Droga, rifiuti e abusivismo il palazzo è una polveriera
di Dario Budroni
La vecchia struttura di viale Aldo Moro è da tempo in totale stato di abbandono Viaggio nell’edificio ex Assl tra spaccio, furti, spazzatura e case tugurio occupate
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OLBIA. Il lato oscuro della città è un vecchio palazzone che si affaccia su vetrine addobbate, tavolini all’aperto e centinaia di auto che fanno su e giù lungo il viale. Dove un tempo c’erano gli sportelli di una banca, due ristoranti e gli affollati uffici della Assl, il degrado si è fatto largo e ha man mano costruito il suo vasto impero tra stanze sudicie e cortili invasi dai rifiuti. Non è solo una gigantesca discarica in pieno centro: questo palazzo dai vetri rotti e dalle mura scrostate è la casa disastrata dove vivono decine di persone, minori compresi. Gente che aveva sempre pagato un affitto. Ma anche tanta gente che ha messo gli occhi sugli appartamenti della struttura fino a occuparne gli spazi lasciati liberi. Persone che agiscono spesso nell’ombra, ben oltre i limiti della legalità, tra furti, violenze e attività di spaccio. In una di queste stanze, nell’estate del 2019, aveva trovato la morte una giovane donna di 31 anni.
Il palazzo. Siamo in uno degli angoli più trafficati di tutta la città. La struttura, privata, dà su tre strade: viale Aldo Moro, via Peruzzi e via Longhena. Difficile capire cosa sia accaduto tra le mura di questo palazzo un tempo particolarmente vissuto. Sta di fatto che l’edificio si trova da un bel pezzo in totale stato di abbandono. Qui non esiste più un punto di riferimento e la proprietà sembra essersi volatilizzata. Alcune famiglie hanno così fatto le valigie e trovato un’altra sistemazione. Qualcuno è invece rimasto. E altre persone sono nel frattempo arrivate, occupando appartamenti e vecchi uffici in modo del tutto abusivo. La situazione ci ha impiegato davvero poco a degenerare. Oggi il palazzo che ospitava la Assl e la Banca Intesa è una pericolosa polveriera. Un palazzo devastato dal tempo e dall’uomo, dove saltano le fognature e cadono i calcinacci.
Il cortile. Il tour del degrado comincia nel grande cortile interno. Che le cose non vadano per il verso giusto lo si intuisce all’istante. I rifiuti sono un po’ dappertutto: carrelli della spesa fatti a pezzi, bidoni rovesciati, elettrodomestici rotti, sedie di plastica abbandonate. E poi, in due punti, vaste distese di buste gonfie di spazzatura. Come in una discarica qualsiasi, ma in mezzo alla gente e lungo una delle strade più importanti di Olbia, a pochi metri dai balconi fioriti, dalle insegne luminose e dagli abiti esposti in vetrina.
Interno da incubo. Il peggio arriva però all’interno. Anche sulle rampe delle scale che portano ai vari piani bisogna fare lo slalom tra i rifiuti. Su un pianerottolo qualcuno ha addirittura smontato e accatastato cinque lavatrici. Rifiuti di ogni tipo che sono stati infilati anche dentro gli ascensori fuori uso. Poi ci sono gli uffici e gli alloggi. In alcuni casi, le famiglie si sono ritagliate un minimo di dignità in mezzo all’inferno, tra panni stesi e giocattoli sistemati davanti ai portoni d’ingresso. Per il resto, è il degrado più profondo a conquistare la scena. Ci sono case tugurio con le porte sfondate e gli interni devastati, in un vortice di cucine smontate, letti macchiati, divani sfasciati e stoviglie rotte. Dietro alcune porte chiuse, ci sono gli appartamenti che sono stati nel tempo occupati. Fino a neanche due anni fa, al piano terra, operavano invece due ristoranti: uno di cucina orientale e l’altro di cucina brasiliana. I titolari, visto come vanno le cose, hanno dovuto alzare bandiera bianca. Così anche i due locali hanno presto fatto la fine del resto della struttura. Qui dentro è stato rubato di tutto: sedie, tavoli, cucine, impianti audio. Roba che sarebbe stata portata via addirittura con un furgone. Dal soffitto, come se non bastasse, sono piovuti dei calcinacci e la fogna ha infine coperto le mattonelle del pavimento.
Brutti giri. Chi vive nei dintorni non si sente al sicuro. Il palazzone è abitato da disperati che non hanno luoghi migliori dove andare. Ma anche da persone per nulla raccomandabili. La gente che abita nelle vicinanze parla di brutti giri, di spaccio, di abusi, di storie di violenza. Nel luglio del 2019, in uno dei tuguri, era stata trovata morta una giovane donna dalla vita travagliata, Selene Barbuscia, di 31 anni. A ucciderla era stata una overdose, come accertato dall’autopsia. Per il suo presunto spacciatore, la Procura ha da poco chiesto il rinvio a giudizio. La madre e il fratello della giovane, intervistati anche da Chi l’ha visto?, sono invece convinti che Selene Barbuscia sia stata in realtà uccisa. Secondo i familiari, sarebbe stato qualcun altro a iniettarle la maxi dose nel braccio.
Il palazzo. Siamo in uno degli angoli più trafficati di tutta la città. La struttura, privata, dà su tre strade: viale Aldo Moro, via Peruzzi e via Longhena. Difficile capire cosa sia accaduto tra le mura di questo palazzo un tempo particolarmente vissuto. Sta di fatto che l’edificio si trova da un bel pezzo in totale stato di abbandono. Qui non esiste più un punto di riferimento e la proprietà sembra essersi volatilizzata. Alcune famiglie hanno così fatto le valigie e trovato un’altra sistemazione. Qualcuno è invece rimasto. E altre persone sono nel frattempo arrivate, occupando appartamenti e vecchi uffici in modo del tutto abusivo. La situazione ci ha impiegato davvero poco a degenerare. Oggi il palazzo che ospitava la Assl e la Banca Intesa è una pericolosa polveriera. Un palazzo devastato dal tempo e dall’uomo, dove saltano le fognature e cadono i calcinacci.
Il cortile. Il tour del degrado comincia nel grande cortile interno. Che le cose non vadano per il verso giusto lo si intuisce all’istante. I rifiuti sono un po’ dappertutto: carrelli della spesa fatti a pezzi, bidoni rovesciati, elettrodomestici rotti, sedie di plastica abbandonate. E poi, in due punti, vaste distese di buste gonfie di spazzatura. Come in una discarica qualsiasi, ma in mezzo alla gente e lungo una delle strade più importanti di Olbia, a pochi metri dai balconi fioriti, dalle insegne luminose e dagli abiti esposti in vetrina.
Interno da incubo. Il peggio arriva però all’interno. Anche sulle rampe delle scale che portano ai vari piani bisogna fare lo slalom tra i rifiuti. Su un pianerottolo qualcuno ha addirittura smontato e accatastato cinque lavatrici. Rifiuti di ogni tipo che sono stati infilati anche dentro gli ascensori fuori uso. Poi ci sono gli uffici e gli alloggi. In alcuni casi, le famiglie si sono ritagliate un minimo di dignità in mezzo all’inferno, tra panni stesi e giocattoli sistemati davanti ai portoni d’ingresso. Per il resto, è il degrado più profondo a conquistare la scena. Ci sono case tugurio con le porte sfondate e gli interni devastati, in un vortice di cucine smontate, letti macchiati, divani sfasciati e stoviglie rotte. Dietro alcune porte chiuse, ci sono gli appartamenti che sono stati nel tempo occupati. Fino a neanche due anni fa, al piano terra, operavano invece due ristoranti: uno di cucina orientale e l’altro di cucina brasiliana. I titolari, visto come vanno le cose, hanno dovuto alzare bandiera bianca. Così anche i due locali hanno presto fatto la fine del resto della struttura. Qui dentro è stato rubato di tutto: sedie, tavoli, cucine, impianti audio. Roba che sarebbe stata portata via addirittura con un furgone. Dal soffitto, come se non bastasse, sono piovuti dei calcinacci e la fogna ha infine coperto le mattonelle del pavimento.
Brutti giri. Chi vive nei dintorni non si sente al sicuro. Il palazzone è abitato da disperati che non hanno luoghi migliori dove andare. Ma anche da persone per nulla raccomandabili. La gente che abita nelle vicinanze parla di brutti giri, di spaccio, di abusi, di storie di violenza. Nel luglio del 2019, in uno dei tuguri, era stata trovata morta una giovane donna dalla vita travagliata, Selene Barbuscia, di 31 anni. A ucciderla era stata una overdose, come accertato dall’autopsia. Per il suo presunto spacciatore, la Procura ha da poco chiesto il rinvio a giudizio. La madre e il fratello della giovane, intervistati anche da Chi l’ha visto?, sono invece convinti che Selene Barbuscia sia stata in realtà uccisa. Secondo i familiari, sarebbe stato qualcun altro a iniettarle la maxi dose nel braccio.
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