«Un Patto per la Gallura la politica deve svegliarsi»
di Giandomenico Mele
Di Lorenzo (Cgil) e Idili (Cisl) denunciano l’aumento di povertà e diseguaglianze «Qui si ragiona come tante monadi, cambiamo passo o perderemo terreno»
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OLBIA. Il futuro è adesso. E non si tratta solo di accedere ai finanziamenti dell’Europa, ma di concepire un piano strategico che metta la Gallura al centro della scena. Una idea di sviluppo che miri alla coesione, inclusiva. Un “Patto per la Gallura” che restituisca protagonismo al territorio, non perdendo il treno che è stato preso al volo dal Nuorese e dal Sassarese.
Luisa Di Lorenzo, segretaria della Cgil Gallura, e Mirko Idili, segretario della Cisl Gallura, parlano all’unisono e riportano al centro della scena la “governance” del territorio, essenziale per uscire dal trauma della pandemia.
«La nostra classe politica gallurese deve svegliarsi dal torpore, deve essere protagonista di un nuovo modello di sviluppo – sottolineano –. Ci aspettiamo un cambio di passo per affrontare la peggiore crisi degli ultimi cinquant’anni». La programmazione che nasce dal basso, dal lavoro, partendo dal tavolo delle associazioni.
«Stiamo ragionando come tante monadi, manca una visione condivisa su dove andare» sottolinea Idili. «Sono aumentate le diseguaglianze, la povertà, il vero problema è quello dell’inclusione sociale per le categorie più deboli, come anziani, immigrati e disabili» prosegue la Di Lorenzo.
Reddito di cittadinanza. Oggi molti puntano il dito contro il reddito di cittadinanza. Più offerta, che domanda. Difficoltà a trovare personale per alberghi e ristoranti. Un’anomalia tutta estiva, con numeri che, però, sembrerebbero smentire la vulgata anti-sussidio. I dati dell’Osservatorio dell’Inps individuano in 3.595 le famiglie che in Gallura hanno beneficiato di questo strumento di sostegno al reddito. Una platea limitata, se si pensa per esempio alle 12.510 famiglie che hanno usufruito del reddito di cittadinanza in provincia di Sassari. A Olbia, fino allo scorso agosto, le domande di Naspi (indennità mensile di disoccupazione) sono state l’11% della platea totale di lavoratori, contro il 16% di Sassari. Questo non vuol dire che la Gallura stia per forza meglio, dal momento che la stagione turistica implica che una parte consistente delle cessazioni dai rapporti di lavoro sia avvenuta ad ottobre.
Lavoro incerto e mobilità. «Emerge – sostiene Mirko Idili – un aumento del fattore della stagionalità e della mobilità. I lavoratori scelgono spesso di cambiare il tipo di occupazione. Siamo arrivati al paradosso di passare dalla scorsa stagione, in cui non si trovava lavoro, a questa in cui non si trovavano lavoratori. Non può essere decisivo il reddito di cittadinanza, vista la scarsa incidenza come numeri in Gallura, la pandemia ha cambiato la programmazione rispetto alle assunzioni. È mancata la certezza dell’impiego». «Un fattore che ha inciso molto, partendo dai nostri dati, sono state le dimissioni: molti hanno deciso di reinventarsi un lavoro, magari passando dal turismo al settore edilizio – sottolinea la Di Lorenzo – . Ma qui il fatto veramente decisivo è che spesso ci troviamo di fronte a condizioni di lavoro inaccettabili, che ledono la dignità del lavoratore. Da qui nasce l’esigenza di sussidi, come misure che aiutino a investire sulla formazione, puntando sulle proprie qualifiche. Molti – conclude la segretaria della Cgil gallurese – hanno preferito saltare questa stagione, corta e falsata dalla pandemia e da condizioni di lavoro spesso inaccettabili».
Luisa Di Lorenzo, segretaria della Cgil Gallura, e Mirko Idili, segretario della Cisl Gallura, parlano all’unisono e riportano al centro della scena la “governance” del territorio, essenziale per uscire dal trauma della pandemia.
«La nostra classe politica gallurese deve svegliarsi dal torpore, deve essere protagonista di un nuovo modello di sviluppo – sottolineano –. Ci aspettiamo un cambio di passo per affrontare la peggiore crisi degli ultimi cinquant’anni». La programmazione che nasce dal basso, dal lavoro, partendo dal tavolo delle associazioni.
«Stiamo ragionando come tante monadi, manca una visione condivisa su dove andare» sottolinea Idili. «Sono aumentate le diseguaglianze, la povertà, il vero problema è quello dell’inclusione sociale per le categorie più deboli, come anziani, immigrati e disabili» prosegue la Di Lorenzo.
Reddito di cittadinanza. Oggi molti puntano il dito contro il reddito di cittadinanza. Più offerta, che domanda. Difficoltà a trovare personale per alberghi e ristoranti. Un’anomalia tutta estiva, con numeri che, però, sembrerebbero smentire la vulgata anti-sussidio. I dati dell’Osservatorio dell’Inps individuano in 3.595 le famiglie che in Gallura hanno beneficiato di questo strumento di sostegno al reddito. Una platea limitata, se si pensa per esempio alle 12.510 famiglie che hanno usufruito del reddito di cittadinanza in provincia di Sassari. A Olbia, fino allo scorso agosto, le domande di Naspi (indennità mensile di disoccupazione) sono state l’11% della platea totale di lavoratori, contro il 16% di Sassari. Questo non vuol dire che la Gallura stia per forza meglio, dal momento che la stagione turistica implica che una parte consistente delle cessazioni dai rapporti di lavoro sia avvenuta ad ottobre.
Lavoro incerto e mobilità. «Emerge – sostiene Mirko Idili – un aumento del fattore della stagionalità e della mobilità. I lavoratori scelgono spesso di cambiare il tipo di occupazione. Siamo arrivati al paradosso di passare dalla scorsa stagione, in cui non si trovava lavoro, a questa in cui non si trovavano lavoratori. Non può essere decisivo il reddito di cittadinanza, vista la scarsa incidenza come numeri in Gallura, la pandemia ha cambiato la programmazione rispetto alle assunzioni. È mancata la certezza dell’impiego». «Un fattore che ha inciso molto, partendo dai nostri dati, sono state le dimissioni: molti hanno deciso di reinventarsi un lavoro, magari passando dal turismo al settore edilizio – sottolinea la Di Lorenzo – . Ma qui il fatto veramente decisivo è che spesso ci troviamo di fronte a condizioni di lavoro inaccettabili, che ledono la dignità del lavoratore. Da qui nasce l’esigenza di sussidi, come misure che aiutino a investire sulla formazione, puntando sulle proprie qualifiche. Molti – conclude la segretaria della Cgil gallurese – hanno preferito saltare questa stagione, corta e falsata dalla pandemia e da condizioni di lavoro spesso inaccettabili».
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