Tasse e stalli, ambulanti in rivolta
di Paolo Ardovino
L’Ana contro gli aumenti del canone unico patrimoniale e i bandi per l’assegnazione degli spazi
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OLBIA. Il conflitto tra amministrazione comunale e ambulanti si è protratto a fuoco lento per oltre un anno, ma ora gli aumenti sul fronte Canone unico patrimoniale fanno esplodere la vertenza. I commercianti dei mercati olbiesi non ci stanno, hanno fatto ricorso al Tar e ora si appellano al Consiglio di Stato appoggiati dalla sigla di categoria Ana-Ugl: «Le tasse sul suolo pubblico sono aumentate del 200% e sono state revocate tutte le concessioni – lamentano –. Cose che, sul territorio nazionale, succedono solo a Olbia».
Tariffe aumentate. «Dopo aver messo in discussione le concessioni degli ambulanti e dei balneari, chiedendo l’applicazione della direttiva Bolkestein, il sindaco ha stabilito che nel suolo pubblico della città si trova niente poco di meno che il petrolio e chiunque lo voglia utilizzare deve pagare la occupazione a peso d’oro»: inizia così una piccata lettera diffusa dall’associazione nazionale ambulanti. Pomo della discordia le nuove tariffe del canone unico. «Tra i mercati del martedì e del sabato a Olbia e del giovedì a San Pantaleo, in ballo ci sono 200 lavoratori – sostiene Pietro Giordo, uno di loro e consigliere regionale di Ana –. Non capiamo perché si stiano adottando dei coefficienti molto più alti rispetto alla norma nazionale. Ho sotto mano i numeri di uno dei nostri commercianti: tra suolo pubblico e Tari passa dal pagare 260 euro annui a più di 700. Oggi saremo presenti al consiglio comunale».
Le determine della discordia. Polemica che diventa ciliegina sulla torta di una vertenza che gli ambulanti stanno portando avanti da tempo contro l’amministrazione locale. Nell’aprile 2021 si erano fatti sentire con un corteo di furgoni ai piedi del palazzo municipale. Poi la battaglia si è trasferita sulle scartoffie legali. E oggi Ana con una nuova lettera rinnova il sostegno ai commercianti di Olbia. Dopo che il Tar non ha accolto il ricorso, ora l’associazione di rappresentanza si rivolge al Consiglio di Stato. Sotto accusa due determine dirigenziali: una che stabilisce la proroga delle concessioni di un anno e poi la messa a bando – gli ambulanti si aspettavano il rinnovo automatico a lungo termine – e un’altra con cui «tutti i titolari e assegnatari di posteggio sono stati addirittura privati dei loro posteggi nei mercati cittadini in favore di altri soggetti, i cosiddetti “spuntisti”, che sono privi di assegnazione e di titolo». «Non valgono più le licenze, ora non esistono titolari e posti preassegnati ma tutti a ogni mercato devono partecipare all’assegnazione degli stalli – spiega Maddalena Battino, segretaria regionale Ana-Ugl –. C’è chi ha il posto da 40 anni, è inconcepibile. E adesso si aggiunge il canone unico. Nonostante ci siano quote prestabilite in tutta Italia, si arriva a tariffe sul suolo pubblico aumentate del 200%. Quando abbiamo manifestato lo scorso anno, i consiglieri cinquestelle Manca e Li Gioi erano stati ricevuti da Nizzi che aveva promesso un confronto con noi. Lo abbiamo cercato con Pec, mail e tramite assessori ma non ci considera. Rivolgerci al Consiglio di Stato ci costa, tutti gli ambulanti sardi hanno fatto colletta in favore di quelli di Olbia e San Pantaleo e siamo fiduciosi sull’esito».
Tariffe aumentate. «Dopo aver messo in discussione le concessioni degli ambulanti e dei balneari, chiedendo l’applicazione della direttiva Bolkestein, il sindaco ha stabilito che nel suolo pubblico della città si trova niente poco di meno che il petrolio e chiunque lo voglia utilizzare deve pagare la occupazione a peso d’oro»: inizia così una piccata lettera diffusa dall’associazione nazionale ambulanti. Pomo della discordia le nuove tariffe del canone unico. «Tra i mercati del martedì e del sabato a Olbia e del giovedì a San Pantaleo, in ballo ci sono 200 lavoratori – sostiene Pietro Giordo, uno di loro e consigliere regionale di Ana –. Non capiamo perché si stiano adottando dei coefficienti molto più alti rispetto alla norma nazionale. Ho sotto mano i numeri di uno dei nostri commercianti: tra suolo pubblico e Tari passa dal pagare 260 euro annui a più di 700. Oggi saremo presenti al consiglio comunale».
Le determine della discordia. Polemica che diventa ciliegina sulla torta di una vertenza che gli ambulanti stanno portando avanti da tempo contro l’amministrazione locale. Nell’aprile 2021 si erano fatti sentire con un corteo di furgoni ai piedi del palazzo municipale. Poi la battaglia si è trasferita sulle scartoffie legali. E oggi Ana con una nuova lettera rinnova il sostegno ai commercianti di Olbia. Dopo che il Tar non ha accolto il ricorso, ora l’associazione di rappresentanza si rivolge al Consiglio di Stato. Sotto accusa due determine dirigenziali: una che stabilisce la proroga delle concessioni di un anno e poi la messa a bando – gli ambulanti si aspettavano il rinnovo automatico a lungo termine – e un’altra con cui «tutti i titolari e assegnatari di posteggio sono stati addirittura privati dei loro posteggi nei mercati cittadini in favore di altri soggetti, i cosiddetti “spuntisti”, che sono privi di assegnazione e di titolo». «Non valgono più le licenze, ora non esistono titolari e posti preassegnati ma tutti a ogni mercato devono partecipare all’assegnazione degli stalli – spiega Maddalena Battino, segretaria regionale Ana-Ugl –. C’è chi ha il posto da 40 anni, è inconcepibile. E adesso si aggiunge il canone unico. Nonostante ci siano quote prestabilite in tutta Italia, si arriva a tariffe sul suolo pubblico aumentate del 200%. Quando abbiamo manifestato lo scorso anno, i consiglieri cinquestelle Manca e Li Gioi erano stati ricevuti da Nizzi che aveva promesso un confronto con noi. Lo abbiamo cercato con Pec, mail e tramite assessori ma non ci considera. Rivolgerci al Consiglio di Stato ci costa, tutti gli ambulanti sardi hanno fatto colletta in favore di quelli di Olbia e San Pantaleo e siamo fiduciosi sull’esito».
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