La Nuova Sardegna

Olbia

«Credevo di aver centrato una buca»

di Tiziana Simula
«Credevo di aver centrato una buca»

La versione dell’investitore di Davide Rossi, travolto e ucciso a Putzolu. «Mai pensato di aver preso un pedone»

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OLBIA. Era convinto di aver centrato in pieno una buca quando ha sentito quel colpo forte e sordo sotto il camioncino che ha fatto scoppiare il parabrezza. Lo aveva detto subito ai suoi colleghi appena era arrivato al deposito. «Ho beccato una buca, ho fatto danno al furgoncino». E lo ha ripetuto anche ai carabinieri quando è stato chiamato in caserma. I suoi colleghi avevano anche ipotizzato che avesse colpito un cinghiale. E anche questo ha riferito ai carabinieri. Ma mai ha pensato di aver investito una persona. Antonio Paolo Demuro, 66 anni, di Tempio, è indagato per omicidio stradale e omissione di soccorso. È accusato di aver travolto e ucciso mentre percorreva la statale 127, all’altezza di Putzolu, Davide Rossi, 36 anni, trovato senza vita la sera della vigilia di Natale dopo ore di ricerche. Il suo corpo era finito tra la fitta vegetazione a bordo strada a un centinaio di metri dal bar tabacchi Lu Buttighinu. È stato lo stesso conducente del mezzo a indicare a carabinieri e polizia impegnate nella ricerca del giovane scomparso, il luogo dove aveva sentito quel botto sotto il furgone. Il 36enne privo di vita era lì, coperto da rovi e foglie.

L’autopsia eseguita ieri sul corpo della vittima ha confermato che Davide Rossi è stato investito ed è morto sul colpo. Dai primi risultati emersi dall’esame autoptico (verranno eseguiti ora i necessari approfondimenti), le lesioni subite dal giovane olbiese risultano compatibili con l’investimento e con i danni riportati dal furgoncino condotto da Demuro. I familiari della vittima (il padre e la sorella) sono assistiti dagli avvocati Claudia Spano e Antonello Desini, mentre Antonio Paolo Demuro è difeso dall’avvocato Gianmario Lisca.

Davide Rossi aveva fatto perdere le sue tracce nelle prime ore di giovedì 23 dicembre. Verso le 6 del mattino dopo essere stato in alcuni locali della città, era stato visto da una ragazza che lavora a Lu Buttighinu di Putzolu, proprio davanti al bar. Forse l’ultima persona ad averlo visto in vita. Si sarebbe quindi incamminato verso la città, procedendo sul bordo della pericolosa 127, dove è stato travolto, con tutta probabilità da dietro, da un camioncino che procedeva nella stessa direzione. Nel primo pomeriggio, i familiari e gli amici non vedendolo rientrare a casa, né rispondere al cellulare, hanno cominciato a cercarlo. Le ricerche che si sono concentrate in particolare nella zona tra Isticadeddu e Putzolu, dove è stato anche trovato il suo cellulare. Carabinieri e polizia hanno lavorato incessantemente per ricostruire gli ultimi movimenti di Davide Rossi, mentre sia gli amici che le forze dell’ordine continuavano a setacciare la zona. Il 24 sera, il ritrovamento. I vigili del fuoco con l’ausilio di cesoie e seghe elettriche, sono riusciti a individuare il corpo senza vita del 36enne, nascosto dalla vegetazione.

Ai carabinieri Demuro ha detto di non aver visto nessuno sul ciglio della strada. Di aver sentito un forte colpo sotto il camioncino che ha fatto esplodere il parabrezza, di essersi fermato più avanti perché in quel punto era pericoloso per vedere cos’era successo al mezzo, pensando subito di aver preso una buca. Ne aveva parlato con i colleghi appena arrivato al deposito, qualcuno aveva anche ipotizzato che avesse centrato un cinghiale. Uno di loro aveva fatto il percorso a ritroso della strada, senza vedere nulla. Poi la chiamata dei carabinieri che lo avevano rintracciato. Il nuovo sopralluogo a Putzolu insieme allo stesso conducente. E il drammatico ritrovamento della vittima. Una tragedia. Un grande dolore per tutta la città.

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