Si cerca il fornitore della droga
I carabinieri del capoluogo toscano cercano di far luce sulla morte per overdose di Eduard Mihai
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OLBIA. Le indagini proseguono oltre il mare. Dopo la morte per overdose di Eduard Mihai, 22 anni, di Olbia, i carabinieri della stazione degli Uffizi, che dipendono dalla compagnia di Firenze, continuano a lavorare senza sosta. E mentre aspettano i risultati degli esami tossicologici, si muovono per capire chi possa essere stato il fornitore della cocaina che il giovane si era iniettato. Era forse stata tagliata male? Per ora non c’è ancora la certezza. Ma si prosegue anche nella ricostruzione delle ultime ore di vita di Eduard Mihai, uscito dal carcere il 17 gennaio scorso insieme con la compagna Viktoria Ozakàr, 19 anni, di Pozzomaggiore. Erano stati arrestati a Firenze lo scorso ottobre dalla polizia di Olbia per favoreggiamento, sfruttamento e induzione alla prostituzione anche nei confronti di minori. E per detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti. Tutte accuse che ora pesano sulla ragazza.
La ricostruzione. L’avvocato Eros Masuri, prima della tragedia, aveva chiesto che venissero assegnati alla coppia i domiciliari e il giudice li aveva accordati. “A proprie spese e con i propri mezzi” (così come stabilito nel provvedimento), i due giovani avrebbero dovuto imbarcarsi sulla nave e poi raggiungere le rispettive abitazioni (a Olbia lui e a Pozzomaggiore lei) per proseguire la custodia cautelare. Invece i programmi sarebbero cambiati. In base alle informazioni rilasciate dalla ragazza, dopo essere usciti dal carcere avrebbero cercato di muoversi con la loro macchina (che avevano usato per l’andata), ma non sarebbe partita. E così avrebbero cercato una soluzione alternativa: fermarsi in un un albergo e ripartire il giorno dopo. Ma Eduard Mihai, nella notte tra il 17 e il 18 gennaio, in un hotel del centro di Firenze, si è sentito male. A dare l’allarme è stata la stessa ragazza che avrebbe poi ammesso l’uso di sostanze stupefacenti. Il giovane, all’arrivo dei soccorsi, respirava ancora ma i medici non hanno potuto far nulla per salvarlo. Il suo cuore si sarebbe fermato prima dell’arrivo in ospedale. Nella stanza d’albergo sarebbe stata trovata una siringa e dagli esami ancora in corso si potrà sapere se la cocaina sia stata appunto tagliata male.
La giovane, dopo le formalità, è rientrata a Pozzomaggiore il giorno successivo mentre sul corpo di Eduard Mihai è stata disposta l’autopsia. I funerali del giovane sono stati poi celebrati domenica scorsa nella chiesa di San Paolo e in modo silenzioso e riservato amici e parenti si sono stretti attorno alla famiglia.
L’altra inchiesta. La prima inchiesta, quella condotta dalla squadra anticrimine del commissariato di Olbia agli ordini del dirigente Fabio Scanu, è ormai chiusa. Gli investigatori, coordinati dal commissario Lino Collu, hanno raccolto tutte le prove sul giro di squillo che sarebbe stato organizzato dalla giovane coppia e in cui sono state coinvolte anche due studentesse di 17 anni. Una, diventata nel frattempo maggiorenne, era rimasta incinta e aveva abortito senza mai dire nulla ai genitori. Le indagini erano partite nell’aprile dello scorso anno da un annuncio su un sito di incontri piccanti. Un messaggio con foto hard della coppia finita in cella a cui aveva fatto seguito la ricerca sui social di ragazzine minorenni da introdurre nell’”attività”. E due avevano deciso di approfondire l’offerta sino ad arrivare a prostituirsi. La squadra anticrimine ha poi scoperto che dopo gli annunci su internet e gli accordi con i clienti, si organizzavano gli incontri a luci rosse in B&B della città all’insaputa dei titolari. Ma il giro si è presto allargato in diverse città della Sardegna e di altre regioni d’Italia.
Firenze. Lo scorso ottobre Eduard Mihai e Viktoria Ozakàr hanno raggiunto Firenze. Ma qui la polizia di Olbia li ha raggiunti e arrestati su ordinanza di custodia cautelare del gip del tribunale di Cagliari Roberto Cau richiesta dal pm Gilberto Ganassi. Dopo aver trascorso tre mesi in carcere, sono stati loro assegnati i domiciliari. La vita del ragazzo si è però spezzata in un hotel per overdose. (s.p.)
La ricostruzione. L’avvocato Eros Masuri, prima della tragedia, aveva chiesto che venissero assegnati alla coppia i domiciliari e il giudice li aveva accordati. “A proprie spese e con i propri mezzi” (così come stabilito nel provvedimento), i due giovani avrebbero dovuto imbarcarsi sulla nave e poi raggiungere le rispettive abitazioni (a Olbia lui e a Pozzomaggiore lei) per proseguire la custodia cautelare. Invece i programmi sarebbero cambiati. In base alle informazioni rilasciate dalla ragazza, dopo essere usciti dal carcere avrebbero cercato di muoversi con la loro macchina (che avevano usato per l’andata), ma non sarebbe partita. E così avrebbero cercato una soluzione alternativa: fermarsi in un un albergo e ripartire il giorno dopo. Ma Eduard Mihai, nella notte tra il 17 e il 18 gennaio, in un hotel del centro di Firenze, si è sentito male. A dare l’allarme è stata la stessa ragazza che avrebbe poi ammesso l’uso di sostanze stupefacenti. Il giovane, all’arrivo dei soccorsi, respirava ancora ma i medici non hanno potuto far nulla per salvarlo. Il suo cuore si sarebbe fermato prima dell’arrivo in ospedale. Nella stanza d’albergo sarebbe stata trovata una siringa e dagli esami ancora in corso si potrà sapere se la cocaina sia stata appunto tagliata male.
La giovane, dopo le formalità, è rientrata a Pozzomaggiore il giorno successivo mentre sul corpo di Eduard Mihai è stata disposta l’autopsia. I funerali del giovane sono stati poi celebrati domenica scorsa nella chiesa di San Paolo e in modo silenzioso e riservato amici e parenti si sono stretti attorno alla famiglia.
L’altra inchiesta. La prima inchiesta, quella condotta dalla squadra anticrimine del commissariato di Olbia agli ordini del dirigente Fabio Scanu, è ormai chiusa. Gli investigatori, coordinati dal commissario Lino Collu, hanno raccolto tutte le prove sul giro di squillo che sarebbe stato organizzato dalla giovane coppia e in cui sono state coinvolte anche due studentesse di 17 anni. Una, diventata nel frattempo maggiorenne, era rimasta incinta e aveva abortito senza mai dire nulla ai genitori. Le indagini erano partite nell’aprile dello scorso anno da un annuncio su un sito di incontri piccanti. Un messaggio con foto hard della coppia finita in cella a cui aveva fatto seguito la ricerca sui social di ragazzine minorenni da introdurre nell’”attività”. E due avevano deciso di approfondire l’offerta sino ad arrivare a prostituirsi. La squadra anticrimine ha poi scoperto che dopo gli annunci su internet e gli accordi con i clienti, si organizzavano gli incontri a luci rosse in B&B della città all’insaputa dei titolari. Ma il giro si è presto allargato in diverse città della Sardegna e di altre regioni d’Italia.
Firenze. Lo scorso ottobre Eduard Mihai e Viktoria Ozakàr hanno raggiunto Firenze. Ma qui la polizia di Olbia li ha raggiunti e arrestati su ordinanza di custodia cautelare del gip del tribunale di Cagliari Roberto Cau richiesta dal pm Gilberto Ganassi. Dopo aver trascorso tre mesi in carcere, sono stati loro assegnati i domiciliari. La vita del ragazzo si è però spezzata in un hotel per overdose. (s.p.)
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