In undici a processo per peculato
di Tiziana Simula
Compensi per le commissioni, imputati dirigenti e funzionari comunali. I difensori: norme rispettate
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OLBIA. Per la Procura avrebbero incassato indebitamente 417mila euro in quattro anni in qualità di componenti delle commissioni giudicatrici delle gare d’appalto del Comune, per i difensori degli imputati, invece, quei compensi erano dovuti perché previsti dal Regolamento comunale. Sarà ora un processo a fare chiarezza sulla vicenda e ad accertare se quella condotta fosse lecita o meno. Lo ha deciso ieri il gup Claudio Cozzella, mandando a processo undici tra dirigenti, istruttori tecnici e funzionari del comune di Olbia: Antonello Zanda, Michele Baffigo, Nicolò Saba, ora in pensione e attuale sindaco di Bortigiadas, Alessandra Buioni, Sergio Usai, Bastiano Deledda, Mauro Scanu, Patrizia Lei, Fabio Sanna, Giovanni Santo Dettori e Francesco Tola. L’accusa è di peculato in concorso. Il processo avrà inizio il 15 giugno davanti al tribunale in composizione collegiale.
L’indagine era scattata nella primavera del 2015 in seguito alla segnalazione del segretario comunale che aveva da poco preso servizio. L’allora procuratore Domenico Fiordalisi mandò gli agenti della polizia locale negli uffici comunali per sequestrare i faldoni, le delibere e i verbali relativi a diverse gare d’appalto bandite e affidate dal Comune tra il 2007 e il 2010. Appalti relativi alla riqualificazione del centro storico, alla rete del gas, agli impianti di videosorveglianza cittadina, all’appalto dei servizi di manutenzione del verde pubblico, alla raccolta dei rifiuti solidi urbani e altri ancora. Tutti gli imputati, alternativamente, facevano parte delle commissioni giudicatrici e in quattro anni i componenti avrebbero incassato poco più di 400mila euro. Danaro che, secondo le accuse, sarebbe frutto di peculato, ma che i funzionari sostengono spettasse loro in quanto previsto dalla normativa comunale.
La Procura di Tempio contesta a dirigenti, tecnici e funzionari dei vari settori di essersi appropriati, in concorso tra loro, in qualità di pubblici ufficiali alle dipendenze del Comune di Olbia, di somme di denaro ricevute illegittimamente a titolo di retribuzione delle attività svolte in qualità di componenti delle commissioni giudicatrici di gara. Attività che, secondo l’accusa, non doveva essere retribuita perché inclusa nei contratti di lavoro per i dipendenti degli enti locali. La difesa è di tutt’altra opinione e fa leva sul Regolamento comunale. «Abbiamo sempre operato nel rispetto delle norme, il processo ci consentirà di spiegare perché i nostri assistiti abbiano agito in quella maniera», dice l’avvocato Jacopo Merlini, difensore insieme ad Angelo Merlini di Zanda, Baffigo, Saba, Usai, Lei e Dettori. Gli altri imputati sono difesi dagli avvocati Guido Da Tome per Buioni, Paola Palitta per Scanu e Sanna, e l’avvocato Fabio Giarda per Deledda.
L’indagine era scattata nella primavera del 2015 in seguito alla segnalazione del segretario comunale che aveva da poco preso servizio. L’allora procuratore Domenico Fiordalisi mandò gli agenti della polizia locale negli uffici comunali per sequestrare i faldoni, le delibere e i verbali relativi a diverse gare d’appalto bandite e affidate dal Comune tra il 2007 e il 2010. Appalti relativi alla riqualificazione del centro storico, alla rete del gas, agli impianti di videosorveglianza cittadina, all’appalto dei servizi di manutenzione del verde pubblico, alla raccolta dei rifiuti solidi urbani e altri ancora. Tutti gli imputati, alternativamente, facevano parte delle commissioni giudicatrici e in quattro anni i componenti avrebbero incassato poco più di 400mila euro. Danaro che, secondo le accuse, sarebbe frutto di peculato, ma che i funzionari sostengono spettasse loro in quanto previsto dalla normativa comunale.
La Procura di Tempio contesta a dirigenti, tecnici e funzionari dei vari settori di essersi appropriati, in concorso tra loro, in qualità di pubblici ufficiali alle dipendenze del Comune di Olbia, di somme di denaro ricevute illegittimamente a titolo di retribuzione delle attività svolte in qualità di componenti delle commissioni giudicatrici di gara. Attività che, secondo l’accusa, non doveva essere retribuita perché inclusa nei contratti di lavoro per i dipendenti degli enti locali. La difesa è di tutt’altra opinione e fa leva sul Regolamento comunale. «Abbiamo sempre operato nel rispetto delle norme, il processo ci consentirà di spiegare perché i nostri assistiti abbiano agito in quella maniera», dice l’avvocato Jacopo Merlini, difensore insieme ad Angelo Merlini di Zanda, Baffigo, Saba, Usai, Lei e Dettori. Gli altri imputati sono difesi dagli avvocati Guido Da Tome per Buioni, Paola Palitta per Scanu e Sanna, e l’avvocato Fabio Giarda per Deledda.
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