«Monte Pino, la ricostruzione a rilento»
di Tiziana Simula
Il comitato in allarme. La presidente Giuseppina Pasella: «Solo due mezzi nel cantiere e una gran mole di lavoro da fare»
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OLBIA. Una distesa di terra, massi, resti di cantiere e grossi manufatti in cemento armato da buttare giù. Un’imponente mole di lavoro attende l’impresa Italiana costruzioni infrastrutture a cui l’Anas ha affidato i lavori di ricostruzione della strada crollata di Monte Pino. Nel cantiere finito sotto inchiesta e sequestrato e poi dissequestrato per permettere il ripristino della viabilità, l’impresa è all’opera da fine ottobre. Ma il Comitato dei cittadini che da otto anni lotta per la sua ricostruzione – da quando la provinciale 38 bis collassò sotto la furia dell’alluvione del 18 novembre 2013 trascinando nella voragine tre vite – è già sul piede di guerra, scottato da anni di promesse mai mantenute. «La preoccupazione è che anche questa volta si arrivi a un nulla di fatto – dice la presidente del Comitato, Giuseppina Pasella – Ci sono due mezzi al lavoro, fino all’altro ieri era solo uno, e una manciata di operai a fronte di un’enorme mole di lavoro da fare, con le demolizioni delle costruzioni realizzate dalla precedente impresa, appena cominciate. Sono passati quasi tre mesi da quando è stato riaperto il cantiere e ci sembra che i lavori stiano andando a rilento considerato che il tempo previsto per completare l’intervento è di sedici mesi. La paura è che neppure questa volta si riesca a ricostruire la strada. Ci siamo battuti per otto anni e le nostre aspettative sono sempre state disattese, siamo stati presi in giro per troppo tempo – prosegue Giuseppina Pasella – Ma vorrei anche rimarcare la nostra amarezza per non essere informati né da Anas, né dall’impresa, sullo stato dei lavori. Ci ho provato personalmente, senza riuscirci. Siamo cittadini che da anni vivono nel disagio, isolati a causa di una strada crollata, unica incompiuta del pacchetto emergenziale legato al ciclone Cleopatra, credo che essere informati sia un nostro sacrosanto diritto».
La ricostruzione della provinciale 38 bis ha una storia a dir poco travagliata. Passata attraverso un primo appalto, la successiva rescissione del contratto all’impresa aggiudicataria, l’inchiesta della Procura di Tempio col sequestro dei cantieri a causa di cedimenti nelle opere realizzate, il dissequestro avvenuto dopo un anno e, infine, a nell’ottobre scorso, il via alla ricostruzione. L’impresa titolare del cantiere è la Italiana costruzioni infrastrutture, di Roma, la stessa che sta realizzando i lotti 3, 5 e 6 della Sassari Olbia. Con in tasca un accordo quadro, la Ici deve mettere in sicurezza il cantiere, demolire le opere danneggiate e ricostruire la viabilità collassata. Tutto questo in un arco di tempo che l’Anas ha calcolato in sedici mesi. L’intervento costerà 6 milioni e mezzo di euro.
Per due anni, quello sulla provinciale, è stato un vero e proprio cantiere fantasma, dopo che l’impresa che stava eseguendo i lavori, la Imp costruzioni di Carloforte, era andata via e l’Anas aveva rescisso il contratto, il 3 settembre 2019. Da allora tutto si era fermato e i lavori non sono mai proseguiti. Anche perché su quel cantiere è stata aperta un’inchiesta da parte del procuratore di Tempio, Gregorio Capasso, scattata in seguito a gravi cedimenti che si erano verificati all’indomani di forti piogge in diversi punti delle opere realizzate (e poi abbandonate) dall’impresa di Carloforte (che risulta indagata).
La svolta è arrivata lo scorso mese di settembre, quando il gip del tribunale di Tempio, su richiesta del procuratore Capasso, ha disposto la rimozione dei sigilli. L’agognata ricostruzione della strada sprofondata nell’alluvione del 18 novembre 2013 – nel crollo morirono Bruno Fiore, sua moglie Sebastiana Brundu e la consuocera Maria Loriga, mentre una quarta persona, Veronica Gelsomino, rimase ferita – poteva finalmente cominciare. Il comitato dei cittadini che negli anni ha messo in piedi numerose proteste fino a incatenarsi davanti alla strada finita sotto sequestro, vigila costantemente sul cantiere. «Siamo pronti a una nuova mobilitazione, se sarà necessario», preannuncia Giuseppina Pasella.
La ricostruzione della provinciale 38 bis ha una storia a dir poco travagliata. Passata attraverso un primo appalto, la successiva rescissione del contratto all’impresa aggiudicataria, l’inchiesta della Procura di Tempio col sequestro dei cantieri a causa di cedimenti nelle opere realizzate, il dissequestro avvenuto dopo un anno e, infine, a nell’ottobre scorso, il via alla ricostruzione. L’impresa titolare del cantiere è la Italiana costruzioni infrastrutture, di Roma, la stessa che sta realizzando i lotti 3, 5 e 6 della Sassari Olbia. Con in tasca un accordo quadro, la Ici deve mettere in sicurezza il cantiere, demolire le opere danneggiate e ricostruire la viabilità collassata. Tutto questo in un arco di tempo che l’Anas ha calcolato in sedici mesi. L’intervento costerà 6 milioni e mezzo di euro.
Per due anni, quello sulla provinciale, è stato un vero e proprio cantiere fantasma, dopo che l’impresa che stava eseguendo i lavori, la Imp costruzioni di Carloforte, era andata via e l’Anas aveva rescisso il contratto, il 3 settembre 2019. Da allora tutto si era fermato e i lavori non sono mai proseguiti. Anche perché su quel cantiere è stata aperta un’inchiesta da parte del procuratore di Tempio, Gregorio Capasso, scattata in seguito a gravi cedimenti che si erano verificati all’indomani di forti piogge in diversi punti delle opere realizzate (e poi abbandonate) dall’impresa di Carloforte (che risulta indagata).
La svolta è arrivata lo scorso mese di settembre, quando il gip del tribunale di Tempio, su richiesta del procuratore Capasso, ha disposto la rimozione dei sigilli. L’agognata ricostruzione della strada sprofondata nell’alluvione del 18 novembre 2013 – nel crollo morirono Bruno Fiore, sua moglie Sebastiana Brundu e la consuocera Maria Loriga, mentre una quarta persona, Veronica Gelsomino, rimase ferita – poteva finalmente cominciare. Il comitato dei cittadini che negli anni ha messo in piedi numerose proteste fino a incatenarsi davanti alla strada finita sotto sequestro, vigila costantemente sul cantiere. «Siamo pronti a una nuova mobilitazione, se sarà necessario», preannuncia Giuseppina Pasella.
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