«Nessuna colpa sul crollo della strada»
Monte Pino ultimate le arringhe difensive. Sentenza attesa per il 21 febbraio
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OLBIA. L’ha chiamata “la teoria degli squarci” e in un’arringa difensiva andata avanti per oltre tre ore, ha smontato in ogni suo parte le accuse di omissione contestate al dirigente della Provincia Pasquale Russo, ribadendo come l’ammaloramento del tubolare non sia stata la causa del crollo della strada di Monte Pino, collassata invece perché «mal progettata e mal costruita». L’avvocato Angelo Merlini ha ribadito come questo sia stato accertato dai periti nominati dal tribunale, «ma la Procura è rimasta abbarbicata sulle vecchie accuse». Il penalista ha poi ricordato che i libretti di marcia prodotti documentano che la provinciale 38 bis veniva costantemente monitorata dai cantonieri e sottoposta alla manutenzione ordinaria e a prove di carico. «I periti hanno detto che indipendentemente dal tubolare, il rilevato stradale sarebbe crollato per via della scarpata». È arrivato alle battute finali il processo per il crollo della strada di Monte Pino, costato la vita a Bruno Fiore, a sua moglie Sebastiana Brundu, alla consuocera Maria Loriga, e il ferimento di Veronica Gelsomino, tutti precipitati nella voragine che squarciò la provinciale durante l’alluvione del 18 novembre 2013. A processo Pasquale Russo, dirigente della viabilità della Provincia Olbia Tempio, Giuseppe Mela, dirigente della viabilità della Provincia di Sassari, e i tecnici Francesco Prunas e Graziano Sini.
Anche il responsabile civile per la Provincia, l’avvocato Agostinangelo Marras, ha fatto leva sulla perizia del tribunale che ha accertato che il crollo non è stato provocato dal deterioramento del tubolare dovuto alla mancata manutenzione. «Non c’è stata nessuna omessa manutenzione, la scarpata ha determinato l’instabilità del rilevato stradale che, intriso di pioggia, è venuto giù. E anche se il tubolare fosse stato in condizioni perfette, il crollo sarebbe avvenuto lo stesso, e questa è stata la risposta dei periti a specifica domanda del pubblico ministero», ha detto Marras. I difensori di Prunas, gli avvocati Mauro Muzzu e Aurora Masu hanno rimarcato che il loro assistito non avrebbe dovuto nemmeno essere in quel processo. «Non ha mai avuto in carico la manutenzione di quella strada, lui si occupava di altre strade della Gallura, indicate come “area 4”», hanno aggiunto, soffermandosi, poi, sui problemi strutturali che hanno causato il crollo e sull’enorme quantità d’acqua caduta in quei giorni.
Il 21 febbraio è prevista la sentenza. (t.s.)
Anche il responsabile civile per la Provincia, l’avvocato Agostinangelo Marras, ha fatto leva sulla perizia del tribunale che ha accertato che il crollo non è stato provocato dal deterioramento del tubolare dovuto alla mancata manutenzione. «Non c’è stata nessuna omessa manutenzione, la scarpata ha determinato l’instabilità del rilevato stradale che, intriso di pioggia, è venuto giù. E anche se il tubolare fosse stato in condizioni perfette, il crollo sarebbe avvenuto lo stesso, e questa è stata la risposta dei periti a specifica domanda del pubblico ministero», ha detto Marras. I difensori di Prunas, gli avvocati Mauro Muzzu e Aurora Masu hanno rimarcato che il loro assistito non avrebbe dovuto nemmeno essere in quel processo. «Non ha mai avuto in carico la manutenzione di quella strada, lui si occupava di altre strade della Gallura, indicate come “area 4”», hanno aggiunto, soffermandosi, poi, sui problemi strutturali che hanno causato il crollo e sull’enorme quantità d’acqua caduta in quei giorni.
Il 21 febbraio è prevista la sentenza. (t.s.)
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