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Olbia

«Meno barche per salvare l’arcipelago»

di Claudio Inconis
«Meno barche per salvare l’arcipelago»

La Maddalena. L’Ente parco illustra le novità della prossima stagione: 75% degli accessi riservati agli operatori locali

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LA MADDALENA. All'opera per il bene dell'arcipelago. Prosegue serrato il dialogo tra istituzioni per procedere alla ratifica delle nuove norme per l'accesso e la fruizione dell'arcipelago di La Maddalena con un obiettivo preciso: «Impedire lo sfruttamento devastante a cui abbiamo assistito nelle ultime stagioni. L'ambiente ci sta chiedendo aiuto e siamo tenuti ad agire» spiega Yuri Donno, direttore facente funzioni dell'Ente parco, una delle istituzioni coinvolte. Il tavolo tecnico include il comune di La Maddalena e la Capitaneria di porto ed è al lavoro dallo scorso autunno per delineare le nuove linee guida, arrivando a interfacciarsi con gli operatori turistici. «Stiamo presentando il progetto per cui dalla stagione in arrivo suddivideremo la possibilità di accesso stabilendo una percentuale di barche autorizzate che saranno per il 75% provenienti dal comune di La Maddalena e il 25% esterni» anticipa il direttore.

Le ragioni. La decisione vuole essere una decisa svolta per la salvaguardia del territorio. «Negli anni – prosegue Donno – abbiamo assistito a un vero e proprio scempio, basta pensare alle immagini aeree che testimoniavano il traffico marittimo, ma posso garantire che ci sono alcuni punti in cui i fondali sembrano esser stati bombardati, è impossibile pensare di continuare in questo modo. A maggior ragione perché i regolamenti sono presenti e ben noti, a partire dal decreto del 1996 (dpr 7/5/96), ora dobbiamo lavorare per farli rispettare». A dispetto della presenza del decreto presidenziale, infatti, le acque dell'arcipelago sono diventate autentica terra di conquista, fino a esser giunte a un punto critico. «È impossibile avere un numero reale delle presenze negli ultimi anni – evidenzia Donno – Ma ora dobbiamo iniziare a mettere dei paletti per la fruizione, altrimenti tutta la ricchezza naturalistica che ci circonda diventerà ben presto un ricordo. L'obiettivo che ci siamo posti è di regolamentare la possibilità d'accesso e sosta nelle aree, rispettando il più possibile gli operatori turistici ma effettuando scelte per il bene del territorio».

Accesso regolamentato. Proprio l'impossibilità di avere dei numeri reali può aiutare per capire come la situazione sia degenerata e il caos abbia invaso le acque dell'arcipelago. «La nostra responsabilità – continua Donno – è organizzare questa mole di flussi proveniente da tutta Italia per fare in modo che sia sostenibile per l'ambiente. Siamo consapevoli che il traffico passeggeri e di diporto rappresenta una fetta importante dell'economia, ma non possiamo più permettere lo sfruttamento e la deturpazione, per cui intendiamo gestire la prossima estate con la concessione delle autorizzazioni non più per ditte ma per barche, con la percentuale 75-25 a tutela degli operatori locali, che convivono coi parametri del parco tutto l'anno. Questo non significa che gli operatori degli altri comuni non possano entrare, ma il loro numero sarà proporzionalmente minore». Un cambio di rotta importante per l'accesso, ma ci sono novità in arrivo anche per gli approdi: «Sempre d'accordo con gli altri enti stiamo definendo la mappatura dei punti più delicati e stiamo lavorando all'individuazione e posizionamento di appositi campi-boa. Questo significa che le barche non potranno più gettare l'ancora e fermarsi in qualsiasi spiaggia ma, in questi punti, potranno farlo soltanto all'apposita boa, se disponibile. Sappiamo bene che si tratta di novità importanti, ma ribadisco: se non mettiamo dei paletti ora rischiamo di veder compromesso per sempre l'equilibrio e la ricchezza del nostro territorio».

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