Tre reparti Covid attivati in Gallura
Trenta posti letto in tutto. Dopo i 10 del Mater, eccone altrettanti al Giovanni Paolo II. E in settimana si parte a Tempio
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OLBIA. Non c’è più spazio, nel reparto Covid del Mater Olbia. I dieci posti letto di terapia ordinaria attivati qualche giorno fa su richiesta della Regione, sono tutti occupati e ancora non si sa se ci sarà un ampliamento della zona rossa in tempi brevi. In ogni caso, la Gallura potrà contare presto su altri due reparti Covid. Uno è stato già allestito al Giovanni Paolo II di Olbia (dove c’era il day surgery): sono già operativi i primi cinque posti letto ma il numero raddoppierà. Non solo. Anche il Paolo Dettori di Tempio, forse in settimana, avrà la sua zona blindata. E pure qui i posti letto disponibili saranno dieci. «Trenta posti letto Covid complessivi sono un buon numero - precisa Marcello Acciaro, direttore generale della Asl di Olbia -. Vuol dire che il territorio sta rispondendo in maniera adeguata a quelle che sono le esigenze».
Il problema di fondo, per tutti, riguarda semmai il personale. Alle carenze croniche, ci sono da aggiungere i medici e gli infermieri in quarantena.
Il Mater. «Con le forze attualmente a disposizione stiamo cercando, come sempre, di fare il meglio - spiega Gianmaria Baldin, responsabile del reparto Covid del Mater - e continuiamo a lavorare in rete con tutti gli altri ospedali accreditati dalla Regione per gestire in sinergia tutti i pazienti colpiti dal virus. Nella nostra area rossa abbiamo accolto soprattutto persone non vaccinate, mentre quelle vaccinate erano già ricoverate per altre patologie. Ecco perché ribadisco ancora che, per questa nuova ondata della pandemia, diventa fondamentale la terza dose del vaccino soprattutto nei soggetti più fragili per avere maggiore protezione». Attualmente al Mater Olbia, non sono state allestite le terapie sub intensiva e intensiva, anche se - come aveva detto la scorsa settimana il direttore generale e sanitario Franco Meloni - «siamo sempre pronti a rispondere alle richieste della Regione, tenendo conto ovviamente degli organici a disposizione. Abbiamo avuto anche 44 operatori sanitari positivi al Covid in contemporanea, e adesso ne abbiamo a casa più di una ventina per lo stesso motivo».
La Asl di Olbia. Raffaele De Fazio, neo direttore sanitario della Asl, si sta occupando anche dei due reparti Covid negli ospedali di Olbia e Tempio. Al Giovanni Paolo II, appunto, il reparto è stato già attivato e presto verrà potenziato. Mentre a Tempio funzionerà al terzo piano del Paolo Dettori, dove un tempo c’era la Ginecologia. «Dopo aver sgombrato l’area e creato i percorsi strutturati per accedere e uscire in modo assolutamente blindato e sicuro - spiega De Fazio -, c’è stato il via libera dei vigili del fuoco (per quanto riguarda la sicurezza antincendio) e sono stati sistemati i dieci posti letto. Avremmo dovuto aprire già venerdì scorso, ma poi c’è stato un intoppo. Il tecnico che avrebbe dovuto controllare e “tarare” le bocchette per l’ossigeno è risultato positivo al Covid e ora aspettiamo che la ditta centrale di Modena mandi un sostituto. Anche la nostra Asl, come tutte le altre realtà, in questo momento ha numerosi infermieri e medici in quarantena ma ci auguriamo di riuscire ad aprire il reparto Covid di Tempio a metà settimana. Ci lavoreranno gli specialisti della Medicina di Tempio e una squadra di infermieri. Ovviamente i pazienti che andremo a ospitare sono quelli che non hanno bisogno di terapia sub intensiva o intensiva, ma se uno dei nostri ricoverati dovesse avere complicazioni, allora sarà immediato il trasferimento in un altro centro accreditato con l’elicottero o un’ambulanza». (s.p.)
Il problema di fondo, per tutti, riguarda semmai il personale. Alle carenze croniche, ci sono da aggiungere i medici e gli infermieri in quarantena.
Il Mater. «Con le forze attualmente a disposizione stiamo cercando, come sempre, di fare il meglio - spiega Gianmaria Baldin, responsabile del reparto Covid del Mater - e continuiamo a lavorare in rete con tutti gli altri ospedali accreditati dalla Regione per gestire in sinergia tutti i pazienti colpiti dal virus. Nella nostra area rossa abbiamo accolto soprattutto persone non vaccinate, mentre quelle vaccinate erano già ricoverate per altre patologie. Ecco perché ribadisco ancora che, per questa nuova ondata della pandemia, diventa fondamentale la terza dose del vaccino soprattutto nei soggetti più fragili per avere maggiore protezione». Attualmente al Mater Olbia, non sono state allestite le terapie sub intensiva e intensiva, anche se - come aveva detto la scorsa settimana il direttore generale e sanitario Franco Meloni - «siamo sempre pronti a rispondere alle richieste della Regione, tenendo conto ovviamente degli organici a disposizione. Abbiamo avuto anche 44 operatori sanitari positivi al Covid in contemporanea, e adesso ne abbiamo a casa più di una ventina per lo stesso motivo».
La Asl di Olbia. Raffaele De Fazio, neo direttore sanitario della Asl, si sta occupando anche dei due reparti Covid negli ospedali di Olbia e Tempio. Al Giovanni Paolo II, appunto, il reparto è stato già attivato e presto verrà potenziato. Mentre a Tempio funzionerà al terzo piano del Paolo Dettori, dove un tempo c’era la Ginecologia. «Dopo aver sgombrato l’area e creato i percorsi strutturati per accedere e uscire in modo assolutamente blindato e sicuro - spiega De Fazio -, c’è stato il via libera dei vigili del fuoco (per quanto riguarda la sicurezza antincendio) e sono stati sistemati i dieci posti letto. Avremmo dovuto aprire già venerdì scorso, ma poi c’è stato un intoppo. Il tecnico che avrebbe dovuto controllare e “tarare” le bocchette per l’ossigeno è risultato positivo al Covid e ora aspettiamo che la ditta centrale di Modena mandi un sostituto. Anche la nostra Asl, come tutte le altre realtà, in questo momento ha numerosi infermieri e medici in quarantena ma ci auguriamo di riuscire ad aprire il reparto Covid di Tempio a metà settimana. Ci lavoreranno gli specialisti della Medicina di Tempio e una squadra di infermieri. Ovviamente i pazienti che andremo a ospitare sono quelli che non hanno bisogno di terapia sub intensiva o intensiva, ma se uno dei nostri ricoverati dovesse avere complicazioni, allora sarà immediato il trasferimento in un altro centro accreditato con l’elicottero o un’ambulanza». (s.p.)
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