Arteriosclerosi, speranza made in Palau
di Giuseppe Pulina
Su “Science” la scoperta di Marco Orecchioni, giovane ricercatore gallurese che vive e lavora a San Diego in California
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PALAU. Le terapie che in un futuro non lontano serviranno per prevenire e risolvere gli effetti dell’arteriosclerosi potrebbero dipendere dagli studi che sta conducendo. Della scoperta che ha fatto insieme al suo mentore Klaus Ley ne ha dato notizia anche “Science”, una delle più titolate e prestigiose riviste scientifiche del mondo. Difficilmente Marco Orecchioni, giovane ricercatore originario di Palau che vive e lavora a San Diego, in California, sarebbe arrivato allo stesso traguardo se, dopo la laurea e il dottorato di ricerca, non avesse preso la decisione di attraversare l’oceano. Non lo si definisca però un cervello in fuga, perché l’etichetta di fuggiasco che cerca fortuna altrove non gli piace tanto. Per giunta, i cervelli in fuga sarebbero due, perché in California Marco Orecchioni, 33 anni e una carriera da scienziato che promette molto bene, è andato a viverci insieme alla moglie Martina, di Ula Tirso e di due anni più giovane, anche lei ricercatrice, sempre a San Diego, ma all’Altman Clinical and Translational Research Institute, dove studia il ruolo dei linfociti T nell’artrite reumatoide in vista dello sviluppo di possibili terapie.
Due scienziati in carriera che hanno la Sardegna nel cuore. «Non so se definirci cervelli in fuga – precisa Marco Orecchioni – diciamo che abbiamo seguito e colto delle opportunità. In Italia è sicuramente più difficile fare quello che riusciamo a fare qui, un po’ per mancanza di fondi, un po’ per le problematiche strutturali che conosciamo tutti. In ogni caso, le esperienze all'estero sono essenziali. Certo, mi piacerebbe poter fare in Italia quello che facciamo qui, specialmente in Sardegna. E chissà se in futuro ci sarà la possibilità». Spiegare in che consista la scoperta di Marco Orecchioni non è facile, ma grazie alle sue parole se ne può cogliere, anche da profani, l’importanza. «Durante il mio lavoro abbiamo scoperto la presenza di una sostanza chiamata octanal nel sangue, che aumenta in persone che hanno il colesterolo e trigliceridi alti, quindi persone con rischi di sviluppare arteriosclerosi e malattie cardiovascolari. Questo eccessivo accumulo di octanal nel sangue o nei tessuti può essere causato da una dieta sbilanciata perché troppo ricca di grassi e da un fenomeno nelle cellule chiamato stress ossidativo. Abbiamo osservato che l’octanal quando viene iniettato nei topi per periodi prolungati, provoca infiammazione e la formazione delle placche aterosclerotiche. È una sostanza riconosciuta da un recettore che negli esseri umani si chiama OR6A2. Questi recettori olfattivi sono normalmente presenti nel nostro naso e servono appunto per sentire gli odori tra i quali anche l’octanal, che ha un odore non molto piacevole, perché sa un po’ di pollo vecchio riscaldato. Alcuni di questi recettori olfattivi, tra i quali OR6A2, sono presenti nei macrofagi, cellule del nostro sistema immunitario che controllano costantemente la presenza di svariati segnali, come se annusassero il loro ambiente, rispondendo di conseguenza». In parole povere, se si blocca il recettore (cosa che è stata fatta nei topi), l’infiammazione si riduce e così anche la progressione della malattia. Insomma, si tratta di una scoperta che può innescare sviluppi straordinari. Proprio come straordinario è il percorso del trentatreenne palaese che ha iniziato ad appassionarsi alla biologia dopo essersi diplomato all’Alberghiero di Arzachena. Una vecchia passione mai del tutto dimenticata. In cucina Marco si diletta sicuramente insieme alla moglie Martina, quando organizzano le loro cene tra sardi e connazionali: «Ci chiamiamo Sardiegans, e, prima del Covid, erano tanti gli eventi che ci aiutavano a sentirci un po’ meno lontani da casa».
La nostalgia dell’isola è forte, ma vivere a San Diego, sul Pacifico, può avere i suoi vantaggi: «Essendo sardo, il fatto che San Diego sia sul mare fa mancare un pochino meno casa». Quella casa che Marco e Martina, quando l’emergenza sanitaria darà i primi segnali di una vera tregua, potranno finalmente riabbracciare.
Due scienziati in carriera che hanno la Sardegna nel cuore. «Non so se definirci cervelli in fuga – precisa Marco Orecchioni – diciamo che abbiamo seguito e colto delle opportunità. In Italia è sicuramente più difficile fare quello che riusciamo a fare qui, un po’ per mancanza di fondi, un po’ per le problematiche strutturali che conosciamo tutti. In ogni caso, le esperienze all'estero sono essenziali. Certo, mi piacerebbe poter fare in Italia quello che facciamo qui, specialmente in Sardegna. E chissà se in futuro ci sarà la possibilità». Spiegare in che consista la scoperta di Marco Orecchioni non è facile, ma grazie alle sue parole se ne può cogliere, anche da profani, l’importanza. «Durante il mio lavoro abbiamo scoperto la presenza di una sostanza chiamata octanal nel sangue, che aumenta in persone che hanno il colesterolo e trigliceridi alti, quindi persone con rischi di sviluppare arteriosclerosi e malattie cardiovascolari. Questo eccessivo accumulo di octanal nel sangue o nei tessuti può essere causato da una dieta sbilanciata perché troppo ricca di grassi e da un fenomeno nelle cellule chiamato stress ossidativo. Abbiamo osservato che l’octanal quando viene iniettato nei topi per periodi prolungati, provoca infiammazione e la formazione delle placche aterosclerotiche. È una sostanza riconosciuta da un recettore che negli esseri umani si chiama OR6A2. Questi recettori olfattivi sono normalmente presenti nel nostro naso e servono appunto per sentire gli odori tra i quali anche l’octanal, che ha un odore non molto piacevole, perché sa un po’ di pollo vecchio riscaldato. Alcuni di questi recettori olfattivi, tra i quali OR6A2, sono presenti nei macrofagi, cellule del nostro sistema immunitario che controllano costantemente la presenza di svariati segnali, come se annusassero il loro ambiente, rispondendo di conseguenza». In parole povere, se si blocca il recettore (cosa che è stata fatta nei topi), l’infiammazione si riduce e così anche la progressione della malattia. Insomma, si tratta di una scoperta che può innescare sviluppi straordinari. Proprio come straordinario è il percorso del trentatreenne palaese che ha iniziato ad appassionarsi alla biologia dopo essersi diplomato all’Alberghiero di Arzachena. Una vecchia passione mai del tutto dimenticata. In cucina Marco si diletta sicuramente insieme alla moglie Martina, quando organizzano le loro cene tra sardi e connazionali: «Ci chiamiamo Sardiegans, e, prima del Covid, erano tanti gli eventi che ci aiutavano a sentirci un po’ meno lontani da casa».
La nostalgia dell’isola è forte, ma vivere a San Diego, sul Pacifico, può avere i suoi vantaggi: «Essendo sardo, il fatto che San Diego sia sul mare fa mancare un pochino meno casa». Quella casa che Marco e Martina, quando l’emergenza sanitaria darà i primi segnali di una vera tregua, potranno finalmente riabbracciare.
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