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Olbia

Olbia, il chiattino fatto in casa rivela la storia di famiglia

di Dario Budroni
Olbia, il chiattino fatto in casa rivela la storia di famiglia

Marino Deiana ricostruisce insieme al cugino Tore la vecchia barca di suo padre «Siamo partiti dalla prua che scolpì 50 anni fa». Presto l’atteso varo nel golfo

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OLBIA. La storia di famiglia passa per la prua di una piccola barca di legno. In un cortile dove il profumo del mare si insinua piacevolmente nelle narici, i cugini Marino e Tore Deiana hanno lavorato sodo per oltre un anno. Si sono fermati soltanto a luglio e ad agosto per il troppo caldo. Per il resto, sono andati dritti fino alla verniciatura. Curvi sul telaio e sugli strumenti da lavoro, hanno riportato in vita un vecchio chiattino olbiese. Un modo per passare del tempo insieme, ma soprattutto per rafforzare il loro legame con il mare e con il passato. «Mio padre, che faceva il pescatore, cinquant’anni fa costruì il suo chiattino – racconta Marino –. Poi la barca andò distrutta, ma l’unica parte che si salvò fu la prua. Così, abbiamo pensato di ricostruire la sua vecchia imbarcazione partendo proprio dalla stessa prua. L’abbiamo fatta a mano. Io mi sono occupato del fasciame e mio cugino della resinatura. Il lavoro è quasi terminato, al varo mancano pochi giorni».

I Deiana Coscedda. C’è da specificare subito una cosa: i cugini Marino e Tore Deiana sono olbiesi doc. E come tutte le famiglie di Terranova, anche la loro porta da generazioni un istivinzu, cioè un soprannome: Coscedda. I padri, entrambi pescatori e arsellatori, sono fratelli: Marino è il figlio di Quirico, mentre Tore, a sua volta detto Piscadore, è il figlio di Battista. «Noi in mare ci siamo cresciuti e in passato anche noi abbiamo fatto i pescatori – sottolinea Marino, conosciuto in città anche per essere parecchio bravo con la chitarra –. Per questo abbiamo voluto ricostruire il chiattino, che è la barca tipica dei pescatori olbiesi. Il mare è la nostra vita. Sia io che mio cugino ci ricordiamo di quando mio padre costruì in maniera del tutto artigianale la sua barca. Eravamo dei bambini. E adesso, dopo tutti questi anni, abbiamo voluto mantenere viva la tradizione».

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Il mare di una volta. A Marino e Tore Deiana piace riavvolgere il nastro dei ricordi. E rivivere quindi quel loro lontano passato fatto di mare, rampini, fiocine e lampare. «Mio padre lavorava a bordo del suo chiattino, ma la barca la utilizzavamo anche la domenica – ricorda Marino –. Facevamo delle gite tutti insieme. Ci infilavamo nella foce del Padrongianus e lì passavamo la giornata. Una volta si usava così». Quirico Deiana, oggi 91enne, e la moglie Iolanda Casu, scomparsa nel 2012, riempivano la barca di gnocchetti e polpette e con loro portavano naturalmente i figli: Menica, Pasqualino, Lucia, Antonello, Marino e Alessandro. E poi via in mare, tutti insieme sotto il sole caldo dell’estate. «Questa è la nostra storia – continua Marino –. Per quanto ci riguarda, non avevamo mai realizzato una barca da zero, ma alla fine ci siamo riusciti. E devo dire che ci siamo anche divertiti».

Il chiattino Iolanda. La barca appena costruita dai cugini Deiana è lunga poco meno di sei metri. «È un chiattino vecchio ma realizzato in chiave moderna» sottolineano insieme. Nei prossimi giorni farà il suo esordio nella zona più interna del golfo olbiese, proprio dove per anni navigò l’imbarcazione originaria. E poi c’è naturalmente la questione del nome. E la scelta è una di quelle che vanno dritte al cuore. «L’ho chiamata Iolanda, come mia madre – conclude Marino –. E la targa sarà posta proprio sulla prua realizzata da mio padre. Così navigheranno insieme, Quirico e Iolanda».
 

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