Il Consiglio: «Navone è incompatibile»

La maggioranza vota, l’opposizione abbandona l’aula. Il leader della Grande coalizione ora deve decidere sulle dimissioni

OLBIA. La minoranza esce, la maggioranza vota. Nessuna sorpresa: il consiglio comunale sostiene che il doppio ruolo di Augusto Navone sia incompatibile. E quindi va fino in fondo. «È un attentato alla democrazia, il vostro è un atto politico» accusano dalla Grande coalizione. «No, la politica non c’entra. Questo è un voto tecnico» rispondono dall’altra parte. A un mese e mezzo dalle elezioni, il capo dell’opposizione è stato messo nella condizione di decidere se restare consigliere comunale o se continuare a fare il direttore dell’Area marina di Tavolara. L’ultima parola, come previsto dal regolamento, spettava al consiglio comunale. E così la maggioranza nizziana, dopo un dibattito a tratti duro, conferma le previsioni della vigilia e vota sì all’incompatibilità. Adesso Navone avrà dieci giorni di tempo per decidere cosa fare. In caso contrario, verrà dichiarato decaduto. Ma la storia non finirà certo così. Come annunciato già nei giorni scorsi, Navone si rivolgerà al tribunale e presenterà ricorso. Anche perché le visioni, dal punto di vista giuridico, sono due. Secondo Navone e i suoi avvocati non esiste nessun caso di incompatibilità. Invece le relazioni presentate dall’ufficio legale e dalla segreteria generale del Comune, seppur consultive e non vincolanti per quanto riguarda la decisione del Consiglio, vanno nella direzione opposta.

Il dibattito. Dopo i reclami presentati da due cittadini, uno dei quali imparentato con un consigliere del centrodestra, la palla è dunque tornata in Consiglio. Il braccio di ferro, almeno dal punto di vista giuridico, si gioca in buona parte su questo aspetto: in che misura il Comune esercita la sua attività di vigilanza e di controllo sul consorzio di gestione dell’Amp. Per Navone, l’Area marina lavora in modo del tutto autonomo. Le relazioni della segretaria generale, Stefania Giua, anche lei coinvolta nel dibattito, e dell’ufficio legale, con la firma dell’avvocato Enrico Cottu, mettono invece in evidenza diversi aspetti che sostengono il contrario. «Il ruolo del Comune non è invasivo nelle scelte del consorzio – dice Navone, mentre il sindaco Nizzi esce dall’aula –. Non siamo in presenza di un procedimento di indirizzo giurisprudenziale. Questo è un attacco politico che tenta di estromettere il capo dell’opposizione che ha preso 14mila voti. È un attentato democratico alla vita del Consiglio». Sempre per la minoranza, interviene subito Rino Piccinnu: «I pareri portati dalla struttura non dicono chiaramente se Navone è compatibile o no. Qui la questione è un altra: guai ai vinti. Queste cose succedevano nel medioevo». La difesa di Navone continua e a ruota intervengono Gianluca Corda, Davide Bacciu, Ivana Russu, Antonio Loriga e Maddalena Corda. Per la maggioranza, invece, interviene solo Pietro Carzedda. «La nostra carica ci impone degli obblighi, come il rispetto della legge – dice –. La politica non c’entra nulla. Noi siamo e saremo sempre dalla parte della legalità. Non stiamo facendo alcun attentato alla democrazia. E col voto di oggi non si manda a casa Navone. Lui non verrà escluso. Dopo il voto di oggi, Navone sarà invitato a rimuovere una causa di incompatibilità che sussiste e che il segretario comunale ritiene fondata. Dovrà scegliere».

Il voto. Al momento del voto, la minoranza esce dall’aula. «Lasciamo la responsabilità di questa barbarie politica a chi vota favorevole» dice Rino Piccinnu. Vota solo la maggioranza, compatta: 17 sì. Anche Marzio Altana, presidente del Consiglio, vota sì: «Per me sarebbe stato facile nascondermi dietro l’astensione. Non lo faccio perché sono convinto che esista un caso di incompatibilità».

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