La stangata sulle insegne in consiglio comunale
di Giandomenico Mele
Convocata per martedì prossimo la seduta aperta sul Canone unico patrimoniale Anche il grande magazzino del fai da te Ottimax comincia a rimuovere i marchi
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OLBIA. Due grandi lettere che valgono un messaggio chiaro nella guerra delle insegne. Sono la O e la X, simboli di Ottimax, il più grande magazzino del fai da te, centro per l’edilizia, giardinaggio e tanto altro, che ha deciso di smontare due delle tre insegne del suo centro vendita nella zona industriale. Rimarrà quella più piccola, forse, solo perché non se ne può fare a meno. Un nuovo iscritto al partito della protesta silenziosa, portata avanti nei fatti, smontando le insegne, appunto, contro gli aumenti del Canone unico patrimoniale voluti dalla giunta Nizzi.
Consiglio comunale aperto. Le gru intente a smontare le insegne di Ottimax erano già al lavoro quando è stata diffusa la notizia della convocazione di un consiglio comunale aperto per trattare la questione, soprattutto alla luce della mozione del centrosinistra nell’assemblea civica che chiede di prendere in considerazione altre strade per risolvere la questione delle tariffe. Il consiglio comunale è stato convocato per il prossimo martedì 8 febbraio. Una fase “pubblica” nella quale si discuterà delle eventuali soluzioni a un problema che, come primo effetto reale, dopo lo spostamento del termine per il pagamento del canone di concessione alla fine di marzo, ha proprio la scomparsa, con una sorta di effetto domino, di molte insegne da attività commerciali della città.
La proposta. Il sindaco, infatti, nonostante le proteste formali del fronte compatto delle associazioni di categoria, non ha inserito la retromarcia. Settimo Nizzi ha ribadito che la tassa va pagata e l'unica novità è che la giunta ha prorogato il termine di pagamento della prima rata dal 31 gennaio al 31 marzo. Un modo per tendere la mano agli imprenditori e ai commercianti in rivolta. «Chi sta ancora valutando se rimuovere o meno la propria insegna, avrà il tempo per ponderare la scelta» ha detto Nizzi. Insomma, le tariffe del Canone unico patrimoniale rimarranno le stesse. I titolari delle aziende avranno soltanto due mesi in più per decidere cosa fare delle loro insegne. Tre le opzioni: toglierle del tutto, pagare quanto chiesto dal Comune oppure intervenire sulle dimensioni (sotto i cinque metri quadrati non si paga). Anche se la decisione di Ottimax, nuovo simbolo della protesta, sembra confermare come sia la prima opzione quella di gran lunga più praticata.
La protesta. Le associazioni di categoria, dopo aver incontrato il sindaco, hanno ribadito la loro totale contrarietà alla delibera che ha fatto schizzare le tariffe del suolo pubblico, della pubblicità e delle affissioni. Il sindaco ha più volte spiegato il perché degli aumenti: le tariffe erano ferme al 1994 e gli introiti, già inseriti nel bilancio, serviranno per finanziare importanti servizi destinati ai cittadini: come trasporti, mense scolastiche e servizi per le persone con disabilità. La minoranza si prepara adesso al vero scontro e nei giorni scorsi i gruppi che formano la Grande coalizione (Olbia democratica, Liberi Insieme e Gruppo misto) avevano chiesto la convocazione di un consiglio comunale aperto per coinvolgere nel dibattito i cittadini e gli operatori del settore. Le aziende, per la loro parte, avranno tempo fino al 31 marzo per decidere. Il regolamento, inoltre, prevede anche una rateizzazione, distribuita tra marzo, maggio, agosto e novembre. Nizzi, tra le altre cose, ha spiegato che non verranno tollerate le insegne attualmente coperte di nero per protesta.
Consiglio comunale aperto. Le gru intente a smontare le insegne di Ottimax erano già al lavoro quando è stata diffusa la notizia della convocazione di un consiglio comunale aperto per trattare la questione, soprattutto alla luce della mozione del centrosinistra nell’assemblea civica che chiede di prendere in considerazione altre strade per risolvere la questione delle tariffe. Il consiglio comunale è stato convocato per il prossimo martedì 8 febbraio. Una fase “pubblica” nella quale si discuterà delle eventuali soluzioni a un problema che, come primo effetto reale, dopo lo spostamento del termine per il pagamento del canone di concessione alla fine di marzo, ha proprio la scomparsa, con una sorta di effetto domino, di molte insegne da attività commerciali della città.
La proposta. Il sindaco, infatti, nonostante le proteste formali del fronte compatto delle associazioni di categoria, non ha inserito la retromarcia. Settimo Nizzi ha ribadito che la tassa va pagata e l'unica novità è che la giunta ha prorogato il termine di pagamento della prima rata dal 31 gennaio al 31 marzo. Un modo per tendere la mano agli imprenditori e ai commercianti in rivolta. «Chi sta ancora valutando se rimuovere o meno la propria insegna, avrà il tempo per ponderare la scelta» ha detto Nizzi. Insomma, le tariffe del Canone unico patrimoniale rimarranno le stesse. I titolari delle aziende avranno soltanto due mesi in più per decidere cosa fare delle loro insegne. Tre le opzioni: toglierle del tutto, pagare quanto chiesto dal Comune oppure intervenire sulle dimensioni (sotto i cinque metri quadrati non si paga). Anche se la decisione di Ottimax, nuovo simbolo della protesta, sembra confermare come sia la prima opzione quella di gran lunga più praticata.
La protesta. Le associazioni di categoria, dopo aver incontrato il sindaco, hanno ribadito la loro totale contrarietà alla delibera che ha fatto schizzare le tariffe del suolo pubblico, della pubblicità e delle affissioni. Il sindaco ha più volte spiegato il perché degli aumenti: le tariffe erano ferme al 1994 e gli introiti, già inseriti nel bilancio, serviranno per finanziare importanti servizi destinati ai cittadini: come trasporti, mense scolastiche e servizi per le persone con disabilità. La minoranza si prepara adesso al vero scontro e nei giorni scorsi i gruppi che formano la Grande coalizione (Olbia democratica, Liberi Insieme e Gruppo misto) avevano chiesto la convocazione di un consiglio comunale aperto per coinvolgere nel dibattito i cittadini e gli operatori del settore. Le aziende, per la loro parte, avranno tempo fino al 31 marzo per decidere. Il regolamento, inoltre, prevede anche una rateizzazione, distribuita tra marzo, maggio, agosto e novembre. Nizzi, tra le altre cose, ha spiegato che non verranno tollerate le insegne attualmente coperte di nero per protesta.
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