La Nuova Sardegna

Olbia

«Giusto pagare le maxi insegne»

di Dario Budroni
«Giusto pagare le maxi insegne»

Il sindaco Nizzi non arretra ma apre al confronto: «Pronto al dialogo». In città prosegue la protesta

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OLBIA. Bustoni neri e nastro isolante per coprire le insegne luminose. Altri commercianti e imprenditori, invece, si sono arrampicati sul tetto e hanno direttamente smontato tutto. Esporre il nome e il logo della propria azienda, a Olbia, è improvvisamente diventato troppo costoso. La guerra delle insegne entra così sempre più nel vivo. La protesta prende piede e si moltiplicano gli attacchi rivolti all’amministrazione comunale. Ma dopo giorni di muro contro muro, dietro le quinte si cerca comunque di disinnescare in qualche modo lo scontro. Le diplomazie sono al lavoro anche all’interno della maggioranza e lunedì il sindaco Settimo Nizzi incontrerà le associazioni di categoria. In ogni caso, è chiaro che il primo cittadino non ha nessuna intenzione di fare marcia indietro. «Sono il sindaco di tutti e il bilancio è da chiudere – dice –. Il Comune è chiamato a fare delle scelte, a volte anche difficili. Per quanto riguarda le insegne, se uno la vuole particolarmente grande è giusto che la paghi. Ma sono sempre e comunque pronto al dialogo, sono uno che è abituato a parlare». Nessun arretramento, dunque. Ma non è da escludere che, lunedì, si riuscirà almeno a far combaciare qualche posizione.

Gli aumenti. In città c’è chi copre o smonta le insegne, sia per protesta che per non dover pagare costi considerati folli, in scadenza il 31 gennaio. Gli imprenditori e i commercianti si incontrano e le associazioni lavorano a una serie di proposte. Il grosso ruota attorno alle insegne. La storia è nota: a novembre, tramite una delibera impossibile da decifrare, la giunta ha aggiornato le tariffe (ferme dal 1994) relative al suolo pubblico, alle affissioni e alla pubblicità, ora tutte comprese nel nuovo Canone unico patrimoniale. Tra adeguamenti e cambi di fascia delle strade cittadine, tantissimi imprenditori, commercianti e artigiani hanno visto schizzare alle stelle una serie di costi, in particolare quelli che riguardano le insegne. Ci sono imprenditori che se prima pagavano 800 euro adesso ne pagano 8mila. Altri passano da 2mila a 12mila. Boom che dipendono dall’aggiornamento delle vecchie tariffe, dal passaggio al canone e dalla modifica della categoria delle strade: viale Aldo Moro, per esempio, non è più in terza fascia ma in prima.

Il sindaco. E mentre in città scoppia la rivolta, Settimo Nizzi ribadisce la sua posizione. «Olbia è una città che, per essere gestita, richiede tanti soldi – spiega il sindaco –. I servizi che garantiamo a tutti i cittadini non sono gratis, ma hanno un costo. Il sindaco è come un padre di famiglia: deve cercare di far gravare il meno possibile i costi sui più poveri e allo stesso tempo deve trovare i soldi per chiudere il bilancio». Così Nizzi si concentra sulle insegne. «Bisogna ricordare che esistono delle specifiche esenzioni – dice –. E poi c’è la questione delle dimensioni. Se uno sceglie una insegna gigantesca, penso che sia giusto che la paghi. Con una insegna più piccola, invece, non si paga nulla o quasi. In ogni caso, le tariffe a Olbia erano ferme al 1994. E penso che sia stato anche giusto cambiare la categoria delle strade. Viale Aldo Moro non poteva rimanere in terza. Poi ricordo che stiamo parlando di spese deducibili».

La protesta. Confindustria, Confcommercio, Cna, Confapi, Confartigianato e Confesercenti hanno già fatto sentire la loro voce. Nelle scorse ore si è tenuto un nuovo incontro e insieme i rappresentanti delle associazioni hanno studiato una strategia da seguire lunedì con il sindaco, con tanto di proposte. Invece giovedì si è svolto un incontro convocato dall’imprenditore Gavino Murrighile, con alcuni operatori del settore, durante il quale si è deciso di listare a lutto le insegne. Sul piede di guerra anche la minoranza in consiglio comunale. I consiglieri della Grande coalizione hanno presentato una mozione.

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