Navone: «Io non scelgo tra due diritti»
di Dario Budroni
Il capo della minoranza non si dimette: «Non dico addio né al Comune né all’Amp». Sarà il Consiglio a farlo decadere
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OLBIA. Il tempo è scaduto. I dieci giorni sono passati e Augusto Navone ha fatto la sua scelta. O meglio, il leader della Grande coalizione ha deciso di non decidere. «Non si può scegliere tra due diritti – chiarisce subito –. Sono assolutamente convinto che non può essere una iniziativa politica a negarmi la facoltà di svolgere il mio lavoro e allo stesso tempo di sedere in consiglio comunale, nel quale sono stato eletto con migliaia di voti». Dunque, Navone rompe il silenzio e resta fermo sulla sua linea: sostiene di non essere incompatibile e per questo non si dimetterà dal Consiglio. Sarà quindi direttamente l’aula a prenderne atto e a farlo decadere, come previsto dal regolamento. Navone, che continuerà a ricoprire il ruolo di direttore dell’Area marina protetta di Tavolara, potrebbe ora tentare la strada del ricorso. Anche se, per il momento, specifica: «È una valutazione che farò in una seconda fase».
La storia. Tutto è cominciato nel primo Consiglio post elezioni, quando due cittadini, con un reclamo, hanno sollevato il caso dell’incompatibilità di Navone, appena battuto alle urne dal sindaco Settimo Nizzi. Dopo le motivazioni presentate dallo stesso Navone e le relazioni dell’ufficio legale e della segreteria generale del Comune, il Consiglio, tra le polemiche e con i soli voti della maggioranza, ha votato sì all’incompatibilità. Navone aveva dieci giorni di tempo per decidere se restare consigliere comunale o se continuare a fare il direttore dell’Amp. Alla fine ha deciso di non dimettersi da nulla. Al Consiglio di oggi, convocato per le 9, potrà comunque presentarsi. Sarà infatti il prossimo a farlo decadere.
L’incompatibilità. Navone è sicuro di essere compatibile perché – sostiene – l’Amp agisce in maniera autonoma senza subire l’attività di controllo e vigilanza da parte del Comune. «L’incompatibilità non è stata sancita da una sentenza. E non può sancirla una relazione tecnica consultiva che lascia al Consiglio la facoltà decidere – spiega, riferendosi alla relazione della segreteria generale –. Non si può quindi parlare di iniziativa giuridica ma di una iniziativa politica messa in atto per escludere il capo dell’opposizione. Io sono convinto di avere ragione. E poi perché dovrei rinunciare al mio lavoro? Sento anche una importante responsabilità nei confronti dei miei collaboratori. Insieme a me hanno fatto funzionare una cosa molto piccola che ha fatto grandi cose».
Il futuro politico. Navone saluterà quindi il Consiglio, ma non il ruolo di guida della Grande coalizione. «Voglio rassicurare i cittadini che mi hanno sostenuto – dice –. Il mio impegno rimane immutato. Anzi, da questa squallida vicenda viene sicuramente rafforzato. La Grande coalizione è nata per costruire in ambito civico il miglior progetto di governo della città. Su questo presupposto rappresento il volere e l’attenzione di circa metà dei cittadini, che non ho nessuna intenzione di tradire». La sua uscita dal Consiglio, in futuro, potrebbe anche portare a qualche cambiamento all’interno della coalizione, con la nascita di nuovi gruppi o l’abbandono della veste civica. «Mi aspetto che si tenga fede ai principi del progetto. Poi ci sono le questioni partitiche, che però non mi interessano» conclude Navone.
La storia. Tutto è cominciato nel primo Consiglio post elezioni, quando due cittadini, con un reclamo, hanno sollevato il caso dell’incompatibilità di Navone, appena battuto alle urne dal sindaco Settimo Nizzi. Dopo le motivazioni presentate dallo stesso Navone e le relazioni dell’ufficio legale e della segreteria generale del Comune, il Consiglio, tra le polemiche e con i soli voti della maggioranza, ha votato sì all’incompatibilità. Navone aveva dieci giorni di tempo per decidere se restare consigliere comunale o se continuare a fare il direttore dell’Amp. Alla fine ha deciso di non dimettersi da nulla. Al Consiglio di oggi, convocato per le 9, potrà comunque presentarsi. Sarà infatti il prossimo a farlo decadere.
L’incompatibilità. Navone è sicuro di essere compatibile perché – sostiene – l’Amp agisce in maniera autonoma senza subire l’attività di controllo e vigilanza da parte del Comune. «L’incompatibilità non è stata sancita da una sentenza. E non può sancirla una relazione tecnica consultiva che lascia al Consiglio la facoltà decidere – spiega, riferendosi alla relazione della segreteria generale –. Non si può quindi parlare di iniziativa giuridica ma di una iniziativa politica messa in atto per escludere il capo dell’opposizione. Io sono convinto di avere ragione. E poi perché dovrei rinunciare al mio lavoro? Sento anche una importante responsabilità nei confronti dei miei collaboratori. Insieme a me hanno fatto funzionare una cosa molto piccola che ha fatto grandi cose».
Il futuro politico. Navone saluterà quindi il Consiglio, ma non il ruolo di guida della Grande coalizione. «Voglio rassicurare i cittadini che mi hanno sostenuto – dice –. Il mio impegno rimane immutato. Anzi, da questa squallida vicenda viene sicuramente rafforzato. La Grande coalizione è nata per costruire in ambito civico il miglior progetto di governo della città. Su questo presupposto rappresento il volere e l’attenzione di circa metà dei cittadini, che non ho nessuna intenzione di tradire». La sua uscita dal Consiglio, in futuro, potrebbe anche portare a qualche cambiamento all’interno della coalizione, con la nascita di nuovi gruppi o l’abbandono della veste civica. «Mi aspetto che si tenga fede ai principi del progetto. Poi ci sono le questioni partitiche, che però non mi interessano» conclude Navone.
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