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Olbia

Riaperta la casa famiglia «Ma la vertenza continua»

Riaperta la casa famiglia «Ma la vertenza continua»

Nella struttura di via Tre Venezie non sono ancora rientrati i pazienti da Ploaghe I lavoratori in stato di agitazione: «Situazione precaria e contratto da rivedere»

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OLBIA. La casa famiglia di via Tre Venezie è stata riaperta e i lavoratori sono rientrati in servizio. Però c’è un problema: non ci sono ancora i pazienti, tutti sofferenti psichiatrici, che solo nei prossimi giorni potrebbero rientrare a Olbia da Ploaghe dove erano stati trasferiti alla fine dell’estate. Così i dipendenti della cooperativa sociale Codess (una ventina in tutto) non hanno nessuno da assistere e possono solo dedicarsi alla preparazione della struttura in vista della prossima piena operatività. È l’ultima stranezza di una vertenza dimenticata per mesi e ancora ben lontana dalla conclusione. Del resto, proprio nei giorni scorsi i lavoratori hanno dichiarato lo stato di agitazione mentre il sindacato Cisal, l’unico che sta sostenendo i lavoratori, ha avviato la procedura di “raffreddamento”. C’è una trattativa in corso e si discute di orari, turni, qualifiche professionali, condizioni di lavoro e salariali dei dipendenti, che fanno tutti capo alla coop Codess, che svolge il servizio per conto dell’Ats.

«La casa famiglia è stata riaperta e i lavoratori hanno ripreso il servizio – conferma Giovanni Muretti, portavoce dei lavoratori – però la vicenda è tutt’altro che conclusa. Si lavora in condizioni di disagio e precarietà, in forza di un contratto che penalizza il lavoratori impegnati in questo genere di strutture rispetto agli operatori della sanità pubblica. Per questo siamo in stato di agitazione ed è in corso una trattativa sindacale con la Codess. Nessun problema invece con il nostro referente sanitario, il Dipartimento di salute mentale Ats, che ha mostrato disponibilità e con il quale abbiamo sempre lavorato d’ accordo».

Sin dal primo momento la situazione della casa famiglia di via Tre Venezie era apparsa paradossale. Chiusa dall’oggi al domani senza una chiara motivazione a parte un generico richiamo alla presunta mancanza di determinate figure professionali nell’organico in servizio. Da qui il trasferimento dei pazienti ricoverati da Olbia al Centro Ulivi di Ploaghe, , ex San Giovanni Battista, dove da poco tempo la Regione ha accreditato una residenza psichiatrica privata con 19 posti letto. Otto di questi sono occupati proprio da pazienti arrivati da Olbia, con disagi evidenti per le famiglie che hanno perso il servizio in città (e in Gallura).

«Bene la riapertura della casa famiglia e il rientro al lavoro dei dipendenti – dice Giovanni Piras, rappresentante della Cisal – ma le condizioni di lavoro e il contratto dei dipendenti sono assolutamente da rivedere. Ci sono legittime rivendicazioni in virtù di un contratto che non è certo appetibile nel comparto della sanità. C’è il rischio che si consumi la beffa: riaperta la casa famiglia e rientrati in sede i pazienti da assistere, ma molti dipendenti sono andati via».(m.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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