Giù l’insegna Ambrosio: «Era già deciso»
di Dario Budroni
L’ex presidente Confcommercio e consigliere comunale tra due fuochi: «Capisco il sindaco, ma sono vicino al mio settore»
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OLBIA. La guerra delle insegne rischia ora di travolgerlo. Anche perché non è certo passato inosservato quel che è successo in fondo a viale Aldo Moro, dove l’hotel di famiglia si è appena sbarazzato della maxi insegna verde che illuminava la strada da quasi trent’anni. A tre mesi dal suo ingresso in consiglio comunale, Pasquale Ambrosio si trova già in una situazione non proprio facile da gestire. Imprenditore, ex presidente di Confcommercio e consigliere di maggioranza dello stesso partito del sindaco: tre ruoli che, di questi tempi, è quasi impossibile riuscire a far convivere. In ogni caso, Pasquale Ambrosio non si nasconde e ammette lui stesso di provare una certa difficoltà nel prendere una posizione netta. «Io prendo atto della necessità della giunta di chiudere il bilancio – spiega Ambrosio –. Ma prendo anche atto del grande disagio che stanno vivendo le imprese. Però dico no alle strumentalizzazioni: sì, l’insegna del nostro hotel è stata tolta, ma si tratta di un intervento già programmato. Con l’entrata in vigore delle nuove tariffe abbiamo soltanto accelerato i tempi».
I due fuochi. Colonna del gruppo di famiglia, che da anni opera nel settore dell’abbigliamento e dell’accoglienza, Pasquale Ambrosio era stato eletto nel 2015 presidente della Confcommercio, per poi dimettersi alcuni mesi fa in vista della candidatura nella lista di Forza Italia. Una volta scoppiata la rivolta alle super tariffe relative a spazi pubblici, affissioni e pubblicità, Pasquale Ambrosio è forse quello che più di tutti si è trovato schiacciato tra i due fuochi: da una parte il suo lavoro e la sua associazione e dall’altra la maggioranza di cui fa parte. «Io sono un imprenditore e sono un uomo di associazione. E resto sempre un iscritto Confcommercio – sottolinea Ambrosio –. Da poco tempo, inoltre, da consigliere mi occupo anche della cosa pubblica. Ma è chiaro che, da imprenditore, non posso non sentirmi vicino al mio settore, che sta anche attraversando un periodo per nulla facile. Capisco benissimo le associazioni e il grande disagio delle imprese». Delle difficoltà dei colleghi Pasquale Ambrosio ne ha parlato anche all’interno della maggioranza. Ma ormai la decisione è presa (gli introiti delle super tariffe sono stati già previsti nel bilancio) e il sindaco Settimo Nizzi è notoriamente una persona che non torna indietro. E questo Ambrosio lo sa molto bene. «Il sindaco ci ha parlato chiaramente e ci ha spiegato la situazione – continua Ambrosio –. Si rammarica del provvedimento e sa bene che non si tratta di un qualcosa di facile da affrontare. Ci ha spiegato che è necessario». Insomma, almeno da parte di Ambrosio nessuna intenzione di far scoppiare una crisi a tempo di record. Il destino sembra essere quello di resistere il più possibile alle ventate roventi che provengono dai due fuochi.
L’insegna Ambrosio. Sono sempre di più gli imprenditori che hanno buttato giù le loro insegne. E tra le tante a essere scomparse c’è quella dell’hotel Ambrosio La Corte. «Ma ci tengo a precisare che era programmato – spiega Ambrosio –. Anche in seguito a un cambio societario, sempre interno al gruppo di famiglia, l’hotel sarà interessato da una operazione di restyling. E quell’insegna, obsoleta, era lì da circa 25 anni. Abbiamo colto la palla al balzo e così l’abbiamo tolta. Ne metteremo una più adeguata. Alcune modifiche interesseranno anche le insegne di altri negozi e pure in questo caso era tutto previsto».
I due fuochi. Colonna del gruppo di famiglia, che da anni opera nel settore dell’abbigliamento e dell’accoglienza, Pasquale Ambrosio era stato eletto nel 2015 presidente della Confcommercio, per poi dimettersi alcuni mesi fa in vista della candidatura nella lista di Forza Italia. Una volta scoppiata la rivolta alle super tariffe relative a spazi pubblici, affissioni e pubblicità, Pasquale Ambrosio è forse quello che più di tutti si è trovato schiacciato tra i due fuochi: da una parte il suo lavoro e la sua associazione e dall’altra la maggioranza di cui fa parte. «Io sono un imprenditore e sono un uomo di associazione. E resto sempre un iscritto Confcommercio – sottolinea Ambrosio –. Da poco tempo, inoltre, da consigliere mi occupo anche della cosa pubblica. Ma è chiaro che, da imprenditore, non posso non sentirmi vicino al mio settore, che sta anche attraversando un periodo per nulla facile. Capisco benissimo le associazioni e il grande disagio delle imprese». Delle difficoltà dei colleghi Pasquale Ambrosio ne ha parlato anche all’interno della maggioranza. Ma ormai la decisione è presa (gli introiti delle super tariffe sono stati già previsti nel bilancio) e il sindaco Settimo Nizzi è notoriamente una persona che non torna indietro. E questo Ambrosio lo sa molto bene. «Il sindaco ci ha parlato chiaramente e ci ha spiegato la situazione – continua Ambrosio –. Si rammarica del provvedimento e sa bene che non si tratta di un qualcosa di facile da affrontare. Ci ha spiegato che è necessario». Insomma, almeno da parte di Ambrosio nessuna intenzione di far scoppiare una crisi a tempo di record. Il destino sembra essere quello di resistere il più possibile alle ventate roventi che provengono dai due fuochi.
L’insegna Ambrosio. Sono sempre di più gli imprenditori che hanno buttato giù le loro insegne. E tra le tante a essere scomparse c’è quella dell’hotel Ambrosio La Corte. «Ma ci tengo a precisare che era programmato – spiega Ambrosio –. Anche in seguito a un cambio societario, sempre interno al gruppo di famiglia, l’hotel sarà interessato da una operazione di restyling. E quell’insegna, obsoleta, era lì da circa 25 anni. Abbiamo colto la palla al balzo e così l’abbiamo tolta. Ne metteremo una più adeguata. Alcune modifiche interesseranno anche le insegne di altri negozi e pure in questo caso era tutto previsto».
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