Arzachena truffa all’Argea, imprenditore agricolo a processo
ARZACHENA. Avrebbe incassato i contributi dell’Argea per ampliare la sua attività di imprenditore agricolo, lavori che non avrebbe invece mai realizzato, così come non avrebbe mai acquistato un...
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ARZACHENA. Avrebbe incassato i contributi dell’Argea per ampliare la sua attività di imprenditore agricolo, lavori che non avrebbe invece mai realizzato, così come non avrebbe mai acquistato un immobile ricevuto, invece, dai suoi genitori. Per Daniele Frisciata, 40 anni, e i suoi familiari, Sesto Frisciata e Anna Azara, di Arzachena (rinviati a giudizio nell’aprile 2019), si è aperto il processo davanti al collegio presieduto dal giudice Marco Contu.
Frisciata, assistito dall’avvocato Filippo Orecchioni, doveva difendersi dall’accusa di aver percepito indebitamente i contributi dell’Argea ai danni dello Stato. Ma prima che si aprisse il dibattimento, il pubblico ministero ha riformulato il capo d’imputazione relativamente a questo reato, trasformandolo in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il difensore di Frisciata non ha prestato il consenso ritenendo che la riformulazione dell’imputazione contenesse nuove contestazioni nei confronti del suo assistito. E ha chiesto e ottenuto i termini a difesa. L’udienza è stata quindi rinviata al 6 luglio. Il 40enne è accusato anche di aver emesso fatture per operazioni inesistenti e, in concorso con i genitori, di aver simulato l’acquisto di un immobile. La Procura contesta all’imprenditore agricolo di aver utilizzato un atto di compravendita, risultato falso, di una casa che aveva in realtà ricevuto dai genitori per chiedere un finanziamento all’Argea nell’ambito del “Programma di sviluppo rurale 2007/2013” di oltre 500mila euro. Cifra di cui avrebbe intascato come anticipo, 130mila euro. Avrebbe poi simulato l’acquisto dell’immobile per un importo di 516mila euro, ma dopo aver fatto i bonifici, i genitori gli avrebbero restituito i soldi accreditandoli sul conto corrente della sua società. Avrebbe inoltre presentato tre fatture per operazioni inesistenti per la ristrutturazione e l’ampliamento di un fienile e l’acquisto di un trattore. In quel caso, avrebbe intascato dall’Argea come anticipo oltre 69mila euro. (t.s.)
Frisciata, assistito dall’avvocato Filippo Orecchioni, doveva difendersi dall’accusa di aver percepito indebitamente i contributi dell’Argea ai danni dello Stato. Ma prima che si aprisse il dibattimento, il pubblico ministero ha riformulato il capo d’imputazione relativamente a questo reato, trasformandolo in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Il difensore di Frisciata non ha prestato il consenso ritenendo che la riformulazione dell’imputazione contenesse nuove contestazioni nei confronti del suo assistito. E ha chiesto e ottenuto i termini a difesa. L’udienza è stata quindi rinviata al 6 luglio. Il 40enne è accusato anche di aver emesso fatture per operazioni inesistenti e, in concorso con i genitori, di aver simulato l’acquisto di un immobile. La Procura contesta all’imprenditore agricolo di aver utilizzato un atto di compravendita, risultato falso, di una casa che aveva in realtà ricevuto dai genitori per chiedere un finanziamento all’Argea nell’ambito del “Programma di sviluppo rurale 2007/2013” di oltre 500mila euro. Cifra di cui avrebbe intascato come anticipo, 130mila euro. Avrebbe poi simulato l’acquisto dell’immobile per un importo di 516mila euro, ma dopo aver fatto i bonifici, i genitori gli avrebbero restituito i soldi accreditandoli sul conto corrente della sua società. Avrebbe inoltre presentato tre fatture per operazioni inesistenti per la ristrutturazione e l’ampliamento di un fienile e l’acquisto di un trattore. In quel caso, avrebbe intascato dall’Argea come anticipo oltre 69mila euro. (t.s.)
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