La Nuova Sardegna

Olbia

Sequestrato un altro ponte il gip: rischio inondazione

di Tiziana Simula
Sequestrato un altro ponte il gip: rischio inondazione

I carabinieri del Noe stanno mettendo i sigilli alle opere ritenute pericolose  L’ordinanza: «Fitto fuoco di sbarramento volto a far arenare il Piano Mancini»

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OLBIA. I carabinieri del Noe sono ritornati ieri in città e hanno sequestrato un altro ponte pericoloso, quello su via Thomas Edison, alla periferia della città, tra i quartieri Orgosoleddu e Isticadeddu. Una delle 18 opere “incongrue” finite sotto accusa nell’inchiesta della Procura sulla mancata esecuzione di un piano per la messa in sicurezza della città dal rischio idrogeologico. Diciotto tra ponti, ponti ferroviari e il sottopasso di via Amba Alagi, strutture ritenute pericolose perché impedirebbero il deflusso dell’acqua in caso di forti piogge e che sarebbero già dovuti essere demoliti. Dall’inchiesta condotta dal Noe e coordinata dal procuratore Gregorio Capasso è emerso che «l’esistenza di tali infrastrutture viene tuttora ritenuta condizione di potenziale pericolo per il territorio e la popolazione, oltre ad essere stata individuata quale concausa delle alluvioni nel 2013 e nel 2015». Sulla città incombe pesante il rischio di nuove inondazioni: lo sostiene la Procura sulla base degli accertamenti svolti e lo condivide il gip Claudio Cozzella che ha disposto il sequestro preventivo delle 18 opere sottraendole alle amministrazioni definite “inerti”, Comune e Regione, «per consentire per quanto possibile nell’immediatezza, di neutralizzare o comunque mitigare l’accertato e attuale rischio di nuove inondazioni attraverso interventi mirati», scrive il gip nell’ordinanza di sequestro. Dove evidenzia come «la messa in sicurezza delle opere già classificate come incongrue, cioè l’esecuzione di 18 interventi programmati secondo il Piano Mancini, non è mai avvenuta, nonostante fossero stati esclusi dalla procedura di valutazione di impatto ambientale proprio perché ritenuti di particolare e assoluta urgenza in quanto compromettenti la capacità di smaltimento dei corsi d’acqua della città». Il gip fa esplicito riferimento alla condotta omissiva e oppositiva degli enti, primo fra tutti il comune di Olbia, «che ha posto in essere un fitto fuoco di sbarramento volto a far arenare l’esecuzione del Piano Mancini». Il sindaco Settimo Nizzi attende con serenità l’evolversi dell’inchiesta, certo di aver sempre agito nel rispetto della legge, ribadendo che il piano Mancini era un piano sbagliato e che è stato silurato dalla Regione. Attende le evoluzioni della vicenda giudiziaria nella consapevolezza di aver tenuto un comportamento corretto, anche il dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Olbia, Antonello Zanda, difeso dall’avvocato Jacopo Merlini, a cui la Procura contesta condotte omissive nell’attuazione del lotto zero del Piano Mancini, eseguendo solo in parte gli interventi di demolizione e rifacimento delle opere incongrue e non provvedendo alla manutenzione dei canali e dei corsi d’acqua. Contestazione, quest’ultima, che sorprende la difesa secondo cui c’è stato un costante e periodico controllo dei canali, tutto debitamente documentato. In merito alla posizione di Zanda, il gip scrive che «le indagini in corso serviranno ad accertare con precisione la sua eventuale responsabilità, anche in concorso con altri». Non sono quindi esclusi ulteriori sviluppi e coinvolgimenti nella vicenda.

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