tasse non denunciate
Tari, incassati 350mila euro ma la metà va alla De Vizia
di Giandomenico Mele
OLBIA. Il Comune ha incassato 350mila euro in base agli avvisi di accertamento per omessa denuncia e omessi versamenti della Tari dell’anno 2015. Ma su quella tassa, dovuta per il servizio della...
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OLBIA. Il Comune ha incassato 350mila euro in base agli avvisi di accertamento per omessa denuncia e omessi versamenti della Tari dell’anno 2015. Ma su quella tassa, dovuta per il servizio della raccolta dei rifiuti urbani, la De Vizia Spa, concessionario del servizio, se ne porta a casa quasi la metà: 192mila euro. Così prevede l’ultimo impegno di spesa deliberato dal Comune di Olbia per l’attività di bonifica della banca dati Tari, Tarsu e Tares e il contrasto all’evasione.
Appalto. Dalle norme contenute nell’appalto, che l’amministrazione comunale ha scelto di prorogare di un ulteriore anno sulla scadenza, per presunte questione tecniche, si evince come la De Vizia, che già incassa 19 milioni di euro l’anno per il servizio di gestione della raccolta dei rifiuti in città, porti a casa una bella fetta anche sulle somme che vengono individuate come evasione.
Nel capitolato speciale d’appalto per l’affidamento del servizio è previsto che l’appaltatore, quindi la De Vizia, debba effettuare un censimento delle utenze domestiche e non domestiche ai fini del dimensionamento del servizio con la metodologia del “porta a porta”.
Evidentemente questo passaggio, già contenuto nel contratto d’appalto, non era sufficiente per affrontare il fenomeno dell’evasione e degli abusivi, che come tali non risultano residenti o occupanti gli immobili e non sono dotati di mastelli.
Controlli che si riflettono sull’igiene e il decoro urbano e che, come tali, sono soprattutto di competenza del Comune. Il quale, tuttavia, con una specifica convenzione del 2013, in sede di redazione dell’appalto, aveva affidato alla stessa De Vizia, quale servizio complementare proprio a quello di igiene urbana, la realizzazione della cartografia del centro urbano e del territorio comunale.
Banca dati. A questo si aggiungeva, però, soprattutto l’aggiornamento della banca dati, anche in funzione dell’introduzione della Tari dal 2014, tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, in sostituzione della Tarsu, a decorrere dal primo gennaio 2013.
La Tari si differenzia dalla Tarsu per la diversa individuazione delle superfici assoggettate a tassazione e per la diversa procedura di calcolo del tributo da porre a carico degli utenti, in modo che la banca dati Tarsu risulti maggiormente rispondente alla situazione reale.
Convenzione. In base a questa convenzione, dunque, il compenso per tali attività era stato stabilito nella misura del 45 per cento delle nuove e maggiori entrate effettivamente introitate dal Comune di Olbia in seguito all’attività di accertamento svolta dalla ditta De Vizia Transfer Spa, comprensive di tassa, sanzioni e interessi, per il primo anno accertato e per quelli successivi, fino a quello in cui è stato effettuato l’accertamento.
Per questo ad ogni nuovo accertamento per omessa denuncia e omesso versamento, la De Vizia incassa quasi la metà della cifra dovuta al Comune di Olbia.
L’ente chiarisce, sul punto, che «il predetto servizio soddisfa un preciso interesse dell’amministrazione comunale».
Per questo il gestore del servizio incassa quei soldi. Come dire che, senza la De Vizia, quei soldi il Comune non riuscirebbe mai a incassarli. Da qui la lauta ricompensa per la società
Appalto. Dalle norme contenute nell’appalto, che l’amministrazione comunale ha scelto di prorogare di un ulteriore anno sulla scadenza, per presunte questione tecniche, si evince come la De Vizia, che già incassa 19 milioni di euro l’anno per il servizio di gestione della raccolta dei rifiuti in città, porti a casa una bella fetta anche sulle somme che vengono individuate come evasione.
Nel capitolato speciale d’appalto per l’affidamento del servizio è previsto che l’appaltatore, quindi la De Vizia, debba effettuare un censimento delle utenze domestiche e non domestiche ai fini del dimensionamento del servizio con la metodologia del “porta a porta”.
Evidentemente questo passaggio, già contenuto nel contratto d’appalto, non era sufficiente per affrontare il fenomeno dell’evasione e degli abusivi, che come tali non risultano residenti o occupanti gli immobili e non sono dotati di mastelli.
Controlli che si riflettono sull’igiene e il decoro urbano e che, come tali, sono soprattutto di competenza del Comune. Il quale, tuttavia, con una specifica convenzione del 2013, in sede di redazione dell’appalto, aveva affidato alla stessa De Vizia, quale servizio complementare proprio a quello di igiene urbana, la realizzazione della cartografia del centro urbano e del territorio comunale.
Banca dati. A questo si aggiungeva, però, soprattutto l’aggiornamento della banca dati, anche in funzione dell’introduzione della Tari dal 2014, tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, in sostituzione della Tarsu, a decorrere dal primo gennaio 2013.
La Tari si differenzia dalla Tarsu per la diversa individuazione delle superfici assoggettate a tassazione e per la diversa procedura di calcolo del tributo da porre a carico degli utenti, in modo che la banca dati Tarsu risulti maggiormente rispondente alla situazione reale.
Convenzione. In base a questa convenzione, dunque, il compenso per tali attività era stato stabilito nella misura del 45 per cento delle nuove e maggiori entrate effettivamente introitate dal Comune di Olbia in seguito all’attività di accertamento svolta dalla ditta De Vizia Transfer Spa, comprensive di tassa, sanzioni e interessi, per il primo anno accertato e per quelli successivi, fino a quello in cui è stato effettuato l’accertamento.
Per questo ad ogni nuovo accertamento per omessa denuncia e omesso versamento, la De Vizia incassa quasi la metà della cifra dovuta al Comune di Olbia.
L’ente chiarisce, sul punto, che «il predetto servizio soddisfa un preciso interesse dell’amministrazione comunale».
Per questo il gestore del servizio incassa quei soldi. Come dire che, senza la De Vizia, quei soldi il Comune non riuscirebbe mai a incassarli. Da qui la lauta ricompensa per la società
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