La radioterapia del futuro tra alta tecnologia e arte
Inaugurato il “Mater Art”: nel bunker da 20 milioni tre macchinari ultramoderni Meloni: «Reparto convenzionato con il sistema sanitario nazionale: non si paga»
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OLBIA. «Questo è un ospedale pubblico. Esattamente come il Giovanni Paolo II. E chi viene qui con il foglietto rosa per ottenere una prestazione, non deve pagare». Franco Meloni, direttore generale del Mater Olbia, lo ha ripetuto ancora nel giorno in cui è stato inaugurato il reparto di Radioterapia oncologica (20 milioni di investimento) «convenzionato con il sistema sanitario nazionale». Il centro, dotato di macchinari all’avanguardia in Italia e in Europa, è stato chiamato “Mater Art”, acronimo di Advanced Radiation Therapy, che rimanda al mondo dell’arte. «Numerosi infatti sono gli studi che dimostrano quanto l’ambiente circostante influisca positivamente sul processo di cura». E così, nei corridoi, nelle sale d’attesa e in ogni angolo del bunker ci sono opere sui muri di prestigiosi artisti sardi (tra i quali quelle di Nivola) che riproducono la Mater Mediterranea.
È stato il vescovo Sebastiano Sanguinetti a benedire il reparto (già in funzione da settimane) che, sino a oggi, come ha detto il professor Giancarlo Mattiucci, direttore del Centro Mater Art, ha trattato 120 pazienti. «Ottanta con intento curativo e 40 palliativo. Il 60% risiede in Gallura, il 25% a Sassari e Nuoro, il 10% nelle altre zone dell’isola e un 5% extraregione. Non solo. Il 20% dei pazienti ha usufruito di tecniche speciali difficilmente reperibili non solo in Sardegna ma su tutto il territorio nazionale». Lo stesso Mattiucci ha illustrato i macchinari del reparto, a partire dall’acceleratore Ethos in cui è associato un innovativo sistema di intelligenza artificiale in grado di garantire una terapia personalizzata che può essere modificata durante il percorso. Poi il Mridian, altra nuova frontiera della radioterapia: in questo caso è il paziente a avere un ruolo principale durante la seduta radioterapica. Infine Bravos, per la brachiterapia.
Numerose le autorità presenti nella grande hall del Mater per l’inaugurazione. C’erano i consiglieri regionali del territorio, gli assessori regionali galluresi Quirico Sanna e Giuseppe Fasolino, autorità militari e religiose, tanti pazienti che sono stati ricoverati (alcuni hanno raccontato invece in un video il percorso di cura concluso con successo), oltre a medici, infermieri e tecnici.
«Si è realizzato un sogno – ha detto il sindaco Settimo Nizzi –. Il Mater Olbia è una realtà che continua a crescere, che dà risposte in termini di eccellenza alla Gallura e alla Sardegna tutta, che ha grandi professionalità e strumenti all’avanguardia. E il centro di radioterapia è un importantissimo valore aggiunto che eviterà ai sardi di fare lunghi viaggi per essere curati».
«La Regione è al fianco del Mater Olbia e lo sta dimostrando con i fatti – ha aggiunto l’assessore regionale Giuseppe Fasolino – e dopo questo nuovo traguardo, bisognerà pensare a investire nella ricerca». D’accordo con lui il collega di giunta Quirico Sanna: «Questo ospedale è una immensa risorsa per tutta l’isola. E si deve smettere di ostacolare chi offre sanità d’eccellenza». Vincenzo Valentini, direttore del Gemelli Art ha sottolineato l’importanza di «non ridurre a una prestazione la cura del paziente. Ecco perché con l’aiuto dello scenografo Emilio Ortu abbiamo voluto creare nel nuovo centro un ambiente caratterizzato da un percorso poetico che potesse essere rappresentato attraverso la fotografia. E numerosi saranno gli altri progetti futuri per migliorare ulteriormente il percorso di cura all’interno del Mater Art». (s.p.)
È stato il vescovo Sebastiano Sanguinetti a benedire il reparto (già in funzione da settimane) che, sino a oggi, come ha detto il professor Giancarlo Mattiucci, direttore del Centro Mater Art, ha trattato 120 pazienti. «Ottanta con intento curativo e 40 palliativo. Il 60% risiede in Gallura, il 25% a Sassari e Nuoro, il 10% nelle altre zone dell’isola e un 5% extraregione. Non solo. Il 20% dei pazienti ha usufruito di tecniche speciali difficilmente reperibili non solo in Sardegna ma su tutto il territorio nazionale». Lo stesso Mattiucci ha illustrato i macchinari del reparto, a partire dall’acceleratore Ethos in cui è associato un innovativo sistema di intelligenza artificiale in grado di garantire una terapia personalizzata che può essere modificata durante il percorso. Poi il Mridian, altra nuova frontiera della radioterapia: in questo caso è il paziente a avere un ruolo principale durante la seduta radioterapica. Infine Bravos, per la brachiterapia.
Numerose le autorità presenti nella grande hall del Mater per l’inaugurazione. C’erano i consiglieri regionali del territorio, gli assessori regionali galluresi Quirico Sanna e Giuseppe Fasolino, autorità militari e religiose, tanti pazienti che sono stati ricoverati (alcuni hanno raccontato invece in un video il percorso di cura concluso con successo), oltre a medici, infermieri e tecnici.
«Si è realizzato un sogno – ha detto il sindaco Settimo Nizzi –. Il Mater Olbia è una realtà che continua a crescere, che dà risposte in termini di eccellenza alla Gallura e alla Sardegna tutta, che ha grandi professionalità e strumenti all’avanguardia. E il centro di radioterapia è un importantissimo valore aggiunto che eviterà ai sardi di fare lunghi viaggi per essere curati».
«La Regione è al fianco del Mater Olbia e lo sta dimostrando con i fatti – ha aggiunto l’assessore regionale Giuseppe Fasolino – e dopo questo nuovo traguardo, bisognerà pensare a investire nella ricerca». D’accordo con lui il collega di giunta Quirico Sanna: «Questo ospedale è una immensa risorsa per tutta l’isola. E si deve smettere di ostacolare chi offre sanità d’eccellenza». Vincenzo Valentini, direttore del Gemelli Art ha sottolineato l’importanza di «non ridurre a una prestazione la cura del paziente. Ecco perché con l’aiuto dello scenografo Emilio Ortu abbiamo voluto creare nel nuovo centro un ambiente caratterizzato da un percorso poetico che potesse essere rappresentato attraverso la fotografia. E numerosi saranno gli altri progetti futuri per migliorare ulteriormente il percorso di cura all’interno del Mater Art». (s.p.)
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