«Mio padre col Covid è stato lasciato a casa un giorno di troppo»
Arzachena. Famiglia contagiata dal virus, anziano grave «Il pronto soccorso l’ha rimandato indietro, poi il ricovero»
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ARZACHENA. «Ci deve essere un modo per risparmiare a una persona la sofferenza a cui è stato sottoposto il nostro anziano padre, ora ricoverato a Sassari con la maschera dell’ossigeno. La sanità non può comportarsi così. Venerdì, verso le 22, è stato portato al pronto soccorso dell’ospedale di Olbia. Alle 3 del mattino ce lo hanno riportato a casa, dicendoci che aveva il Covid e che era stato segnalato all’Usca. Che a sua volta, nel corso della giornata, ci ha detto di non poter fare niente prima di lunedì. Ma domenica la situazione è precipitata: nostro padre era assente. Nel pomeriggio, grazie all’intervento del sindaco, è stato trasportato a Sassari. È stato subito ricoverato in malattie infettive. Ha la polmonite, è grave».
Parla una delle figlie di Mario (nome di fantasia), pensionato di Arzachena, 87 anni. La moglie dell’uomo è ricoverata in rianimazione a Sassari per una grave malattia. Ora a Sassari c’è anche lui. «Siamo tutti chiusi in casa da martedì della scorsa settimana – spiega la figlia con la voce roca e flebile – Ho preso il Covid e l’ho tramesso a mio marito. Siamo tutti vaccinati con doppia dose e molto attenti al rispetto delle regole. Ma è successo e mi chiedo come sia stato possibile. Ci sono solo due ipotesi: che sia stata contagiata quando sono andata in ospedale a trovare mia madre oppure al supermercato. Mio padre ora vive con mia sorella. Poiché sono andata da lui poco prima di accorgermi di essere stata contagiata, anche loro, mia sorella e mio padre, sono rimasti a casa in quarantena fiduciaria. Hanno anche fatto un primo tampone e sono risultati negativi. Ma venerdì sera, mio padre è come andato in trance: non beveva, non mangiava, non rispondeva agli stimoli. Abbiamo chiamato subito il 118. Aveva la glicemia altissima, gli è stata fatta l’insulina ma non ha reagito. Allora una medicalizzata lo ha trasportato al pronto soccorso di Olbia». È stata una lunga notte. «Ci hanno chiamato all’una – prosegue la donna – Hanno accusato la famiglia dicendo che mio padre era un vecchietto abbandonato, con le ulcere sulle gambe. Mia sorella ha dovuto spiegare che non è così, che babbo è allettato e che viene curato regolarmente. Ci è dispiaciuto moltissimo essere trattati in questo modo. Poi ci è stato detto: vostro padre è positivo al Covid, venite a prenderlo. Abbiamo spiegato che non avevamo alcuna possibilità a quell’ora di notte. Nessuno poteva muoversi, siamo tutti chiusi in casa: mia sorella in quarantena, io e mio marito con il Covid, lui con la febbre a 39. Hanno risposto così: organizzatevi. Abbiamo detto che avremmo chiamato i carabinieri. Dopo un po’, dall’ospedale hanno richiamato per dirci che avrebbero riportato loro babbo a casa. Alle tre del mattino di sabato lo hanno riportato da mia sorella. Nel foglio di dimissioni, c’è scritto che ha il diabete, che era positivo al virus SarsCov2 e che era stata avvisata l’Usca. L’Usca ha chiamato il giorno stesso per dirci che fino a lunedì non avrebbero potuto fare niente».
Domenica, però, nell’abitazione di Arzachena la situazione si è aggravata. L’anziano pensionato, sempre più assente, ha cominciato a respirare con fatica – denunciano i familiari –: «Non sapevamo come fare, mia sorella ha scritto un post su Facebook chiedendo se qualcuno era in grado di dirci qualcosa. Chi lo ha letto ha avvisato il sindaco Roberto Ragnedda. È stato lui a chiamare l’Ats e a segnalare la gravità della situazione. Poi, dopo una chiamata al 118, mio padre è stato trasportato direttamente a Sassari, senza passare da Olbia. Gli è stata diagnosticata la polmonite da Covid. Adesso ci chiediamo perché nostro padre è stato rimandato a casa, dove è rimasto un giorno e mezzo in quelle condizioni. Perché non è stato ricoverato subito, direttamente? Speriamo che sia abbastanza forte da riprendersi. Ma la sanità pubblica non può funzionare in questo modo». (a.se.)
Parla una delle figlie di Mario (nome di fantasia), pensionato di Arzachena, 87 anni. La moglie dell’uomo è ricoverata in rianimazione a Sassari per una grave malattia. Ora a Sassari c’è anche lui. «Siamo tutti chiusi in casa da martedì della scorsa settimana – spiega la figlia con la voce roca e flebile – Ho preso il Covid e l’ho tramesso a mio marito. Siamo tutti vaccinati con doppia dose e molto attenti al rispetto delle regole. Ma è successo e mi chiedo come sia stato possibile. Ci sono solo due ipotesi: che sia stata contagiata quando sono andata in ospedale a trovare mia madre oppure al supermercato. Mio padre ora vive con mia sorella. Poiché sono andata da lui poco prima di accorgermi di essere stata contagiata, anche loro, mia sorella e mio padre, sono rimasti a casa in quarantena fiduciaria. Hanno anche fatto un primo tampone e sono risultati negativi. Ma venerdì sera, mio padre è come andato in trance: non beveva, non mangiava, non rispondeva agli stimoli. Abbiamo chiamato subito il 118. Aveva la glicemia altissima, gli è stata fatta l’insulina ma non ha reagito. Allora una medicalizzata lo ha trasportato al pronto soccorso di Olbia». È stata una lunga notte. «Ci hanno chiamato all’una – prosegue la donna – Hanno accusato la famiglia dicendo che mio padre era un vecchietto abbandonato, con le ulcere sulle gambe. Mia sorella ha dovuto spiegare che non è così, che babbo è allettato e che viene curato regolarmente. Ci è dispiaciuto moltissimo essere trattati in questo modo. Poi ci è stato detto: vostro padre è positivo al Covid, venite a prenderlo. Abbiamo spiegato che non avevamo alcuna possibilità a quell’ora di notte. Nessuno poteva muoversi, siamo tutti chiusi in casa: mia sorella in quarantena, io e mio marito con il Covid, lui con la febbre a 39. Hanno risposto così: organizzatevi. Abbiamo detto che avremmo chiamato i carabinieri. Dopo un po’, dall’ospedale hanno richiamato per dirci che avrebbero riportato loro babbo a casa. Alle tre del mattino di sabato lo hanno riportato da mia sorella. Nel foglio di dimissioni, c’è scritto che ha il diabete, che era positivo al virus SarsCov2 e che era stata avvisata l’Usca. L’Usca ha chiamato il giorno stesso per dirci che fino a lunedì non avrebbero potuto fare niente».
Domenica, però, nell’abitazione di Arzachena la situazione si è aggravata. L’anziano pensionato, sempre più assente, ha cominciato a respirare con fatica – denunciano i familiari –: «Non sapevamo come fare, mia sorella ha scritto un post su Facebook chiedendo se qualcuno era in grado di dirci qualcosa. Chi lo ha letto ha avvisato il sindaco Roberto Ragnedda. È stato lui a chiamare l’Ats e a segnalare la gravità della situazione. Poi, dopo una chiamata al 118, mio padre è stato trasportato direttamente a Sassari, senza passare da Olbia. Gli è stata diagnosticata la polmonite da Covid. Adesso ci chiediamo perché nostro padre è stato rimandato a casa, dove è rimasto un giorno e mezzo in quelle condizioni. Perché non è stato ricoverato subito, direttamente? Speriamo che sia abbastanza forte da riprendersi. Ma la sanità pubblica non può funzionare in questo modo». (a.se.)
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