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Olbia

Sughero, 50 aziende verso la rivolta: «No all’embargo»

Marco Bittau
Sughero, 50 aziende verso la rivolta: «No all’embargo»

Tutte contro l’obbligo di bollitura prima dell’esportazione. Satta: «Non c’è una base scientifica, si rischia di chiudere»

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BUDDUSÒ. Da qualche giorno il comparto del sughero è diventato una polveriera. Tra gli operatori c’è aria di rivolta e sabato prossimo le oltre 50 aziende sarde esportatrici di sughero grezzo si riuniranno in assemblea a Buddusò. Un solo punto all’ordine del giorno: l’emendamento della discordia inserito nella Legge finanziaria nazionale che limita l’esportazione del sughero grezzo e impone ai produttori una sorta di “embargo” se prima non verrà fatta la lavorazione preliminare del prodotto, cioè la bollitura.

Il confronto è aperto. Il partito dei favorevoli all’emendamento annovera Confindustria-Federlegno, quello dei contrari sicuramente il consigliere regionale sardista Giovanni Satta, di Buddusò, una delle capitali del sughero in Sardegna. «La ratio dell’emendamento – dice Satta – riguarda la lotta a un coleottero, il coraebus undatus, senza però alcuna base scientifica che venga data dall’Università, alla quale anzi l’emendamento riserva 120 mila euro proprio per la ricerca. Inoltre, stupisce che la discussione finisca sull’inquinamento e sull’occupazione». «Per il primo aspetto – precisa il consigliere regionale Psd’az, vicino al presidente Solinas – è bene sottolineare che i tir destinati alla Spagna e al Portogallo percorrono in Sardegna la stessa strada che percorrono per arrivare ai punti di bollitura. Infatti, solcano il mare e spesso sbarcano a pochi chilometri dagli stabilimenti. Si tratta di circa 500 o 600 tir all’anno e se il sughero dovesse viaggiare solo già bollito movimenterebbe tra 350 e 400 tir con un decremento di circa 150 o 200 camion, un numero che non inciderebbe in maniera significativa sulle emissioni di CO2. Bisognerebbe poi verificare le emissioni causate dagli stessi impianti di bollitura in Sardegna e, sopratutto, se questi sono a norma e se lo saranno fra qualche mese quando dovrebbero iniziare le operazioni di bollitura». «Per quanto riguarda, invece, l’occupazione – aggiunge Satta – se si intervenisse nei boschi per la pulizia e la manutenzione, attraverso Forestas con la nuova legge sul turnover, si occuperebbero centinaia di persone e in modo stabile. Lavoratori sardi, come d’altronde sono sardi anche gli autisti delle aziende di trasporto. Il Centro di programmazione regionale sarà chiamato a fare molto di più di quanto non abbiano fatto la Stazione sperimentale del sughero e l’Agris negli ultimi 30 anni per il Tca, il tricloroanisolo, malattia che conferisce al vino il sapore di tappo. Cioè il vero grande problema del sughero sardo. A questo proposito, sarà presentato presto un innovativo progetto con solide basi scientifiche che darà risposte concrete al problema». «Gli operatori – conclude Satta – sono favorevoli a un rilancio complessivo del settore sugheriero e attendono però un programma organico condiviso che dia impulso a un prodotto pregiato e unico al mondo, magari incentivando la lavorazione in loco. Certo, non semplicemente un provvedimento condiviso da pochi e calato dall’alto, dalla mattina alla sera, senza alcun confronto. Non si è tenuto conto del fatto che anche gli esportatori sono aziende serie che curano l’acquisto, l’estrazione e l’esportazione dando lavoro a centinaia di persone e che, se venisse applicata tale norma, rischierebbero la chiusura. Quanto meno, avrebbero bisogno di tempo e risorse per organizzarsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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