Frode fiscale per la vendita della Costa Smeralda, il tribunale cerca ancora Barrack
Il processo al finanziere americano impantanato su una notifica
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TEMPIO. Slitta ancora l’apertura del processo a Tom Barrack. Il finanziere americano, amico e superconsulente di Donald Trump continua ad essere irrintracciabile dal tribunale di Tempio dove dev’essere processato per una presunta frode fiscale di 170 milioni di euro per la vendita della Costa Smeralda. Dopo anni di ricerche – nel luglio 2017 era stato dichiarato irreperibile dal pubblico ministero – non è ancora certo che abbia ricevuto gli atti. Non c’è prova dell’avvenuta notifica in quanto, come emerso nell’udienza di ieri, è stata smarrita la cartolina di rientro della raccomandata. Il giudice Alessandro Cossu ha chiesto il duplicato alle Poste. In questo modo si scoprirà se il finanziere americano ha ricevuto la notifica o meno. Se l’avesse ricevuta, nella prossima udienza fissata per il 6 febbraio, il giudice darà atto della sua assenza e si procederà con le questioni preliminari, se non dovesse averla ritirata, il tribunale farà una nuova notifica. Sta di fatto che, a un anno e mezzo dal rinvio a giudizio, il processo per Barrack e altri dodici imputati, non si è ancora aperto, impantanato nelle questioni tecniche, mentre i reati contestati si avviano verso la prescrizione.
Attraverso la società Colony Capital, nel 2003, il finanziere americano acquisì la proprietà della Costa Smeralda dal gruppo Starwood per 290 milioni. Rimase proprietario sino al maggio del 2012, quando, con un’operazione che fu poi oggetto di indagine da parte della Procura di Tempio, la cedette alla Qatar Holding. Secondo l’inchiesta condotta dall’allora procuratore Domenico Fiordalisi, nella vendita, Barrack e altri dodici imputati – tra i quali il consulente fiscale Stefano Morri, Mariano Pasqualone, all’epoca amministratore della Sardegna Resort, i manager della Colony e il presidente del Consorzio Costa Smeralda Renzo Persico –, avrebbero, in concorso tra loro, sottratto somme al fisco italiano calcolate in 170 milioni di euro, dovuti per le plusvalenze tra il costo iniziale e quello finale di vendita. Accuse sempre respinte dagli imputati.
Nel luglio scorso, Barrack era stato arrestato a Los Angeles con l'accusa di lobby illegale a favore di Paesi stranieri e di aver fatto segretamente gli interessi di alcuni regimi del Golfo Persico come quelli dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi durante il primo mandato di Trump. Ma era uscito dal carcere pochi giorni dopo, grazie al pagamento di una cauzione di 250 milioni di dollari. (t.s.)
Attraverso la società Colony Capital, nel 2003, il finanziere americano acquisì la proprietà della Costa Smeralda dal gruppo Starwood per 290 milioni. Rimase proprietario sino al maggio del 2012, quando, con un’operazione che fu poi oggetto di indagine da parte della Procura di Tempio, la cedette alla Qatar Holding. Secondo l’inchiesta condotta dall’allora procuratore Domenico Fiordalisi, nella vendita, Barrack e altri dodici imputati – tra i quali il consulente fiscale Stefano Morri, Mariano Pasqualone, all’epoca amministratore della Sardegna Resort, i manager della Colony e il presidente del Consorzio Costa Smeralda Renzo Persico –, avrebbero, in concorso tra loro, sottratto somme al fisco italiano calcolate in 170 milioni di euro, dovuti per le plusvalenze tra il costo iniziale e quello finale di vendita. Accuse sempre respinte dagli imputati.
Nel luglio scorso, Barrack era stato arrestato a Los Angeles con l'accusa di lobby illegale a favore di Paesi stranieri e di aver fatto segretamente gli interessi di alcuni regimi del Golfo Persico come quelli dell'Arabia Saudita e degli Emirati Arabi durante il primo mandato di Trump. Ma era uscito dal carcere pochi giorni dopo, grazie al pagamento di una cauzione di 250 milioni di dollari. (t.s.)
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