Il sindaco Nizzi: «Non si torna indietro»
di Dario Budroni
Il primo cittadino difende le super tariffe: «Paga anche chi ha oscurato i cartelli». Attacchi dalla minoranza e dagli operatori
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OLBIA. La seduta serve solo a rimarcare le posizioni. Minoranza e associazioni invocano la retromarcia, il sindaco ingrana invece la quinta e ribadisce: «Le insegne grandi si pagano, quelle piccole no». E poi aggiunge: «Paga anche chi le ha coperte con le buste della mondezza. Quindi, sbrigatevi a toglierle». Il consiglio comunale aperto, tutto dedicato alle stangate del nuovo canone unico patrimoniale, non sposta di una virgola quello che era stato già deciso. Le tariffe su insegne, suolo pubblico, passi carrabili e pubblicità restano tali e quali. Il sindaco Settimo Nizzi lo spiega anche in aula consiliare, tra gli attacchi dell’opposizione e le richieste di modifica avanzate dai rappresentanti di imprenditori e commercianti. Si parla al massimo di un dialogo futuro, magari per il prossimo anno. «Se si vuole intraprendere un momento di discussione, per l’anno che verrà, noi ci siamo – dice Nizzi, rivolto alle associazioni –. Ma quest’anno non tocchiamo niente. Per nessun motivo al mondo vorrei che venisse bloccato il bilancio. La decisione è questa». Resta solo la novità annunciata diversi giorni fa: la proroga del pagamento della prima rata dal 31 gennaio al 31 marzo. Bocciata la mozione della minoranza, che chiedeva alla giunta di tornare indietro e di rivedere tutto.
Associazioni. Sono i rappresentanti di imprenditori e commercianti ad aprire il Consiglio aperto. Parlano Pietro Giordo dell’Ana Ugl e Giuseppe Contu di Confindustria, a nome anche di Cna, Confapi, Confcommercio e Confartigianato. Intervengono anche Gavino Murrighile, imprenditore, ed Ermanno Troiani, dell’Associazione italiana fabbricanti insegne luminose. Con toni generalmente soft, tutti chiedono alla giunta di tornare indietro e di rivedere le tariffe che, in molti casi, hanno subito un aumento anche del 500 per cento. «C’è chi passa da 2.500 a 12mila euro» dice Contu.
Minoranza. Gli interventi dell’opposizione toccano quasi tutti gli stessi punti: oltre a chiedere alla giunta di tendere la mano agli imprenditori, si accusano i consiglieri della maggioranza e gli assessori di non prendere apertamente una posizione e di aver approvato l’aumento delle tariffe in gran silenzio. «Una soluzione c’è: basta revocare in autotutela la delibera di giunta di novembre e poi riapproviamo il bilancio» dice Rino Piccinnu, Pd, capogruppo del Gruppo misto. All’attacco anche Maria Teresa Piccinnu (M5s) e Stefano Spada, anche loro Gruppo misto. «Dovevate dirlo in campagna elettorale che avreste aumentato le tariffe» urla Davide Bacciu, di Liberi. Vanno all’attacco pure Ivana Russu, Antonio Loriga, Gianluca Corda e Maddalena Corda di Olbia democratica ed Eugenio Carbini e Paola Tournier di Liberi insieme.
Maggioranza. Nizzi ricorda quindi che le tariffe erano ferme al 1994. Poi ribadisce il perché degli aumenti: «Servono per i servizi, il verde, i lavori pubblici. È stata una scelta pesata, altrimenti avremmo dovuto aumentare le tasse alle famiglie. Chi vuole l’insegna grande, la paga. Chi la vuole piccola, sotto i cinque metri quadrati, non la paga». Infine un avvertimento a chi ha coperto le insegne di nero: «Si paga ugualmente. E verificheremo se c’è un danno d’immagine per la città. Le buste della mondezza ve le tenete a casa». Interviene anche l’assessore al Commercio Vanni Sanna. Maria Antonietta Cossu, capogruppo di Forza Italia, difende la scelta, e Monica Fois, capogruppo di Riformatori, Lega e Psd’Az, chiede agli operatori di non chiudere le porte al dialogo futuro. E ricorda: «Esiste una possibilità di scelta. Togliere le insegne oppure no».
Associazioni. Sono i rappresentanti di imprenditori e commercianti ad aprire il Consiglio aperto. Parlano Pietro Giordo dell’Ana Ugl e Giuseppe Contu di Confindustria, a nome anche di Cna, Confapi, Confcommercio e Confartigianato. Intervengono anche Gavino Murrighile, imprenditore, ed Ermanno Troiani, dell’Associazione italiana fabbricanti insegne luminose. Con toni generalmente soft, tutti chiedono alla giunta di tornare indietro e di rivedere le tariffe che, in molti casi, hanno subito un aumento anche del 500 per cento. «C’è chi passa da 2.500 a 12mila euro» dice Contu.
Minoranza. Gli interventi dell’opposizione toccano quasi tutti gli stessi punti: oltre a chiedere alla giunta di tendere la mano agli imprenditori, si accusano i consiglieri della maggioranza e gli assessori di non prendere apertamente una posizione e di aver approvato l’aumento delle tariffe in gran silenzio. «Una soluzione c’è: basta revocare in autotutela la delibera di giunta di novembre e poi riapproviamo il bilancio» dice Rino Piccinnu, Pd, capogruppo del Gruppo misto. All’attacco anche Maria Teresa Piccinnu (M5s) e Stefano Spada, anche loro Gruppo misto. «Dovevate dirlo in campagna elettorale che avreste aumentato le tariffe» urla Davide Bacciu, di Liberi. Vanno all’attacco pure Ivana Russu, Antonio Loriga, Gianluca Corda e Maddalena Corda di Olbia democratica ed Eugenio Carbini e Paola Tournier di Liberi insieme.
Maggioranza. Nizzi ricorda quindi che le tariffe erano ferme al 1994. Poi ribadisce il perché degli aumenti: «Servono per i servizi, il verde, i lavori pubblici. È stata una scelta pesata, altrimenti avremmo dovuto aumentare le tasse alle famiglie. Chi vuole l’insegna grande, la paga. Chi la vuole piccola, sotto i cinque metri quadrati, non la paga». Infine un avvertimento a chi ha coperto le insegne di nero: «Si paga ugualmente. E verificheremo se c’è un danno d’immagine per la città. Le buste della mondezza ve le tenete a casa». Interviene anche l’assessore al Commercio Vanni Sanna. Maria Antonietta Cossu, capogruppo di Forza Italia, difende la scelta, e Monica Fois, capogruppo di Riformatori, Lega e Psd’Az, chiede agli operatori di non chiudere le porte al dialogo futuro. E ricorda: «Esiste una possibilità di scelta. Togliere le insegne oppure no».
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