I vandali hanno “mutilato” il monumento dell’Anmil
Danneggiata l’opera dello scultore Pietro Deiana, le scritte ora sono illeggibili Nel 2000 la cerimonia inaugurale nella rotatoria davanti al centro Olbiamare
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OLBIA. La lapide che commemora i mutilati è essa stessa mutilata. E sembra umorismo ma è la realtà in cui si trova la statua dell'Anmil a Poltu Quadu, che dà sulla larga rotonda a pochi metri dal centro commerciale Olbiamare di Sa Marinedda. Compagno abituale per gli abitanti della zona, il monumento in pietra affacciato sulla strada, inaugurato nell'autunno del 2000, oggi avrebbe bisogno di una risistemata.
Nel vero senso della parola, occorrerebbe risistemare prima di tutto le lettere impresse sulla lapide in granito, basamento della statua. A intuito, la scritta completa è questa: «associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro», tuttavia alcune lettere sono state del tutto staccate spezzando così le parole. E il risultato sembra un tabellone della ruota della fortuna. Rimangono solo i fori delle vocali e delle consonanti mancanti.
Più che per i segni del tempo, è molto probabile che il monumento sia stato ridotto in quel modo da uno o più atti vandalici. Lasciarlo in questo stato, però, sarebbe un peccato nonché un’ironia del caso. Mutilata l’opera per i mutilati.
Custode del tempo e della quotidianità di quella zona di città, il monumento ha visto la luce grazie alle tante donazioni raccolte all’epoca da un comitato promotore. Su progetto del geometra Pasqualino Pilisio, a realizzare la figura in pietra che si regge sul bastone è stato lo scultore Pietro Deiana, e pare che un marmista avesse regalato lapide e granito. La cerimonia di inaugurazione si tenne il 12 novembre 2000, alla presenza di numerosi abitanti del quartiere e del primo cittadino allora in carica, lo stesso Settimo Nizzi che anche oggi guida l’amministrazione comunale di Olbia. Durante la cerimonia ci furono messa solenne, applausi ma anche discorsi sentiti sull’ancora gravoso problema delle morti e degli incidenti sul lavoro da parte dei rappresentanti provinciali della stessa associazione. (p.a.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nel vero senso della parola, occorrerebbe risistemare prima di tutto le lettere impresse sulla lapide in granito, basamento della statua. A intuito, la scritta completa è questa: «associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro», tuttavia alcune lettere sono state del tutto staccate spezzando così le parole. E il risultato sembra un tabellone della ruota della fortuna. Rimangono solo i fori delle vocali e delle consonanti mancanti.
Più che per i segni del tempo, è molto probabile che il monumento sia stato ridotto in quel modo da uno o più atti vandalici. Lasciarlo in questo stato, però, sarebbe un peccato nonché un’ironia del caso. Mutilata l’opera per i mutilati.
Custode del tempo e della quotidianità di quella zona di città, il monumento ha visto la luce grazie alle tante donazioni raccolte all’epoca da un comitato promotore. Su progetto del geometra Pasqualino Pilisio, a realizzare la figura in pietra che si regge sul bastone è stato lo scultore Pietro Deiana, e pare che un marmista avesse regalato lapide e granito. La cerimonia di inaugurazione si tenne il 12 novembre 2000, alla presenza di numerosi abitanti del quartiere e del primo cittadino allora in carica, lo stesso Settimo Nizzi che anche oggi guida l’amministrazione comunale di Olbia. Durante la cerimonia ci furono messa solenne, applausi ma anche discorsi sentiti sull’ancora gravoso problema delle morti e degli incidenti sul lavoro da parte dei rappresentanti provinciali della stessa associazione. (p.a.)
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