Rinaggiu, l’ira delle opposizioni
di Giuseppe Pulina
Tondini (Tempio cambia): «Comodo addossare a noi le colpe, giunta incapace di gestire l’operazione»
3 MINUTI DI LETTURA
TEMPIO. Non ci stanno le opposizioni a farsi strigliare dal sindaco sul caso Rinaggiu. Accusate di essere banali, superficiali e poco informate, rispondono per le rime ad Addis che le aveva più volte chiamate in causa durante una conferenza stampa convocata per fare luce sulla vicenda della mancata aggiudicazione di una parte del compendio di Rinaggiu, dallo stesso sindaco definita in prima battuta “surreale”. Sindaco che, a proposito dell’emanazione del bando, fa presente di avere dichiarato che "se pubblicare un bando così vincolante è stato ritenuto un errore da parte dell’opposizione, allora ben venga l’errore perché ha tutelato la città". Sul fatto che errori o valutazioni e previsioni inesatte possano essercene stati la pensa diversamente l’opposizione.
Duro è il giudizio di Nicola Tondini. «È stupefacente – dichiara il consigliere di Tempio cambia - la capacità di autoderesponsabilizzazione per giustificare la propria incapacità di gestione della res publica invece di ammettere le obiettive difficoltà insite in un atto di vendita di un bene pubblico da parte di un ente pubblico». Sulla mancata vendita del compendio Tondini non accetta il fatto che la si voglia attribuire all’opposizione. Meglio sarebbe stato, a suo avviso, se sindaco e giunta avessero risposto alla domanda del consigliere Marina Tamponi che chiedeva lumi sulla destinazione d’uso del bene pubblico e sulle potenziali ricadute occupazionali. «Quindi – si chiede Tondini – sarebbe riconducibile a noi la responsabilità del fallimento dell’operazione Rinaggiu per il fatto di avere sollevato dubbi sulle modalità di dismissione e aver votato contro la delibera di vendita? Salvo poi leggere nel bando di gara per l’alienazione che i nostri stessi dubbi sono stati recepiti dalla stessa amministrazione. Per non dimenticare che l’aspirante acquirente ha più volte ribadito l’inconciliabilità del proprio progetto con l’ulteriore iniziativa della giunta di affidamento del Teatro Tenda e dei locali limitrofi ad altri soggetti per finalità non ben definite e contrapposte a quelle del potenziale acquirente. Manco il teatro dell’assurdo di Ionesco sarebbe arrivato a tanto».
Di “incongruità” e “incompatibilità” progettuali parla Alessandro Cordella, che punta il dito contro «le discutibili modalità con cui si intendeva procedere all’alienazione del compendio, perché sarebbe stato opportuno conoscere il progetto generale, le possibili ricadute economiche e sociali sul territorio, investimento e investitori». Per Cordella, l’errore più grave commesso dall’amministrazione risalirebbe al 25 febbraio scorso, giorno in cui subentrava alla collega di lista Alessandra Vasa e in cui ancora una volta il Consiglio comunale era stato convocato per discutere di Rinaggiu. «Nell'affrontare l'argomento, domandai al sindaco se fossero giunte all'amministrazione comunicazioni da parte della società interessata all'acquisto del compendio. Il sindaco rispose no. Oggi si scopre che furono ben due. Non ci fu omissione, ma una negazione di atti contenenti preziose informazioni che avrebbero potuto indurre il Consiglio a più attente riflessioni e valutazioni».
La caccia all’errore, reale o presunto che sia, continua. «Sindaco e giunta erano a conoscenza del fatto che l'aver dato in concessione l'area di Pischinaccia a una società che vende eventi e divertimento avrebbe precluso la realizzazione di un progetto probabilmente più idoneo al rilancio del compendio e con una ricaduta occupazionale diversa».
Duro è il giudizio di Nicola Tondini. «È stupefacente – dichiara il consigliere di Tempio cambia - la capacità di autoderesponsabilizzazione per giustificare la propria incapacità di gestione della res publica invece di ammettere le obiettive difficoltà insite in un atto di vendita di un bene pubblico da parte di un ente pubblico». Sulla mancata vendita del compendio Tondini non accetta il fatto che la si voglia attribuire all’opposizione. Meglio sarebbe stato, a suo avviso, se sindaco e giunta avessero risposto alla domanda del consigliere Marina Tamponi che chiedeva lumi sulla destinazione d’uso del bene pubblico e sulle potenziali ricadute occupazionali. «Quindi – si chiede Tondini – sarebbe riconducibile a noi la responsabilità del fallimento dell’operazione Rinaggiu per il fatto di avere sollevato dubbi sulle modalità di dismissione e aver votato contro la delibera di vendita? Salvo poi leggere nel bando di gara per l’alienazione che i nostri stessi dubbi sono stati recepiti dalla stessa amministrazione. Per non dimenticare che l’aspirante acquirente ha più volte ribadito l’inconciliabilità del proprio progetto con l’ulteriore iniziativa della giunta di affidamento del Teatro Tenda e dei locali limitrofi ad altri soggetti per finalità non ben definite e contrapposte a quelle del potenziale acquirente. Manco il teatro dell’assurdo di Ionesco sarebbe arrivato a tanto».
Di “incongruità” e “incompatibilità” progettuali parla Alessandro Cordella, che punta il dito contro «le discutibili modalità con cui si intendeva procedere all’alienazione del compendio, perché sarebbe stato opportuno conoscere il progetto generale, le possibili ricadute economiche e sociali sul territorio, investimento e investitori». Per Cordella, l’errore più grave commesso dall’amministrazione risalirebbe al 25 febbraio scorso, giorno in cui subentrava alla collega di lista Alessandra Vasa e in cui ancora una volta il Consiglio comunale era stato convocato per discutere di Rinaggiu. «Nell'affrontare l'argomento, domandai al sindaco se fossero giunte all'amministrazione comunicazioni da parte della società interessata all'acquisto del compendio. Il sindaco rispose no. Oggi si scopre che furono ben due. Non ci fu omissione, ma una negazione di atti contenenti preziose informazioni che avrebbero potuto indurre il Consiglio a più attente riflessioni e valutazioni».
La caccia all’errore, reale o presunto che sia, continua. «Sindaco e giunta erano a conoscenza del fatto che l'aver dato in concessione l'area di Pischinaccia a una società che vende eventi e divertimento avrebbe precluso la realizzazione di un progetto probabilmente più idoneo al rilancio del compendio e con una ricaduta occupazionale diversa».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
