzare la tesi sono i reperti ritrovati, oltre cento strumenti in pietra e terracotta: mortai, pestelli, lisciatoi, tegami, teglie e ciotole che ora si trovano nel Centro di restauro di Li Punti. «Sono stati rinvenuti reperti in ceramica comune molto interessanti per approfondire la conoscenza delle abitudini di vita e di lavoro dei nuragici» sottolinea Alessandra Carrieri, funzionaria restauratrice. Una bella sorpresa, emersa durante questi cinque mesi di scavo, frutto di un gioco di squadra che ha coinvolto fin dal principio Segretariato regionale, Soprintendenza e Cipnes. (d.b.)

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