«Presi a schiaffi e imboccati a forza»
di Tiziana Simula
Il racconto dei genitori di due bambini al processo per i presunti maltrattamenti all’asilo comunale di Arzachena
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ARZACHENA. «Quando ritiravo mio figlio dall’asilo era sporco di vomito, sempre così, cinque giorni su cinque. Era calato tanto di peso e la pediatra mi aveva consigliato di non lasciarlo lì all’ora di pranzo, di farlo mangiare con noi, e quindi avevamo ridotto l’orario. Quanto rientrava a casa, aveva ancora i singhiozzi tanto aveva pianto. Voleva stare solo con me e quando lo cambiavo si agitava perché aveva paura». Sono alcuni dei passaggi del racconto fatto in aula dalla mamma di un bambino di 8 mesi, teste e parte civile nel processo a carico della maestra Katia Tocca, accusata di maltrattamenti nell’asilo nido comunale di Arzachena, e di Paola Tali, titolare della coop che gestiva la struttura e che deve rispondere di omessa denuncia. Ieri di fronte al collegio presieduto dal giudice Camilla Tesi è proseguito l’esame dei testimoni dell’accusa.
A parlare i genitori di due bambini: i coniugi del piccolo di otto mesi e il padre di un bimbo di due anni.
Per la Procura, le presunte vittime (dagli 8 mesi ai due anni) sarebbero state strattonate, imboccate a forza nonostante il loro rifiuto, risvegliate bruscamente, sgridate in malo modo, schiaffeggiate. Condotte di cui è accusata la maestra Katia Tocca.
In apertura dell’udienza il difensore della donna, l’avvocato Jacopo Merlini, ha chiesto al collegio l’acquisizione dell’ordinanza con cui il gip del tribunale di Tempio Caterina Interlandi rigettava la richiesta di misura cautelare personale interdittiva, cioè il divieto di esercitare la professione avanzata dal pubblico ministero, e quella del Riesame che rigettava l’appello del pm confermando quanto disposto dal gip. I difensori – Merlini per la maestra e Sergio Diomedi per la titolare della coop – hanno sempre sostenuto l’infondatezza delle accuse, anche alla luce delle due ordinanze secondo le quali non sussistevano gravi indizi di colpevolezza.
«Si riprenda questo prepotente, la maestra chiamava così mio figlio quando andavo a ritiralo», ha proseguito la mamma del bimbo di otto mesi, risultato successivamente affetto da sordità. Sia lei che il marito hanno riferito al collegio di aver riconosciuto il bambino nei video registrati dalle telecamere che erano state installate dalla polizia nell’asilo durante l’attività investigativa. «Piangeva, gli avevano dato un biscotto ma lui non li mangia e la maestra lo sapeva. Nelle immagini si vede il bambino che lo butta per terra e la maestra Katia Tocca che gli dà uno schiaffo», ha detto il padre.
Poi, l’altro genitore. «Nel video si vede la maestra che entra nella stanza buia dove dormivano i bambini, accende la luce e va direttamente da mio figlio e gli dice “perché hai rovesciato la copertina?” e gli dà uno schiaffo . Poi lo prende per i polsi e lo solleva di peso facendolo uscire dal lettino», racconta l’uomo, rispondendo alle domande del pubblico ministero Ilaria Corbelli e delle parti. «C’è un altro spezzone dove si vede che la maestra lo imbocca a forza, senza dargli il tempo di ingoiare», ha detto ancora. Riferendo come il bambino avesse assunto un comportamento anomalo da quando aveva cominciato a frequentare l’asilo: «Era diventato aggressivo contro gli adulti, dava calci, morsi, graffiava. Lo aveva fatto anche col medico che ci aveva consigliato di portarlo da uno specialista ma noi abbiamo deciso di allontanarlo dall’asilo e lentamente il comportamento è migliorato. Era aggressivo solo quando era a casa, all’asilo era tranquillo, come se quando era lì avesse paura».
Tredici le famiglie che si sono costituite parte civile con gli avvocati Domenica Gala, Giovanna Poggi, Francesca Pileri e Christian Cicoria. Parte civile anche l’amministrazione comunale di Arzachena con gli avvocati Stefano Forgiarini e Giosuè Seghezzi.
A parlare i genitori di due bambini: i coniugi del piccolo di otto mesi e il padre di un bimbo di due anni.
Per la Procura, le presunte vittime (dagli 8 mesi ai due anni) sarebbero state strattonate, imboccate a forza nonostante il loro rifiuto, risvegliate bruscamente, sgridate in malo modo, schiaffeggiate. Condotte di cui è accusata la maestra Katia Tocca.
In apertura dell’udienza il difensore della donna, l’avvocato Jacopo Merlini, ha chiesto al collegio l’acquisizione dell’ordinanza con cui il gip del tribunale di Tempio Caterina Interlandi rigettava la richiesta di misura cautelare personale interdittiva, cioè il divieto di esercitare la professione avanzata dal pubblico ministero, e quella del Riesame che rigettava l’appello del pm confermando quanto disposto dal gip. I difensori – Merlini per la maestra e Sergio Diomedi per la titolare della coop – hanno sempre sostenuto l’infondatezza delle accuse, anche alla luce delle due ordinanze secondo le quali non sussistevano gravi indizi di colpevolezza.
«Si riprenda questo prepotente, la maestra chiamava così mio figlio quando andavo a ritiralo», ha proseguito la mamma del bimbo di otto mesi, risultato successivamente affetto da sordità. Sia lei che il marito hanno riferito al collegio di aver riconosciuto il bambino nei video registrati dalle telecamere che erano state installate dalla polizia nell’asilo durante l’attività investigativa. «Piangeva, gli avevano dato un biscotto ma lui non li mangia e la maestra lo sapeva. Nelle immagini si vede il bambino che lo butta per terra e la maestra Katia Tocca che gli dà uno schiaffo», ha detto il padre.
Poi, l’altro genitore. «Nel video si vede la maestra che entra nella stanza buia dove dormivano i bambini, accende la luce e va direttamente da mio figlio e gli dice “perché hai rovesciato la copertina?” e gli dà uno schiaffo . Poi lo prende per i polsi e lo solleva di peso facendolo uscire dal lettino», racconta l’uomo, rispondendo alle domande del pubblico ministero Ilaria Corbelli e delle parti. «C’è un altro spezzone dove si vede che la maestra lo imbocca a forza, senza dargli il tempo di ingoiare», ha detto ancora. Riferendo come il bambino avesse assunto un comportamento anomalo da quando aveva cominciato a frequentare l’asilo: «Era diventato aggressivo contro gli adulti, dava calci, morsi, graffiava. Lo aveva fatto anche col medico che ci aveva consigliato di portarlo da uno specialista ma noi abbiamo deciso di allontanarlo dall’asilo e lentamente il comportamento è migliorato. Era aggressivo solo quando era a casa, all’asilo era tranquillo, come se quando era lì avesse paura».
Tredici le famiglie che si sono costituite parte civile con gli avvocati Domenica Gala, Giovanna Poggi, Francesca Pileri e Christian Cicoria. Parte civile anche l’amministrazione comunale di Arzachena con gli avvocati Stefano Forgiarini e Giosuè Seghezzi.
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