La Nuova Sardegna

Olbia

Gallurese standard via allo studio

di Paolo Ardovino
Gallurese standard via allo studio

Lingua, progetto per un’ortografia uniformata. Olbia capofila insieme alle Unioni dei comuni

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OLBIA. Per offrire l’immagine di una lingua forte, occorre stabilirne una forma precisa e ufficiale. Con questo spirito è partito uno studio atto a divulgare un’ortografia normata del gallurese, per riscoprire l’idioma del nord-est dell’isola e valorizzarlo nella sua versione scritta. In modo da lasciare un vademecum utile al presente e alle future generazioni: il piano è stato presentato nell’ambito del progetto, di cui il comune di Olbia è capofila, relativo al bando regionale sulla standardizzazione ortografica del sassarese, del tabarchino e del gallurese.

Le ragioni politiche. «Non vogliamo assolutamente che si perda la conoscenza del gallurese – ha detto Sabrina Serra, vice sindaco di Olbia, nell’incontro alla biblioteca civica Simpliciana –, ma anzi garantire uno strumento tecnico per il suo insegnamento e la sua trasmissione». Presenti alcune amministrazioni comunali ed enti che remano nella stessa direzione, Francesco Lai, primo cittadino di Loiri Porto San Paolo e voce dei comuni Riviera di Gallura, parla di «un progetto che nasce da una forte spinta dal basso e con un duplice scopo: valorizzare la lingua e ribadire unitarietà del territorio». Franco Manna, sindaco di Palau e rappresentante dell’Unione dei comuni Gallura pensa all’importanza «di rivolgerci in questo senso ai giovani». «Per valorizzare la nostra storia, cultura e identità», aggiunge Fabio Albieri dell’Unione dei comuni Alta Gallura e sindaco di Calangianus.

Riconoscere le diversità. Il lavoro linguistico è stato affidato all’Icimar di San Teodoro e alla Consulta intercomunale Gallura. Partirà da uno studio già svolto nel 1997 da un comitato di esperti, in comunione con l'associazione dialettale di Arzachena. Verrà ripreso in esame e ampliato. Nel progetto rientreranno anche le minoranze dell’isulanu della Maddalena e del castellanese parlato nei confini a ovest. Il risultato sarà un volume con un modello di standardizzazione ortografica con repertorio grafematico, fonematico e lessicale da divulgare attraverso istituzioni, enti e mondo dell’istruzione. «Occuparci della valorizzazione di lingua e cultura gallurese non è mai stato facile – afferma Giacomo Mannoni dell’Icimar –, anche per la normativa regionale sulle lingue minoritarie. Gallurese e sassarese vengono ancora recepite come estranee e non è vero. Così come il concetto di riunire tutti in una sola lingua scritta, costruita a tavolino, mina anche i principi della comunità europea che va invece verso l’esaltazione delle diversità linguistiche».
Gallurese scritto. Dare un canone al gallurese significherebbe riconoscergli uno status. «Emergere ufficialmente e con regole precise per offrirsi alle nuove generazioni che stanno perdendo l’abitudine di parlare e scrivere nella loro lingua madre», fa eco Piero Bardanzellu della Consulta intercomunale. Mannoni e Bardanzellu guideranno il nuovo studio, cui è stato destinato un fondo di 16.393 euro. «Intanto sarebbe opportuno rinnovare il sostrato fondamentale del gallurese, esiste materiale abbondante su cui lavorare ma le lingue sono mutevoli ed è passato del tempo». Nei punti già sviluppati dal comitato oltre vent’anni fa, alcune questioni nella trascrizione della lingua della Gallura come la presenza della medio palatale sorda Chj (occhj, aricchj, ghjnocchj) e sonora Ghj (ogghj); l’utilizzo dell’h anche nelle esclamazioni (uhai!) e non per forza per le coniugazioni dei verbi (à, àni). O ancora, l'alternanza tra accento grave o acuto a seconda dei casi, e la trascrizione dei suoni Lgj e Ngj con Gli e Gn: magli, caglià, cumpagni, spignì. Solo alcuni esempi.

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