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Olbia

Alluvione, sequestrati a Olbia diciotto ponti

Tiziana Simula
Alluvione, sequestrati a Olbia diciotto ponti

Sotto accusa la mancata messa in sicurezza della città: sigilli alle opere incongrue. Indagato un dirigente comunale

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OLBIA. A otto anni dal ciclone Cleopatra con la sua furia devastatrice e nove morti annegati, la Procura di Tempio dà un giro di vite sulla mancata esecuzione di un piano per la messa in sicurezza della città sul fronte del rischio idrogeologico. Su disposizione del procuratore Gregorio Capasso, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Sassari insieme ai colleghi del comando provinciale hanno dato esecuzione ieri a un decreto di sequestro di 18 opere incongrue ancora esistenti nel centro abitato. Diciotto ponti che in questi anni avrebbero dovuto essere demoliti per garantire il corretto deflusso dei canali e dei corsi d’acqua e che, stando agli accertamenti eseguiti dal Noe a cui il procuratore ha affidato l’inchiesta, rappresentano invece dei pericolosi “tappi”. «L’esistenza di queste infrastrutture, di fatto, viene tuttora ritenuta condizione di potenziale pericolo per il territorio e la popolazione locale, oltre ad essere stata individuata quale concausa delle alluvioni nel 2013 e nel 2015», spiegano gli investigatori.

Indagato il dirigente del settore tecnico del comune di Olbia, Antonello Zanda. La Procura gli contesta di non aver eseguito le manutenzioni dei canali e dei corsi d’acqua che attraversano la città e di aver attuato solo in parte gli interventi di demolizione e rifacimento delle opere incongrue previste per ridurre il rischio idraulico dopo le alluvioni del 2013 e del 2015. Zanda, stando alle accuse, era stato nominato dall’assessore regionale ai Lavori pubblici con un’ordinanza nel novembre 2016 per le fasi esecutive degli interventi da attuare con urgenza (esclusi dalla procedura di Via). Il dirigente è difeso dall’avvocato Jacopo Merlini. I sigilli sono scattati ieri su alcuni ponti, come quello in via Santa Chiara. I sequestri proseguiranno nei prossimi giorni e verranno eseguiti gradualmente per non creare problemi al traffico. L’elenco è lungo e riguarda, tra gli altri, il ponte sul rio Ua Niedda, i ponti ferroviari in via D’Annunzio (canale Zozò) e via Galvani, via Spensatello e Vittorio Veneto. Prevede anche l’eliminazione del sottopasso ferroviario di via Amba Alagi. L’inchiesta era partita a gennaio all’indomani della bocciatura da parte della Regione del Piano Mancini. Il fascicolo è stato aperto in seguito alla denuncia presentata dagli ex assessori e commissari per il rischio idrogeologico Paolo Maninchedda ed Edoardo Balzarini. I carabinieri del Noe hanno controllato palmo a palmo i corsi d’acqua che attraversano la città per verificare se ci fossero ancora opere incongrue da abbattere, ostruzioni, canali tombati, quale fosse lo stato delle manutenzioni delle sponde e dei fondali. Tutto ciò per verificare che cosa era stato fatto per mettere in sicurezza la città dopo le due alluvioni. Al vaglio degli inquirenti anche il lungo iter del piano bocciato a un passo dalla gara d’appalto, per verificare la correttezza delle procedure adottate, attività che era delegata alla guardia di finanza a di Sassari e da cui non sarebbero emerse irregolarità.

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