Il pm: condanna per i 4 imputati
di Tiziana Simula
Crollo della sp 38, chiesti 2 anni e 8 mesi per i dirigenti della Provincia e un anno e 4 mesi per i tecnici
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OLBIA. Per il pubblico ministero Ilaria Corbelli, i due dirigenti e i due tecnici della Provincia imputati sono venuti meno agli obblighi di manutenzione e controllo che avevano sulla strada provinciale 38 e sono quindi responsabili del suo crollo e della morte di Bruno Fiore, di sua moglie Sebastiana Brundu, della consuocera Maria Loriga, e del ferimento di Veronica Gelsomino, tutti precipitati nella voragine che squarciò l’asfalto durante l’alluvione del 18 novembre 2013.
Le richieste del pm. A conclusione della requisitoria, ha chiesto al giudice Camilla Tesi la loro condanna per omicidio colposo plurimo e lesioni: due anni e 8 mesi per Pasquale Russo, dirigente della viabilità della Provincia Olbia Tempio e per Giuseppe Mela, dirigente della viabilità della Provincia di Sassari, e la metà della pena, cioè un anno e 4 mesi, per Francesco Prunas e Graziano Sini, tecnici della Provincia Olbia Tempio. Ha invece chiesto l’assoluzione per Russo e Prunas dall’accusa di aver nascosto la documentazione relativa alla progettazione della strada provinciale 38 che, secondo le accuse, sarebbe stata ritrovata all’interno dell’auto di Prunas. Nel corso del processo, invece, è emerso che la perquisizione nell’auto aveva dato esito negativo e che gli atti erano stati consegnati ai carabinieri dallo stesso imputato insieme ad altri tecnici.
L’accusa. Nella lunga e articolata requisitoria, il pubblico ministero ha individuato le singole responsabilità di ogni imputato rimarcando in sostanza che, da parte dei dirigenti non c’è stata nel corso degli anni la predisposizione di un sistema per la manutenzione della provinciale venendo meno, quindi, qualsiasi tipo di vigilanza. E per quanto riguarda i due tecnici, nulla hanno fatto proprio perché non c’erano direttive da parte dei dirigenti. Per il pm, la mancata manutenzione è andata quindi a sommarsi alle carenze esistenti dal punto di vista della progettazione ed esecuzione dell’opera. I tre periti, Francesco Faccini, Roberto Ranzi e Massimo Losa, incaricati dal giudice di accertare le cause del crollo della strada di Monte Pino, avevano sottolineato in più occasioni il «grave ammaloramento dovuto alla corrosione del tubolare». Nella perizia la mancata manutenzione viene indicata come una concausa del crollo della strada. «Non ci sono agli atti le ispezioni periodiche», avevano riferito in aula. Indicando come gli unici interventi fatti negli anni riguardassero solo la segnaletica e la pavimentazione.
La parte civile. Anche gli avvocati di parte civile – Maurizio e Nicoletta Mani per i familiari di Maria Loriga, Massimo Delogu per i familiari dei coniugi Fiore e Fabio Diomedi per l’unica sopravvissuta Veronica Gelsomino –, hanno evidenziato l’omessa manutenzione. Ma anche il fatto, così come emerso dalla perizia, che stava piovendo da molti giorni prima che la strada crollasse e chi era addetto al controllo avrebbe dovuto a maggior ragione vigilare sulla provinciale 38. «Una strada colabrodo», l’ha definita l’avvocato Delogu.
La difesa. Ora la parola passa alle difese. Il processo proseguirà il 14 gennaio per la discussione della difesa di Sini e Mela, mentre il 25 gennaio per Prunas, Russo e il responsabile civile, ovvero la Provincia di Sassari. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Angelo Merlini e Donatella Corronciu (per Russo) Mario Ghezzo (Mela), Aurora Masu e Mauro Muzzu (Prunas), Antonio Falchi e Costanzo Foddai (Sini), e Agostinangelo Marras per la Provincia.
Le richieste del pm. A conclusione della requisitoria, ha chiesto al giudice Camilla Tesi la loro condanna per omicidio colposo plurimo e lesioni: due anni e 8 mesi per Pasquale Russo, dirigente della viabilità della Provincia Olbia Tempio e per Giuseppe Mela, dirigente della viabilità della Provincia di Sassari, e la metà della pena, cioè un anno e 4 mesi, per Francesco Prunas e Graziano Sini, tecnici della Provincia Olbia Tempio. Ha invece chiesto l’assoluzione per Russo e Prunas dall’accusa di aver nascosto la documentazione relativa alla progettazione della strada provinciale 38 che, secondo le accuse, sarebbe stata ritrovata all’interno dell’auto di Prunas. Nel corso del processo, invece, è emerso che la perquisizione nell’auto aveva dato esito negativo e che gli atti erano stati consegnati ai carabinieri dallo stesso imputato insieme ad altri tecnici.
L’accusa. Nella lunga e articolata requisitoria, il pubblico ministero ha individuato le singole responsabilità di ogni imputato rimarcando in sostanza che, da parte dei dirigenti non c’è stata nel corso degli anni la predisposizione di un sistema per la manutenzione della provinciale venendo meno, quindi, qualsiasi tipo di vigilanza. E per quanto riguarda i due tecnici, nulla hanno fatto proprio perché non c’erano direttive da parte dei dirigenti. Per il pm, la mancata manutenzione è andata quindi a sommarsi alle carenze esistenti dal punto di vista della progettazione ed esecuzione dell’opera. I tre periti, Francesco Faccini, Roberto Ranzi e Massimo Losa, incaricati dal giudice di accertare le cause del crollo della strada di Monte Pino, avevano sottolineato in più occasioni il «grave ammaloramento dovuto alla corrosione del tubolare». Nella perizia la mancata manutenzione viene indicata come una concausa del crollo della strada. «Non ci sono agli atti le ispezioni periodiche», avevano riferito in aula. Indicando come gli unici interventi fatti negli anni riguardassero solo la segnaletica e la pavimentazione.
La parte civile. Anche gli avvocati di parte civile – Maurizio e Nicoletta Mani per i familiari di Maria Loriga, Massimo Delogu per i familiari dei coniugi Fiore e Fabio Diomedi per l’unica sopravvissuta Veronica Gelsomino –, hanno evidenziato l’omessa manutenzione. Ma anche il fatto, così come emerso dalla perizia, che stava piovendo da molti giorni prima che la strada crollasse e chi era addetto al controllo avrebbe dovuto a maggior ragione vigilare sulla provinciale 38. «Una strada colabrodo», l’ha definita l’avvocato Delogu.
La difesa. Ora la parola passa alle difese. Il processo proseguirà il 14 gennaio per la discussione della difesa di Sini e Mela, mentre il 25 gennaio per Prunas, Russo e il responsabile civile, ovvero la Provincia di Sassari. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Angelo Merlini e Donatella Corronciu (per Russo) Mario Ghezzo (Mela), Aurora Masu e Mauro Muzzu (Prunas), Antonio Falchi e Costanzo Foddai (Sini), e Agostinangelo Marras per la Provincia.
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