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Olbia

Cucumiao, il ristorante di Palau clonato a Lissone: battaglia legale

di Claudio Inconis
Cucumiao, il ristorante di Palau clonato  a Lissone: battaglia legale

Stesso nome e marchio. Un autentico caos nelle prenotazioni, scatta la diffida

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PALAU. «Buonasera, siamo sei persone da Monza, vorremmo prenotare un tavolo», «Volentieri ma noi siamo a Palau». Più o meno è questo il tenore delle telefonate di prenotazione degli ultimi mesi per Fabrizio Bellomo e lo staff del suo ristorante “Cucumiao” di Palau, notissimo in Gallura e in Sardegna. Il motivo? La presenza di un ristorante omonimo a Lissone, provincia di Monza: stesso nome (“civetta” in sardo), stesso logo e stessa proposta culinaria. Abbastanza da creare una certa confusione tra i clienti e una disputa a suon di carte bollate tra i proprietari.

La ricostruzione. A raccontare l’evoluzione dei fatti è Fabrizio Bellomo, proprietario del ristorante di Palau: «I problemi sono iniziati nell’estate 2020 e i disagi si presentavano sotto forma di prenotazioni errate. Ovvero clienti che dicevano d’aver prenotato di cui non avevamo riscontro, o viceversa prenotazioni che non venivano disdette, lasciando il coperto inutilizzato nonostante ci fossero persone che aspettavano di sedersi». «Nessuno – ricorda Bellomo – poteva immaginare la scoperta di un altro ristorante con lo stesso nome e lo stesso logo. Badate bene: il nostro marchio è stato regolarmente registrato nel 2014». Risolutivo nel far chiarezza un turista lombardo: «Un signore in vacanza a Palau che ci disse di essere cliente abituale del “nostro punto ristorante a Lissone”. Peccato noi fossimo totalmente all’oscuro di essere diventati una catena».

La scoperta. Difficile capire le ragioni di questa scelta, ma sono evidenti i problemi legati all’omonimia: «Non conosciamo i proprietari dell’altro ristorante ma la nostra è una realtà che opera dal 2011 e col duro lavoro ci siamo fatti un nome nel settore. In questo modo, invece, è capitato di vederci “taggati” in piatti e portate che non erano nostri, oltre a prenotazioni che saltavano perché i clienti avevano contattato il ristorante sbagliato», aggiunge il proprietario, che ha anche provato a contattare i responsabili dell’altro ristorante per chiarire l’equivoco e trovare una soluzione: «Anche perché sono situazioni che, per quanto particolari, possono succedere nel mondo del lavoro, per quanto il nostro sia un nome molto particolare. Ma dall’altro lato abbiamo riscontrato una totale assenza di dialogo, ottenendo come risposta che trovandosi in un’altra regione non si trattava di concorrenza e rifiutandosi per questo di apportare qualsiasi modifica al loro nome».

Lo scontro. A questo punto l’inevitabile ricorso agli avvocati e alla carta bollata. Come primo risultato il ristorante lombardo, riconducibile alla società “RM group”, opta per un aumento di consonante: «Hanno modificato il nome in “Cuccumiao”, con una doppia c che per la clientela lombarda sicuramente era trascurabile, ma di fatto non modificando i problemi per le ricerche online e contribuendo ad accrescere la confusione e il disagio. Oltretutto, inutile dire che anche il possesso dei domini internet è diventato problematico, richiedendo la trascrizione esatta del nome per non sbagliare ristorante».

La diffida. In pratica: digitando “Cuccumiao” su internet compare come prima opzione il numero telefonico del ristorante lombardo. Abbastanza da rendere necessario avviare l’iter di diffida stragiudiziale: «Finalmente lo scorso 30 novembre abbiamo ottenuto il cambio totale del nome dell’altro ristorante, per quanto sui motori di ricerca ci sia ancora il passaggio automatico dal vecchio nome all’attuale». Una vittoria parziale, quindi, che lascia un po’ di amaro in bocca: «Soprattutto dispiace non ci siano correttezza e buon senso tra noi del settore, che già stiamo vivendo un periodo complicato. Ora cercheremo di capire come tutelarci per il dominio internet e speriamo che d’ora in poi si possa parlare solo della nostra cucina».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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