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Olbia

il vescovo Sanguinetti 

Il Natale al tempo della pandemia «Serve ancora più responsabilità»

Il Natale al tempo della pandemia «Serve ancora più responsabilità»

TEMPIONemmeno il momento storico che viviamo, segnato dagli effetti devastanti della pandemia può spegnare la luce che continua a promanare dalla stalla di Betlemme. Con questa certezza il vescovo...

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TEMPIO
Nemmeno il momento storico che viviamo, segnato dagli effetti devastanti della pandemia può spegnare la luce che continua a promanare dalla stalla di Betlemme. Con questa certezza il vescovo Sebastiano Sanguinetti si rivolge ai galluresi per i tradizionali auguri natalizi. Alla recrudescenza del virus, che contribuisce al permanere del clima di paura e delle restrizioni, il vescovo oppone un fatto storico che apre alla speranza: «Dio padre mandò il figlio suo, ossia il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, perché abitasse fra gli uomini e a essi rivelasse i segreti di Dio». Per questo, aggiunge il presule, «stona, non solo per i cristiani, che da più parti se ne perda via via il significato e la portata, non solo sotto il profilo religioso ma anche sotto quello culturale, sociale e antropologico. In taluni ambienti si arriva persino a ipotizzarne – aggiunge monsignor Sanguinetti – la cancellazione del nome, per un malinteso rispetto delle diverse sensibilità. Nemmeno il consumismo, che fa di questa ricorrenza uno dei momenti su cui maggiormente investe l’onnipresente macchina pubblicitaria, non fa certo un buon servizio al messaggio evocato dal mistero dell’Incarnazione del Verbo di Dio». Spetta ai cristiani ravvivare sempre questo clima, «non perdendo di vista la portata, per la vita di ciascuno e per l’intera storia umana, della presenza di Gesù Cristo, che racchiude i segreti di Dio, nei quali risiedono anche i segreti dell’uomo, cioè le verità che riguardano il suo destino». . «La situazione pandemica richiama noi cristiani – dice il vescovo gallurese – a un supplemento di responsabilità personale e comunitaria. Siamo convinti che non possiamo essere al di fuori, al di sopra o di fronte alla società, ma esserne lievito e fermento con la forza rigeneratrice del Vangelo e dell’incarnazione del figlio di Dio».

«Responsabilmente ci siamo adeguati alle sempre più stringenti direttive del Governo centrale. Una scelta sofferta – dice monsignor Sanguinetti – e da alcuni, forse, non da subito compresa, eppure doverosa e necessaria, sia per la tutela dei nostri fedeli, sia per dare un segno che come Chiesa siamo dentro il nostro Paese con identica corresponsabilità e solidarietà e, in più, con il preciso compito di educare la nostra gente al pieno rispetto delle regole e da quanto imposto per la tutela del bene comune, che comprende anche quello della salute».

«L’amore cristiano ci aiuti a superare la solitudine e l’isolamento, la presunzione di autosufficienza, che se da una parte ci fa essere disponibili verso le solitudini degli altri, dall’altra ci rende anche umili nel saperci affidare all’aiuto e al soccorso degli altri. Solo un amore solidale e reciprocamente scambiato – conclude il vescovo di Tempio – dà ai rapporti interpersonali e sociali un senso compiuto e appagante». (mario girau)



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