La Nuova Sardegna

Olbia

I mestieri in estinzione chiude lo storico calzolaio

di Andrea Nieddu
I mestieri in estinzione chiude lo storico calzolaio

La Maddalena. Addio alla bottega artigiana creata nel 1933 da Giuseppe Masu Il figlio Rino: «Una decisione presa a malincuore ma non c’è più mercato»

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LA MADDALENA. Hanno rimesso a nuovo le scarpe di intere famiglie di maddalenini per quasi un secolo. Un antico mestiere, una vera e propria arte quella del calzolaio, trasmesso da padre in figlio. Ma per la storica bottega artigiana di via Regina Margherita creata da Giuseppe Masu e portata avanti dopo la sua morte dal figlio Rino, è arrivato il momento di abbassare per sempre la serranda. Un addio nostalgico che ha dovuto fare i conti con un mercato sempre più flebile fino a quasi scomparire. Una scelta obbligata e non indolore per Rino Masu che ha perpetuato fino a quando ha potuto i saperi che gli erano stati insegnati con maestria e professionalità dal padre Giuseppe.

Lui, ha lavorato ininterrottamente per 60 anni. Rino ha varcato la soglia della bottega quando era appena adolescente e ci ha lavorato quotidianamente per 28 anni.

«Ora la situazione è cambiata – spiega Rino – Prima c’era una clientela abbastanza florida, adesso i clienti sono diminuiti e di conseguenza anche il lavoro, per cui non c’è più la convenienza economica per continuare a tenere aperta l’attività. E, seppure a malincuore, ho dovuto prendere questa drastica decisione mettendo fine a un’attività storica portata avanti per quasi un secolo».

Il calzolaio è un mestiere che sta scomparendo anche nell’isola, così come ovunque. Fino al 31 dicembre scorso c’erano due calzolai nella piazza. Ora è rimasto solamente Pino Fancellu, altro veterano delle scarpe.

Rino è entrato per la prima volta nella bottega di calzolaio, a due passi dalla piazza Garibaldi, nel centro storico, quando aveva 15 anni. A insegnargli il mestiere, il padre Giuseppe che aprì l’attività nel 1933 lasciando il lavoro dopo sessant’anni.

Racconta Rino, ritornando indietro nel tempo.

«Durante tutti questi anni trascorsi dietro i macchinari abbiamo rimesso a nuovo scarpe, borse e cinture di centinaia di maddalenini e marinai della base navale, ma anche degli americani negli anni addietro. Il lavoro c’era. Ci permetteva di campare le nostre famiglie».

Rino ha anche cercato di inserire diversi giovani nella sua bottega perché imparassero il mestiere, senza però avere la soddisfazione di poterlo insegnare.

«Ho tentato anche con mio figlio – ammette – ma il lavoro è diminuito talmente tanto che ha preferito optare per altro. Posso però dire di aver avuto grosse soddisfazioni da parte di molti clienti che sono stati contenti del certosino lavoro eseguito sia da me che, a suo tempo, da mio padre, di cui veniva apprezzata tanto la sua disponibilità e la sua pazienza nell’accontentarli sempre».

Una virtù che Rino ha sapientemente ereditato da suo padre.

«Il mio motto era uno solo: essere disponibile con tutti e non scontentare nessuno».

Il suo lavoro è stato sempre apprezzato, è considerato un grande professionista, un artigiano delle scarpe e della pelletteria. Una passione e non solo un mestiere, il suo. E non è detto che qualche capatina nella bottega ce la faccia ancora. Anche perché all’interno ci sono ancora scarpe e tutta l’attrezzatura per sbrigare qualche lavoretto.

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