Memoria, le parole viaggiano in rete
di Giuseppe Pulina
A Tempio gli studenti hanno seguito in streaming l’intervista a Liliana Cavani
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TEMPIO. Un minuto di raccoglimento davanti alle bandiere esposte a mezz’asta nel Palazzo comunale. Così sindaco e assessori hanno voluto omaggiare ieri la giornata della Memoria. Questa è stata celebrata anche nelle scuole della città. In ordine sparso, certo, e grazie soprattutto alla determinazione di dirigenti scolastici e insegnanti che hanno voluto rispettare quello che per la scuola italiana è un momento di condivisione istituzionale, sono state tante, anche se non tutte, le classi che hanno fatto qualcosa per non far passare nel silenzio il 27 gennaio. Ci sono state scuole in cui a prendere l’iniziativa sono stati i docenti; altre in cui l’organizzazione della giornata è stata pianificata da ds e studenti. Come è accaduto al “Dettori”, dove i rappresentanti degli studenti, incontrando il favore della ds, Maria Ivana Franca, hanno messo a punto una serie di proposte indirizzate ai loro colleghi: la relazione di uno dei docenti di storia della scuola, seguito da un breve e partecipato “question time”, e la visione in diretta di un’intervista alla regista Liliana Cavani, autrice nel 1965 di un documentario Rai sulle donne della Resistenza, molte delle quali segnate, per loro sventura, dalla detenzione nei campi di sterminio di Auschwitz e Dachau. Tanti gli spunti di riflessione emersi durante la mattina. Insegnanti e studenti si sono chiesti perché, oggi più che mai, occorra esercitare la memoria e che cosa fare perché non diventi la reiterazione di una ricorrenza di cui, con il passare degli anni, si potrebbe perdere il senso. Immancabilmente si è discusso della labilità della memoria. «Perderla – è stato detto – non è mai bello; la memoria che muore annulla l’identità, così che alimentarla e difenderla è un compito che spetta a tutti». Difenderla da chi, però? Anche a questa domanda studenti e insegnanti hanno provato a dare una risposta: «Da chi la nega, innanzitutto, ma anche da chi, ad arte o inconsapevolmente, confonde e relativizza eventi e fenomeni storici che andrebbero sempre distinti». Dagli studenti è giunta, inoltre, la sollecitazione a proseguire in questa operazione di salvataggio e riflessione sulle memorie del passato, non dimenticando altre tragedie del recente passato. «A patto però – ha tenuto a precisare uno dei docenti del Dettori – che non si snaturi mai la peculiarità di un evento unico come la Shoah».
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