La Nuova Sardegna

Olbia

Dialisi e cibo, come vivere meglio

di Giuseppe Pulina

Una rassegna di sapori e conoscenza: successo del corso Assl per i pazienti nefropatici di Tempio

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TEMPIO. “Dimmi come e cosa mangi e ti dirò chi sei”. Il cibo che diventa l’oggetto di una narrazione personale che si fa pubblica e condivisa. Cibo che è diventato il protagonista assoluto di un corso di formazione promosso da Ats e Assl di Olbia, la cui responsabile è stata la dottoressa Sabina Fancello, dirigente medico del servizio di Dialisi del “Paolo Dettori” di Tempio.

Si è concluso da pochi giorni e ha lasciato ottime impressioni in chi lo ha seguito, come i sanitari o i pazienti nefropatici, attualmente in dialisi o trapiantati, ai quali il corso è stato destinato.

Chi lo ha frequentato lo ha definito “una rassegna di sapori e conoscenze”, ma non si è trattato di un ristorante e nemmeno di uno di quei talent-show che trasforma in set televisivo cucine e consolle da chef. Ideato come un laboratorio autobiografico, il corso mirava all’autoconoscenza e all’autoriflessione dei pazienti cronici, ma anche degli operatori sanitari di nefrologia e dialisi, esperti di un campo della medicina dove l’alimentazione assume un ruolo non secondario, ammesso che tale possa mai essere.

Tutti i partecipanti hanno condiviso quella parte del vissuto personale che ha a che fare con il cibo. Sapere che cosa si mangia e quale rapporto si ha con il cibo può aiutare l’anamnesi, il racconto clinico attraverso il quale si costruisce poi la diagnosi.

A certe pietanze o a determinati ingredienti possono essere associate fobie o ricordi particolari, e questo è un fattore da non trascurare se riferito a un tempo come il nostro in cui accade di mangiare e ingozzarsi distrattamente davanti alla tv o di mangiare a più non posso con l’intento inconscio di alleggerire, con le solleticazioni del gusto, l’uggia e il peso del quotidiano. Al corso hanno partecipato in venticinque, dieci sanitari e quindici pazienti e non si esclude che possa diventare un appuntamento da ripetere.

Tutti i partecipanti hanno ricordato e descritto ricette, interrogandosi su preferenze gastronomiche e pietanze meno appetibili. Tutto questo, con gusto (quello che serve sempre in un ambiente didattico che vuole evocare aromi e sapori) e un pizzico di allegria.

A guidare la squadra, oltre alla dottoressa Fancello, hanno provveduto una psicologa dell’Università di Torino, Carla de Prosperis, una infermiera psicologa in campo dialitico, Maria Grazia Olivetti, che ha ideato il progetto, e Simonetta Caria, medico nefrologo della struttura complessa di Cagliari.

Sarà grazie a loro e alla creatività dei corsisti che la narrazione biografica del cibo potrà forse diventare il tema di una pubblicazione. Sarà un libro di ricette e di gustosi ricordi.

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