La Nuova Sardegna

Olbia

Olbia, famiglia rom integrata non trova casa: «Non fateci tornare per strada, dateci fiducia»

Il campo nomadi da cui Semir e la famiglia andarono via per vivere in modo integrato
◗
Il campo nomadi da cui Semir e la famiglia andarono via per vivere in modo integrato

Semir, operaio regolare, insieme alla moglie e i cinque figli, quattro minori, finiscono in strada: «Siamo brave persone ma nessuno ci vuole»

3 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. Intrappolati nello stereotipo del rom delinquente, sporco e ladro. Prigionieri di un luogo comune che per magia trasforma appartamenti liberi in già affittati. Semir, la moglie Sanela di origini bosniache e i suoi 5 figli nati e cresciuti in città, da questo fine settimana saranno sulla strada.

Il contratto di affitto che per due anni gli ha permesso di vivere il sogno di una vita integrata si è concluso. Il proprietario, prima all’estero, è rientrato in possesso dell’appartamento come da accordi. Diversi mesi prima della scadenza Semir, 43 anni, una vita a Olbia, ha cominciato a cercare casa. Ma tutte le porte si chiudono non appena i proprietari sentono il suo cognome rom e il numero dei componenti del nucleo familiare: 7. Poco importa se l’uomo ha un lavoro regolare, è assunto come operaio in un' autofficina.

Nei 24 mesi passati in una casa di zona Bandinu non ha mai avuto problemi con i vicini. I suoi figli di 19, 18, 15, 11 e 7 anni frequentano con profitto le scuole. Il più grande si è diplomato al Panedda con 95/100 e ha anche vinto una borsa di studio per meriti. I Beganovic nel 2019 erano usciti con gioia dal campo rom di Sa Corroncedda trasformato in discarica. Mentre molti connazionali avevano già messo radici nelle periferie di Olbia piazzando le roulotte in campi abusivi, loro, insieme ad altre 4 famiglie, avevano scelto il percorso di inclusione sociale indicato dall’amministrazione. Non una procedura di favore, ma un iter stabilito dall’Unione europea dopo l’obbligo di chiusura dei campi nomadi.

Nelle casse dei comuni dell’Ue sono arrivate molte risorse con una destinazione di spesa obbligata: sostenere l’inclusione abitativa e sociale delle famiglie rom. Che, tradotto dal burocratese, significa pagare l’affitto delle abitazioni, seguire il loro iter di integrazione con gli assistenti sociali, monitorare le condizioni delle case, i rapporti con i vicini. Un percorso superato a pieni voti da Semir e dalla sua famiglia. «Adesso però non abbiamo più un appartamento e siamo destinati a fare un passo indietro – racconta il capofamiglia -. Per alcune settimane siamo stati ospiti di un parente, ma siamo tanti e non possiamo approfittare della sua generosità. Quindi da sabato andremo a vivere in macchina, da qualche parte. Sono davvero disperato».

Semir ha chiesto anche aiuto al Comune, ma come più volte spiegato dall’assessore ai Servizi sociali, Simonetta Lai, l’ente locale non ha case da assegnare. L’unico appartamentino che si è liberato a Porto Rotondo ha una lista di attesa con 40 aspiranti inquilini. «Mi conoscono tutti a Olbia, sono una brava persona, lavoro e ho un piccolo stipendio con busta paga regolare con cui mantengo la famiglia – aggiunge Semir -. Noi ci sentiamo olbiesi, siamo integrati, Olbia è casa nostra, i miei figli vanno a scuola, hanno amici olbiesi. Non vogliamo tornare a vivere in un campo. Non chiediamo percorsi privilegiati. So che la casa è un’emergenza per tante famiglie. Chiedo solo ai proprietari di darci fiducia. Il Comune può pagare l’affitto per altri 12 mesi e io lavoro per mantenere anche in futuro questo impegno. Non abbandonateci. Affittateci una casa, saremo dei bravi inquilini. Aiutatemi a non crescere i miei figli per strada». (se.lu.)


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative