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Kermesse dell’editoria, c’è l’ultimo atto

Kermesse dell’editoria, c’è l’ultimo atto

Si conclude oggi nello Spazio Faber la terza edizione di “Qui c’è aria di cultura»

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TEMPIO. Volge al termine la terza edizione di “Qui c’è aria di cultura, la kermesse dell’editoria sarda organizzata da Aes e ospitata allo Spazio Faber, nella struttura della ex piazza Mercato. Se ieri si è parlato di virus e contagi mediatici con Pier Giorgio Pinna e del grande fascino delle specie arboree della Sardegna con Ignazio Camarda ed Enrico Spanu, oggi il pezzo forte del programma sarà la questione dell’identità dei sardi. Coordinata da Francesco Giorgioni, la serata finale della rassegna avrà inizio alle 17 e proporrà all’attenzione del pubblico uno dei titoli di punta di Catartica: il saggio, tanto biografico quanto investigativo, di Fabrizio Raccis sulle ultime ore di vita di Edgar Allan Poe. Premio Laurentum per la poesia nei social network 2011 e fondatore del collettivo letterario “Penne Armate”, Raccis presenterà i risultati della sua indagine sul mistero che avvolge la morte di Poe. Decisamente meno misterioso sarà il contenuto del volume di Gisella Rubiu, la studiosa originaria di Villagrande Strisaili che nel volume pubblicato da Taphros, “I saggi raccontano”, ha voluto indagare il fenomeno dei centenari ogliastrini, detentori di un primato della longevità invidiato da quasi tutto il pianeta. Qualcosa di enigmatico emerge, invece, nel saggio di Bachisio Bandinu, la cui presentazione porrà, di fatto, il suggello finale alla rassegna. Ancora una volta, l’antropologo di Bitti, autore di tanti saggi sull’identità dei sardi (si pensi, ad esempio, a “Lettera a un giovane sardo”) e sulle principali vertenze della contemporaneità che investono l’isola e il suo futuro, passa in rassegna i modi con i quali i suoi corregionali percepiscono la loro identità. Il libro, pubblicato da Il Maestrale, s’intitola significativamente “La scena nascosta (come ci vediamo)” e prova a diffondere luce sulle ragioni, non sempre chiare e consapevoli, che inducono i sardi ad avere una scarsa considerazione di sé stessi.

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