Capodanno sul lungomare buona cucina e sicurezza
di Paolo Ardovino
Niente concerto ma locali tutti aperti: la prima volta del waterfront riqualificato Gli operatori: «Il Comune ha fatto la sua parte, ora tocca a noi cambiare la città»
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OLBIA. Nei sogni, era un po' diverso. Luci, grande concerto in riva al mare, passeggiata affollata. Resta comunque il primo Capodanno sul nuovo lungomare. Nel segno dell'austerità e della sicurezza, come nel resto d'Italia, ma intanto i locali che hanno cambiato il volto di quella zona sul mare si preparano a festeggiare il nuovo anno.
Le proposte. Lo Zenit ha aperto da pochissimo e si è subito candidato come nuovo salotto sotto le stelle. Il target è giovane, per il cocktail bar e ristorante che si affaccia sulla curva che dà verso il monumento ai caduti. «Abbiamo aperto il 22 dicembre, prima del Dpcm che ha annunciato l’annullamento di ogni tipo di evento e ha rafforzato le restrizioni per le festività – spiega la titolare Teresa Pittorra –. Sento gli olbiesi dire che noi realtà appena nate e altre già esistenti stiamo cambiando volto a una parte di città. Sono contenta, soprattutto perché in sinergia tra pubblico e privato, l’amministrazione comunale ha riqualificato la zona e ognuno sta proponendo la propria offerta».
Niente cenone di Capodanno, allo Zenit hanno optato per menù alla carta. «In modo da permettere di scegliere cosa e quanto mangiare – dice lo chef Manolo Sechi –, possiamo farlo anche visti i pochi coperti. La proposta è varia, basata su un percorso culinario tra antiche tradizioni rivisitate». Cita l’uso esclusivo di paste fresche anche particolari, andarinos di Usini, maccarones lados e de busa. Proposte di mare ma anche di terra, presente il piatto che ha reso il cuoco noto anche ai palati internazionali: «il tagliolino giallo», con emulsione di ricci di mare e con ostriche e bottarga.
Accanto, il ristorante Inaqua per l’ultima notte dell’anno sceglie invece cenone ad hoc. Ostriche, carpaccio di dentice, polpo negli antipasti, primo con tortelli di zafferano e cernia, broccoletti, capperi e limone. Come secondo spigola ma anche agnello. Immancabile il cotechino con le lenticchie.
«Il piatto forte? Be’ un po’ tutti, io credo che debba sempre che il menù debba essere il piatto forte – così lo chef Federico Luraghi –. La proposta è legata tanto al pesce quanto alla carne».
«Abbiamo optato per il cenone perché specie quest’anno dove non ci sarà un concertone in piazza sarà possibile rimanere a tavola più tempo – interviene il restaurant manager Marco Madonna –. Poi pensiamo all’estate, quando tutti i posti si riverseranno all’esterno e sarà come una sala sul lungomare».
Prima e dopo. «Sì è vero, quest’anno non potremo fare molto, ma sul nuovo lungomare, posso dire che è cambiato tutto e in positivo».
Quirico Mele è un’istituzione di quella che prima era semplicemente la parte bassa di via Regina Elena e oggi è la parte più suggestiva del nuovo lungomare. Il My Bar è uno dei locali presenti lì da anni, che hanno vissuto sulla propria pelle il cambiamento della città fronte mare.
«Prima non era affatto una zona di passeggio, ora sì si può parlare di riqualificazione, e sono nati nel frattempo altri locali. Concorrenza? No, sono sincero, ognuno fa il suo, è salita la qualità e questo è anche uno stimolo».
Le proposte. Lo Zenit ha aperto da pochissimo e si è subito candidato come nuovo salotto sotto le stelle. Il target è giovane, per il cocktail bar e ristorante che si affaccia sulla curva che dà verso il monumento ai caduti. «Abbiamo aperto il 22 dicembre, prima del Dpcm che ha annunciato l’annullamento di ogni tipo di evento e ha rafforzato le restrizioni per le festività – spiega la titolare Teresa Pittorra –. Sento gli olbiesi dire che noi realtà appena nate e altre già esistenti stiamo cambiando volto a una parte di città. Sono contenta, soprattutto perché in sinergia tra pubblico e privato, l’amministrazione comunale ha riqualificato la zona e ognuno sta proponendo la propria offerta».
Niente cenone di Capodanno, allo Zenit hanno optato per menù alla carta. «In modo da permettere di scegliere cosa e quanto mangiare – dice lo chef Manolo Sechi –, possiamo farlo anche visti i pochi coperti. La proposta è varia, basata su un percorso culinario tra antiche tradizioni rivisitate». Cita l’uso esclusivo di paste fresche anche particolari, andarinos di Usini, maccarones lados e de busa. Proposte di mare ma anche di terra, presente il piatto che ha reso il cuoco noto anche ai palati internazionali: «il tagliolino giallo», con emulsione di ricci di mare e con ostriche e bottarga.
Accanto, il ristorante Inaqua per l’ultima notte dell’anno sceglie invece cenone ad hoc. Ostriche, carpaccio di dentice, polpo negli antipasti, primo con tortelli di zafferano e cernia, broccoletti, capperi e limone. Come secondo spigola ma anche agnello. Immancabile il cotechino con le lenticchie.
«Il piatto forte? Be’ un po’ tutti, io credo che debba sempre che il menù debba essere il piatto forte – così lo chef Federico Luraghi –. La proposta è legata tanto al pesce quanto alla carne».
«Abbiamo optato per il cenone perché specie quest’anno dove non ci sarà un concertone in piazza sarà possibile rimanere a tavola più tempo – interviene il restaurant manager Marco Madonna –. Poi pensiamo all’estate, quando tutti i posti si riverseranno all’esterno e sarà come una sala sul lungomare».
Prima e dopo. «Sì è vero, quest’anno non potremo fare molto, ma sul nuovo lungomare, posso dire che è cambiato tutto e in positivo».
Quirico Mele è un’istituzione di quella che prima era semplicemente la parte bassa di via Regina Elena e oggi è la parte più suggestiva del nuovo lungomare. Il My Bar è uno dei locali presenti lì da anni, che hanno vissuto sulla propria pelle il cambiamento della città fronte mare.
«Prima non era affatto una zona di passeggio, ora sì si può parlare di riqualificazione, e sono nati nel frattempo altri locali. Concorrenza? No, sono sincero, ognuno fa il suo, è salita la qualità e questo è anche uno stimolo».
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