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Iva evasa nell’azienda Capichera: tre condanne

Iva evasa nell’azienda Capichera: tre condanne

Arzachena. Per il giudice i fratelli Alberto, Mario e Fabrizio Ragnedda gonfiavano il prezzo dell’uva

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ARZACHENA. L’ex sindaco Alberto Ragnedda e i fratelli Mario e Fabrizio sono stati condannati in qualità di legali rappresenti e amministratori delle due società del gruppo Capichera, la prestigiosa azienda vitivinicola della Gallura, per aver evaso l’Iva relativamente all’anno di imposta 2010. L’evasione contestata è di circa 200mila euro. Il giudice Marcella Pinna ha condannato Mario Ragnedda a 1 anno e 9 mesi di reclusione e l’ex sindaco Alberto e l’altro fratello Fabrizio a 1 anno e 7 mesi di reclusione ciascuno, una pena inferiore a quanto richiesto dal pubblico ministero Mauro Lavra (che aveva sollecitato due anni e 7 mesi per Mario e due anni e 1 mese per gli altri due fratelli). Il giudice ha anche disposto l’interdizione dai pubblici uffici per un anno e la confisca di quanto sequestrato (pari all’evasione contestata). L’inchiesta della Procura di Tempio era partita in seguito a un accertamento fiscale avvenuto nel 2011 da parte dell’ Agenzia delle entrate sulla società “Giovannella & Alberto Ragnedda snc” di Alberto e Mario, che commercializza i vini prodotti con l’uva che veniva acquistata dalla società agricola di famiglia, l’Azienda agricola di Mario & Fabrizio Ragnedda. Secondo le accuse la società agricola vendeva l’uva alla snc a un prezzo gonfiato, costi definiti altissimi ieri dal pubblico ministero nel corso della sua requisitoria. Sotto accusa il meccanismo posto in essere dalle due società, una sorta di “transfer pricing interno” (acquisto di beni e servizi tra lo stesso gruppo), creando costi di entità tale da abbattere l’utile della snc e al contempo trasferire indebitamente gli utili alla società agricola che usufruisce del regime di favore riservato alle aziende agricole. Queste le contestazioni mosse dalla Procura alle società dei fratelli Ragnedda. Una versione strenuamente contrastata dai difensori degli imputati. Gli avvocati Filippo Orecchioni e Gerolamo Orecchioni hanno cercato di scardinare l’impianto accusatorio, ribadendo che il costo dell’uva non era stato gonfiato, che si tratta di uva di eccellenza da cui viene prodotto vino di eccellenza. E che solo una perizia – peraltro mai disposta da Procura e tribunale, ma solo dalla difesa – poteva dimostrare il valore dell’uva.

Al termine della camera di consiglio, la condanna.

Le motivazioni si conosceranno tra 90 giorni. (t.s.)

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