«Reparto Covid? Chissà se aprirà»
di Giuseppe Pulina
I dubbi della Cgil Medici sull’avvio della zona blindata all’ospedale di Tempio
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TEMPIO. Più facile a dirsi che a farsi. La promessa apertura anche al “Paolo Dettori” di un reparto di dieci posti per casi di Covid di bassa e media criticità non è stata ancora realizzata e c'è chi, come la Cgil, nutre forti dubbi sulla sua fattibilità.
«In attesa di vedere messe in pratica le buone e lungimiranti strategie della Direzione Aziendale - si legge in un comunicato del sindacato - non si può non stigmatizzare la situazione venutasi a creare. Contrariamente a quanto sostenuto dai vertici aziendali e malgrado le rassicurazioni fornite, è al momento impossibile aprire il reparto Covid a Tempio perché nel terzo piano ci sono tutti gli ambulatori del servizio di Ginecologia e Ostetricia che offrono cure e risposte di altissima qualità e professionalità. Quindi, non ci sono i presupposti di sicurezza. La domanda viene spontanea: ma quando si è dato fiato alle trombe per l’apertura del reparto Covid, avevano in mano le giuste conoscenze della reale situazione?»
Qualcosa, comunque, è stato fatto, perché da un paio di giorni Medicina si ritrova con due medici in meno. «Si è provveduto con un ordine di servizio a spostare due medici dalla Medicina di Tempio verso Olbia con la riduzione dei posti letto da 28 a 18 per mancanza improvvisa di personale e, di conseguenza – prosegue il comunicato di Cgil Medici – si è registrata una presenza numerosa di pazienti al Pronto soccorso in attesa di ricovero. Inoltre, la notte è di nuovo assente l’anestesista, e ciò significa che la convenzione con Aou di Sassari non è ancora partita». Cgil Medici parla di disorganizzazione e si chiede se chi deve prendere le decisioni sia veramente del mestiere. “Bastava informarsi su come altre regioni e Asl hanno sopperito alla mancanza di personale, invece di sguarnite Medicina con le conseguenze venutesi a creare. Si può reperire il personale da tutti i reparti ospedalieri, tanto più che ogni medico ha le capacità e le competenze per potersene prendere cura. Nessun reparto andrebbe in difficoltà e i pazienti continuerebbero a essere assistiti”. Facile a dirsi, ma a farsi? Forse pensando a questo, Chiarelli lancia l’ennesima proposta: “se non è fattibile aprire il reparto Covid a bassa intensità al Paolo Dettori, che vengano almeno reintegrati i medici a Tempio e che a Olbia si cerchino altre soluzioni”.
«In attesa di vedere messe in pratica le buone e lungimiranti strategie della Direzione Aziendale - si legge in un comunicato del sindacato - non si può non stigmatizzare la situazione venutasi a creare. Contrariamente a quanto sostenuto dai vertici aziendali e malgrado le rassicurazioni fornite, è al momento impossibile aprire il reparto Covid a Tempio perché nel terzo piano ci sono tutti gli ambulatori del servizio di Ginecologia e Ostetricia che offrono cure e risposte di altissima qualità e professionalità. Quindi, non ci sono i presupposti di sicurezza. La domanda viene spontanea: ma quando si è dato fiato alle trombe per l’apertura del reparto Covid, avevano in mano le giuste conoscenze della reale situazione?»
Qualcosa, comunque, è stato fatto, perché da un paio di giorni Medicina si ritrova con due medici in meno. «Si è provveduto con un ordine di servizio a spostare due medici dalla Medicina di Tempio verso Olbia con la riduzione dei posti letto da 28 a 18 per mancanza improvvisa di personale e, di conseguenza – prosegue il comunicato di Cgil Medici – si è registrata una presenza numerosa di pazienti al Pronto soccorso in attesa di ricovero. Inoltre, la notte è di nuovo assente l’anestesista, e ciò significa che la convenzione con Aou di Sassari non è ancora partita». Cgil Medici parla di disorganizzazione e si chiede se chi deve prendere le decisioni sia veramente del mestiere. “Bastava informarsi su come altre regioni e Asl hanno sopperito alla mancanza di personale, invece di sguarnite Medicina con le conseguenze venutesi a creare. Si può reperire il personale da tutti i reparti ospedalieri, tanto più che ogni medico ha le capacità e le competenze per potersene prendere cura. Nessun reparto andrebbe in difficoltà e i pazienti continuerebbero a essere assistiti”. Facile a dirsi, ma a farsi? Forse pensando a questo, Chiarelli lancia l’ennesima proposta: “se non è fattibile aprire il reparto Covid a bassa intensità al Paolo Dettori, che vengano almeno reintegrati i medici a Tempio e che a Olbia si cerchino altre soluzioni”.
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