Appello a Nizzi: «Il Circo sardo muore, il Comune ci aiuti»
OLBIA. La pandemia ha messo in ginocchio il Circo sardo, che ha dovuto cancellare gran parte della sua attività e ora rischia di sparire. Il capocomico Priamo Casu lancia un accorato appello al...
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OLBIA. La pandemia ha messo in ginocchio il Circo sardo, che ha dovuto cancellare gran parte della sua attività e ora rischia di sparire. Il capocomico Priamo Casu lancia un accorato appello al sindaco Settimo Nizzi e all’assessore comunale alla cultura: aiutateci a vivere. «Siamo noi – scrive Casu – gli unici veri artisti circensi rimasti in attività in Sardegna. Da generazioni, con spettacoli di grande livello artistico, portiamo orgogliosamente ii nome di Olbia e della Sardegna nei teatri e nelle piazze di tutta Italia, sempre senza obbligo di pagamento ma con libere offerte. Siamo gli unici a presentare spettacoli di strada in tutte le piazze di Olbia senza chiedere contributi comunali, gli unici artisti a presentare spettacoli senza scopi di lucro e senza accettare offerte nelle pediatrie dell'Isola e della penisola: ospedali di Olbia, Nuoro, Microcitemico di Cagliari, Oristano, Bambin Gesù di Santa Marinella i Fari e Roma, Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, Bari, Foggia, Viterbo e tanti altri. E sempre mettendo in evidenza la provenienza olbiese». Ma la pandemia – spiega Casu – ha colpito pesantemente il Circo sardo e gli artisti sono costretti a rivolgersi a Caritas e servizi sociali per sopravvivere. «Non lo meritiamo – scrive il capo comico a sindaco e assessore – Mentre molti comuni e regioni sostengono con contributi consistenti artisti e circhi, noi siamo stati abbandonati dal nostro comune e dalla Regione; essendo unici nel nostro campo in Sardegna, non siamo tutelati da associazioni o sindacati. Addirittura il nostro comune ci ha esclusi dal contributo dedicandolo solo ad associazioni culturali, chiamandole senza scopo di lucro anche se prendono soldi ovunque. Nessun bambino di Olbia, ricco o povero, è rimasto senza la possibilità di godere gratuitamente del nostro spettacolo. Chiediamo perciò al nostro comune un aiuto che ci permetta di continuare il nostro lavoro interrotto dalla pandemia, perché noi facciamo parte della storia e della tradizione dell’Isola».
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