Lavori nello storico rudere ma è un restauro abusivo
di Dario Budroni
La struttura è stata murata da persone non autorizzate. Polemica sui social I proprietari: «Il nostro immobile era stato occupato». Scattano anche le denunce
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OLBIA. Il restauro fai da te è un disastro. Blocchetti di cemento sistemati alla rinfusa e due casse gialle per il vuoto a rendere utilizzate per sorreggere l’architrave di un futuro finestrone. Lo storico rudere di Cala Saccaia, di fronte al faro di Isola Bocca, adesso si presenta così, in tutta la sua bruttezza. Un impiastro che non poteva certo passare inosservato. Chi passeggia da queste parti ha subito notato la novità e le fotografie del rudere sono quindi finite sui social, dove è scoppiata anche una polemica. Alla fine, però, a intervenire pubblicamente è stato direttamente il progettista della società proprietaria sia dell’area che della struttura sul mare. «Noi non c’entriamo nulla. È tutta opera di abusivi» spiegano con decisione dalla Cala Saccaia investimenti. La stessa società che alcuni mesi fa aveva ottenuto l’autorizzazione a restaurare il rudere ma che il suo intervento non lo ha ancora cominciato. Se ne parlerà con tutta probabilità in primavera, dopo l’eliminazione dei blocchetti e degli altri materiali depositati da chi si era convinto di poter agire come se fosse a casa sua.
La tutela. Il rudere di Cala Saccaia, tutelato come il resto degli edifici e delle aree attorno, si trova alla bocca del golfo interno. A luglio, dopo diversi tentativi, i proprietari avevano ottenuto il via libera al restauro dell’edificio in base però alle rigidissime prescrizioni di Comune, Ufficio tutela del paesaggio e Soprintendenza. Impossibile cambiare la destinazione d’uso: l’immobile era un magazzino-deposito e tale dovrà restare anche in futuro. I proprietari potranno solo mettere in campo una operazione di restyling ben precisa: zero opere esterne, nessuna modifica dei luoghi, mantenimento della pietra a vista e utilizzo di vetrate nei punti in cui le vecchie mura sono crollate.
Il disastro. A più riprese, con i primi interventi cominciati già diversi mesi fa, qualcuno ha però deciso di “riparare” abusivamente il rudere e trasformarlo in uno spazio proprio. Dove i muri sono crollati, le pareti sono state man mano ricostruite con l’utilizzo di blocchetti in cemento, tra l’altro disposti un po’ a casaccio. Nel punto più alto del rudere, invece, si è tentato di realizzare un finestrone attraverso tavole di legno, tubi di metallo e due casse di acqua San Pellegrino.
La proprietà. Dopo le foto pubblicate sui social e l’indignazione di diversi olbiesi, è stato Ninni Chessa, progettista della Cala Saccaia investimenti srl, a mettere le cose in chiaro. «Voglio rassicurare i tanti olbiesi che in questi giorni si sono preoccupati dei maldestri interventi eseguiti sull'immobile in località Cala Saccaia – ha scritto Chessa su Facebook –. L'immobile è di proprietà privata e naturalmente ricade in area privata. L'immobile è stato oggetto di recente di una autorizzazione per il restauro e il risanamento conservativo. Io sono il progettista e il direttore dei lavori. A oggi, i lavori di restauro non sono iniziati. Purtroppo di recente lo stesso immobile è stato occupato abusivamente. Una prima volta l’abusivo è stato colto in flagranza di reato e denunciato. Da qualche giorno probabilmente un’altra persona si apprestava ancora a eseguire opere abusive e in proprietà altrui. Ho provveduto a eseguire un sopralluogo e a informare l’autorità giudiziaria. Credo ci sia poco altro da aggiungere. Pare ormai di moda scoprire e trovare naturale che le proprietà altrui, ancorché prive di presidi costanti, siano oggetto di occupazione come se il bene fosse di ciascuno». Ieri, la proprietà ha incaricato degli operai a rimuovere alcuni materiali e a rimettere in sicurezza lo stabile.
La tutela. Il rudere di Cala Saccaia, tutelato come il resto degli edifici e delle aree attorno, si trova alla bocca del golfo interno. A luglio, dopo diversi tentativi, i proprietari avevano ottenuto il via libera al restauro dell’edificio in base però alle rigidissime prescrizioni di Comune, Ufficio tutela del paesaggio e Soprintendenza. Impossibile cambiare la destinazione d’uso: l’immobile era un magazzino-deposito e tale dovrà restare anche in futuro. I proprietari potranno solo mettere in campo una operazione di restyling ben precisa: zero opere esterne, nessuna modifica dei luoghi, mantenimento della pietra a vista e utilizzo di vetrate nei punti in cui le vecchie mura sono crollate.
Il disastro. A più riprese, con i primi interventi cominciati già diversi mesi fa, qualcuno ha però deciso di “riparare” abusivamente il rudere e trasformarlo in uno spazio proprio. Dove i muri sono crollati, le pareti sono state man mano ricostruite con l’utilizzo di blocchetti in cemento, tra l’altro disposti un po’ a casaccio. Nel punto più alto del rudere, invece, si è tentato di realizzare un finestrone attraverso tavole di legno, tubi di metallo e due casse di acqua San Pellegrino.
La proprietà. Dopo le foto pubblicate sui social e l’indignazione di diversi olbiesi, è stato Ninni Chessa, progettista della Cala Saccaia investimenti srl, a mettere le cose in chiaro. «Voglio rassicurare i tanti olbiesi che in questi giorni si sono preoccupati dei maldestri interventi eseguiti sull'immobile in località Cala Saccaia – ha scritto Chessa su Facebook –. L'immobile è di proprietà privata e naturalmente ricade in area privata. L'immobile è stato oggetto di recente di una autorizzazione per il restauro e il risanamento conservativo. Io sono il progettista e il direttore dei lavori. A oggi, i lavori di restauro non sono iniziati. Purtroppo di recente lo stesso immobile è stato occupato abusivamente. Una prima volta l’abusivo è stato colto in flagranza di reato e denunciato. Da qualche giorno probabilmente un’altra persona si apprestava ancora a eseguire opere abusive e in proprietà altrui. Ho provveduto a eseguire un sopralluogo e a informare l’autorità giudiziaria. Credo ci sia poco altro da aggiungere. Pare ormai di moda scoprire e trovare naturale che le proprietà altrui, ancorché prive di presidi costanti, siano oggetto di occupazione come se il bene fosse di ciascuno». Ieri, la proprietà ha incaricato degli operai a rimuovere alcuni materiali e a rimettere in sicurezza lo stabile.
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