Mc Donald’s regala hamburger e patatine alla mensa dei poveri
di Giandomenico Mele
Domenica speciale per gli ospiti del Gruppo Vincenziano La struttura ha riaperto in presenza dopo lo stop del 2020
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OLBIA. Per loro non sono proprio “Happy days”, ma almeno un hamburger riesce a ricreare l’effetto del fast food. Non è una domenica qualsiasi alla mensa dei poveri gestita dai volontari del Gruppo Vincenziano. Non solo perché il Mc Donald’s di Olbia ha fornito panini e patatine per una giornata diversa. Il giorno è speciale perché si riapre in presenza dopo quel maledetto marzo 2020, quando la pandemia ha fermato il mondo. Qui si sono continuati a gestire i pasti da asporto, perché i bisogni di chi fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena non si sono certo interrotti con il lockdown. Anzi. Ma ieri si è ripartiti, con una macchina organizzativa capace di sfornare 2 mila pasti al mese. Non è neanche un caso, forse, che ieri si celebrasse la quinta Giornata mondiale del povero. Una ricorrenza voluta da Papa Francesco, nella quale i volontari hanno voluto dare un segnale forte riaprendo le porte della mensa.
Il menù di ieri era ravioli al sugo e l’inedito secondo a base di hamburger e patatine. Solo manzo o pollo, senza bacon, per i musulmani. Venticinque persone, alcuni senza fissa dimora, altri con difficoltà economiche, alcuni padri separati, dopo il rigoroso controllo del green pass, si sono potuti godere un pasto in compagnia e gratuito.
Nulla è scontato e il volontariato qui è una missione di vita. Gli 11 mila euro stanziati dal Comune non bastano, serve l’impegno di tutti e soprattutto l’aiuto di imprenditori del commercio che, come il fast food di Olbia, forniscono generi alimentari. Dalla Conad al Romagnolo fino alla pescheria Calvisi, ma anche i bar dell’aeroporto per pizze, panini e croissant. I volontari del Gruppo Vincenziano passano la mattina presto per ritirare gli alimenti avanzati dal giorno prima, ottimi, se scaldati, da mangiare anche il giorno dopo. «Durante la pandemia sono aumentate le famiglie che prendono il pasto e lo portano a casa, ma alcune persone vengono da noi non solo perché sono indigenti, ma anche per avere un po’ di compagnia, per consumare un pasto non in solitudine – spiega Silvana Leoni, presidente del gruppo –. Riusciamo ad andare avanti con l’impegno dei volontari, ma anche con l’aiuto di alcune aziende che ci forniscono i generi alimentari. Qui a pranzo noi offriamo primo, secondo, contorno, frutta e dolce. Adesso torneremo a lavare i piatti di plastica dopo i pasti, per limitare i costi che durante la pandemia abbiamo dovuto affrontare per le vaschette che contenevano le porzioni monouso da asporto».
A vigilare su tutti c’è suor Concetta, 83 anni e una vita in mezzo ai poveri e agli ultimi. È la prima a dare una mano in cucina e ad apparecchiare i tavoli che ieri ospitavano anche le porzioni da fast food. «Siamo 35 volontari, divisi in turni da 5 persone per ogni gruppo. Prepariamo il pranzo, ma siamo qui dalle 8,30 alle 13,30 – sottolinea Silvana Leoni –. Siamo liberi professionisti, insegnanti, commercianti e anche qualche pensionato. Molti di noi lavorano, quindi dobbiamo fare i turni per poter gestire anche i nostri impegni lavorativi». Ravioli e hamburger sono già in tavola, un pasto caldo per ricordarsi di chi nella coda sociale è rimasto troppo indietro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il menù di ieri era ravioli al sugo e l’inedito secondo a base di hamburger e patatine. Solo manzo o pollo, senza bacon, per i musulmani. Venticinque persone, alcuni senza fissa dimora, altri con difficoltà economiche, alcuni padri separati, dopo il rigoroso controllo del green pass, si sono potuti godere un pasto in compagnia e gratuito.
Nulla è scontato e il volontariato qui è una missione di vita. Gli 11 mila euro stanziati dal Comune non bastano, serve l’impegno di tutti e soprattutto l’aiuto di imprenditori del commercio che, come il fast food di Olbia, forniscono generi alimentari. Dalla Conad al Romagnolo fino alla pescheria Calvisi, ma anche i bar dell’aeroporto per pizze, panini e croissant. I volontari del Gruppo Vincenziano passano la mattina presto per ritirare gli alimenti avanzati dal giorno prima, ottimi, se scaldati, da mangiare anche il giorno dopo. «Durante la pandemia sono aumentate le famiglie che prendono il pasto e lo portano a casa, ma alcune persone vengono da noi non solo perché sono indigenti, ma anche per avere un po’ di compagnia, per consumare un pasto non in solitudine – spiega Silvana Leoni, presidente del gruppo –. Riusciamo ad andare avanti con l’impegno dei volontari, ma anche con l’aiuto di alcune aziende che ci forniscono i generi alimentari. Qui a pranzo noi offriamo primo, secondo, contorno, frutta e dolce. Adesso torneremo a lavare i piatti di plastica dopo i pasti, per limitare i costi che durante la pandemia abbiamo dovuto affrontare per le vaschette che contenevano le porzioni monouso da asporto».
A vigilare su tutti c’è suor Concetta, 83 anni e una vita in mezzo ai poveri e agli ultimi. È la prima a dare una mano in cucina e ad apparecchiare i tavoli che ieri ospitavano anche le porzioni da fast food. «Siamo 35 volontari, divisi in turni da 5 persone per ogni gruppo. Prepariamo il pranzo, ma siamo qui dalle 8,30 alle 13,30 – sottolinea Silvana Leoni –. Siamo liberi professionisti, insegnanti, commercianti e anche qualche pensionato. Molti di noi lavorano, quindi dobbiamo fare i turni per poter gestire anche i nostri impegni lavorativi». Ravioli e hamburger sono già in tavola, un pasto caldo per ricordarsi di chi nella coda sociale è rimasto troppo indietro.
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