La Nuova Sardegna

Olbia

Avanza il deposito costiero di gas

di Giandomenico Mele
Avanza il deposito costiero di gas

Il ministero ha avviato la procedura di valutazione d’impatto ambientale per il progetto Lng terminal

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OLBIA. Lo scorso 27 gennaio è stato avviato al ministero della Transizione ecologica l’iter per la valutazione di impatto ambientale (Via) del progetto presentato della Olbia Lng terminal srl, azienda che propone la realizzazione di un deposito costiero di gas naturale liquefatto da 40mila metri cubi nel porto Cocciani. La Olbia Lng terminal è partecipata al 47,5% da BB Energy trading, al 47,5% da Vittorio Marzano, imprenditore proprietario di Fiamma 2000 e con radicati interessi in Gallura e nel Nord Sardegna e al 5% dal socio Antonio Nicotra. Oltre al deposito costiero, che potrà ricevere navi metaniere da 30 mila metri cubi, la società progetta nell’area anche una centrale a ciclo combinato da 180 Mw. La notizia è stata confermata dalla società alla rivista specializzata in temi energetici, “Staffetta quotidiana”. Secondo quanto stimato dalla società l’iter autorizzativo dovrebbe aggirarsi intorno ai 12 mesi, ai quali vanno aggiunti i 24-36 mesi come tempi di realizzazione del deposito.

Il progetto. Si tratta di un investimento che punta ad alimentare la rete di distribuzione locale del gas e altre reti del gas municipali e industriali della Sardegna. Tra gli utilizzi del gas naturale liquefatto ci sarebbero quelli a favore di stazioni di rifornimento stradali e ai tratti di ferrovie sarde non elettrificate, nonché per il bunkeraggio di traghetti e altre navi nel porto di Olbia, oltre a ridistribuire il gnl con piccole metaniere in altri porti della Sardegna e del nord Tirreno.

Il molo. La Olbia Lng terminal, società costituita nel 2019, sta completando dunque l’iter per il via libera al serbatoio di metano da 40 mila metri cubi. Il progetto va avanti e metterà radici a due passi dal molo industriale, nel lotto rimasto libero in via Madagascar di cui la società è proprietaria. Le navi metaniere, attraverso tubature dedicate, scaricheranno il gas dalla banchina verso il deposito.

Small scale. Nel linguaggio tecnico quello olbiese sarebbe uno “small scale”, un deposito di piccola scala. «I maxi depositi – aveva spiegato alla Nuova Sardegna Antonio Nicotra, project manager e partner di Olbia Lng terminal srl – sono quelli da oltre 200-400mila metri cubi realizzati nei principali porti del mondo, come Marsiglia, Barcellona, Huelva, Montoir, Zeebrugge, Rotterdam, per citarne alcuni in Europa». Per restare invece in Italia il serbatoio di Ravenna è di 20 mila metri cubi. Quelli di Oristano e Livorno di 9 mila metri cubi. Taglia extra small, dunque.

Le criticità. La zona in cui sorgerà, per quanto ormai compromessa, si trova in una posizione delicata. Lì davanti sfilano le navi passeggeri e le navi da crociera che vanno verso l’Isola Bianca. Il deposito sarà parzialmente interrato, per renderlo praticamente invisibile dalla città e dai pontili passeggeri per esigenze turistiche. Il metano è infiammabile allo stato gassoso. Nei serbatoi costieri viene conservato in condizioni criogeniche allo stato liquido, a meno 162 gradi. Il progetto di gnl di Olbia sarebbe quindi conforme alle direttive della Commissione europea e a quelle del Governo italiano.

L’impatto climatico. Nella presentazione del progetto si spiegava come Olbia possa raggiungere l'obiettivo di “impatto climatico zero” attuando tre interventi e avviandoli entro il 2025: la realizzazione del deposito costiero con banchina per attracco di piccole metaniere, collegamento alle reti gas, scambio termico in circuito chiuso “per impatto climatico zero”; realizzazione di una centrale termoelettrica Ccgt da 120 Mw composta da due turbine a gas da 45 Mw, una turbina a vapore da 30 Mw (potenzialità tra i 500 e 1000 GWh); potenziamento di tutte le fonti di energia rinnovabile e in particolare del biogas-biometano con Bio-Lng rinnovabile da risorse locali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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