Il direttore del Cipnes non è più sospeso
di Tiziana Simula
Il tribunale del Riesame ha revocato il provvedimento nei confronti di Aldo Carta indagato nell’inchiesta sul Geovillage
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OLBIA. Il direttore del Cipnes Aldo Carta non è più sospeso e ora potrà ritornare ufficialmente alla guida dell’ente di Cala Saccaia. Il tribunale del Riesame di Sassari ha annullato il provvedimento disposto dal gip del tribunale di Tempio e revocato la misura cautelare interdittiva, ovvero la sospensione per un anno dalle funzioni di direttore generale del Cipnes. La decisione arriva a pochi giorni dall’annullamento dell’ordinanza anche nei confronti dell’imprenditore e creatore del Geovillage, Gavino Docche, il quale era stato sospeso per un anno da incarichi di presidenza o di amministratore di società. Carta e Docche sono indagati nell’ambito dell’inchiesta sul Geovillage. Per la Procura di Tempio – l’inchiesta è coordinata dal procuratore Gregorio Capasso e dal sostituto Mauro Lavra – avrebbero interferito con una serie di condotte nella procedura fallimentare del complesso turistico sportivo di zona industriale, impedendo di attivare il bando di gara per la vendita, a vantaggio dell’interesse privato dei Docche. Nel dicembre scorso, la Corte di Cassazione, a cui i difensori dei due indagati avevano presentato ricorso, aveva annullato l’ordinanza di sospensione disposta dal gip con rinvio ad altri giudici del Riesame che dovevano esaminare nuovamente le loro posizioni. Il provvedimento è stato annullato per entrambi e revocata la sospensione.
È prevalsa quindi la linea difensiva. «Esprimiamo soddisfazione perché, nel solco della decisione della Cassazione, il tribunale di Sassari ha convalidato la nostra tesi difensiva, sin dalla prima ora, per cui la contestazione nei confronti del dottor Carta è erronea in fatto e destituita di ogni fondamento giuridico», commentano i difensori di Aldo Carta, gli avvocati Alessandro Gentiloni Silveri e Marzio Altana.
Carta era accusato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (articolo 353 bis del codice penale). Di avere, in poche parole, interferito con una serie di condotte nella procedura fallimentare del Geovillage, con l’obiettivo di favorire i Docche. I difensori hanno sempre ribadito l’inesistenza di profili di rilievo penale nel comportamento di Aldo Carta, così come hanno sempre sostenuto che i reati contestati presupponevano procedimenti amministrativi formali – quindi, una gara pubblica – che, invece, non c’è mai stata. In poche parole, non si può turbare un’asta che non c’è. E non può essere turbata la procedura amministrativa necessaria a predisporre il bando di gara se tale procedura non esiste.
«Noi diciamo che la contestazione è erronea in fatto perché, a differenza di quanto sostiene l’accusa, non c’è stata alcuna collusione tra Carta e gli altri indagati, Gavino Docche, suo figlio Fabio e il notaio Vittorio Occorsio perché la collusione ha un connotato di clandestinità, mentre nel nostro caso hanno agito non solo alla luce del sole, ma anche sulla base di atti giuridici. Così come non possiamo rispondere del reato di turbativa del procedimento amministrativo se questo procedimento non è mai esistito», rimarca l’avvocato Gentiloni.
L’inchiesta sulla presunta turbativa d’asta del Geovillage risale al maggio scorso.
La guardia di finanza aveva eseguito il sequestro preventivo dell’intero complesso della famiglia Docche, dissequestrato circa un mese dopo e restituita in blocco alla curatela del fallimento.
Il gip del tribunale di Tempio, condividendo l’impianto accusatorio della Procura, aveva sospeso per un anno il direttore del Cipnes. Che ora, dopo otto mesi, può ufficialmente ritornare al lavoro.
È prevalsa quindi la linea difensiva. «Esprimiamo soddisfazione perché, nel solco della decisione della Cassazione, il tribunale di Sassari ha convalidato la nostra tesi difensiva, sin dalla prima ora, per cui la contestazione nei confronti del dottor Carta è erronea in fatto e destituita di ogni fondamento giuridico», commentano i difensori di Aldo Carta, gli avvocati Alessandro Gentiloni Silveri e Marzio Altana.
Carta era accusato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (articolo 353 bis del codice penale). Di avere, in poche parole, interferito con una serie di condotte nella procedura fallimentare del Geovillage, con l’obiettivo di favorire i Docche. I difensori hanno sempre ribadito l’inesistenza di profili di rilievo penale nel comportamento di Aldo Carta, così come hanno sempre sostenuto che i reati contestati presupponevano procedimenti amministrativi formali – quindi, una gara pubblica – che, invece, non c’è mai stata. In poche parole, non si può turbare un’asta che non c’è. E non può essere turbata la procedura amministrativa necessaria a predisporre il bando di gara se tale procedura non esiste.
«Noi diciamo che la contestazione è erronea in fatto perché, a differenza di quanto sostiene l’accusa, non c’è stata alcuna collusione tra Carta e gli altri indagati, Gavino Docche, suo figlio Fabio e il notaio Vittorio Occorsio perché la collusione ha un connotato di clandestinità, mentre nel nostro caso hanno agito non solo alla luce del sole, ma anche sulla base di atti giuridici. Così come non possiamo rispondere del reato di turbativa del procedimento amministrativo se questo procedimento non è mai esistito», rimarca l’avvocato Gentiloni.
L’inchiesta sulla presunta turbativa d’asta del Geovillage risale al maggio scorso.
La guardia di finanza aveva eseguito il sequestro preventivo dell’intero complesso della famiglia Docche, dissequestrato circa un mese dopo e restituita in blocco alla curatela del fallimento.
Il gip del tribunale di Tempio, condividendo l’impianto accusatorio della Procura, aveva sospeso per un anno il direttore del Cipnes. Che ora, dopo otto mesi, può ufficialmente ritornare al lavoro.
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